Le ultime lacrime 6 anni fa per Monni

Gianluca ucciso alla fermata del bus: delitto collegato a quello del nulese Masala 

SASSARI. Sperava di essersi lasciato alle spalle la scia di delitti che ne ha segnato la tormentata storia, molti dei quali riferibili a una faida cominciata nel 1965 e che aveva seminato decine di cadaveri, coinvolgendo interi gruppi familiari e diramandosi addirittura in rami secondari. Invece Orune si è risvegliata nell’incubo, anche se è apparso quasi subito chiaro che il delitto di ieri, quello dell’allevatore 74enne Mauro Antonio Carai, con quella lunga striscia di sangue non avrebbe nulla a che vedere.

Anche l’ultimo delitto avvenuto nel centro barbaricino prima di ieri era scollegato dalla faida. Era dal 2015 che Orune non doveva piangere un morto: lo dovette fare per l’omicidio del 19enne Gianluca Monni, lo studente prossimo all’esame di maturità, ucciso a fucilate l’8 maggio di quell’anno mentre attendeva il bus che lo avrebbe dovuto portare a Nuoro dove frequentava il quinto anno all'istituto professionale Alessandro Volta. Una vicenda terribile e complicata, collegata a doppio nodo a un altro delitto, quello avvenuto il giorno prima e che ebbe per vittima il 29enne di Nule Stefano Masala, del quale non è mai stato trovato il corpo.

Quella di Monni sembrò un’esecuzione di stampo mafioso. Due persone travisate con un cappuccio e un fazzoletto davanti al viso arrivarono di corsa a bordo di una Opel Corsa di colore scuro in corso Repubblica, dove il ragazzo stava attendendo il bus seduto sul gradino della casa della nonna: l’auto si fermò di botto davanti a lui, che non ebbe nemmeno il tempo di capire quello che stava succedendo, dallo sportello che si era spalancato partirono tre fucilate a pallettoni che colpirono Gianluca una volta alla testa e due sul fianco. Quindi i responsabili a bordo fuggirono facendo perdere le proprie tracce. La Opel venne poi ritrovata completamente bruciata in una stradina nelle campagne di Pattada.

Ben presto cominciarono a emergere elementi in grado di fare luce sulla vicenda e il collegamento con la sparizione e l’omicidio del giovane nulese Stefano Masala. Secondo la ricostruzione fatta, i due delitti furono la conseguenza di una lite scoppiata nel dicembre 2014 a Orune durante la manifestazione “Cortes apertas”. In quell’occasione di festa un giovane di Nule allora 17enne, Paolo Enrico Pinna, dopo aver importunato la ragazza di Gianluca Monni, sarebbe stato offeso e picchiato, oltre a subire il “sequestro” di una pistola che aveva sfoderato come gesto di sfida e che nonostante le successive trattative non gli venne più restituita. Un’umiliazione insopportabile ai suoi occhi.

Secondo quanto emerso nelle aule di tribunale, Pinna meditò vendetta e chiese l’aiuto del cugino allora 23enne Alberto Cubeddu per portare a termine il terribile piano, per cui serviva un’auto. Venne usata quella di Stefano Masala, che la sera prima venne fatto sparire: l’obiettivo sarebbe stato anche quello di far ricadere su di lui le colpe dell’omicidio Monni. Nonostante le ricerche il corpo di Masala non è mai stato ritrovato, Pinna e Cubeddu nella fase dei rispettivi processi in cui sono stati chiamati a rispondere dei delitti non hanno mai rivelato dove fosse nonostante le richieste dei familiari che li pregavano di dare loro una tomba sulla quale piangere, insieme alla madre di Stefano, morta dopo qualche mese vinta dal dolore.

Paolo Enrico Pinna è stato condannato in via definitiva a 20 anni di carcere, l’equivalente di un ergastolo dato che si tratta del massimo della pena che un tribunale per i minorenni può assegnare. Il cugino Alberto Cubeddu invece è stato condannato all’ergastolo, confermato in appello. (a.palmas)

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