L’isola sempre più vecchia: serve un esercito di badanti

Sardegna al settimo posto tra le regioni per numero di collaboratori domestici Sono oltre 32mila: in prevalenza (70 per cento) si tratta di donne italiane

SASSARI. Negli ultimi dieci anni in Italia la categoria è cresciuta da 310mila a 438mila, grazie soprattutto all’ingresso di decina di migliaia donne italiane. Ma il dato nazionale che spicca più di tutti è il primo posto della Sardegna, che in quanto a donne badanti è due spanne sopra tutte le altre regioni: superano il 70 per cento. Sono questi i numeri che emergono da un’anticipazione del Rapporto 2021 sul lavoro domestico redatto dall’Osservatorio Domina.

I numeri. In termini di valori assoluti, l’anno scorso nell’isola il totale di badanti si è attestato a 32.884. Un numero molto elevato che infatti posiziona l’isola al settimo posto nazionale dopo Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lazio e Piemonte. Giusto per capire le proporzioni, quest’ultima regione ha 3 volte gli abitanti della Sardegna ma soltanto 2mila badanti in più rispetto all’isola. Inoltre l’analisi effettuata dall’Osservatorio Domina evidenzia una forte eterogeneità sul territorio nazionale: in otto Regioni (tutte del Sud e Isole) le donne italiane rappresentano più del 30% del totale “badanti”, e raggiungono addirittura il 72,4% in Sardegna. In termini assoluti si tratta di 5.942 donne straniere e 23.804 italiane. Il resto della categoria “badanti” è rappresentato dagli uomini italiani (2.667) e stranieri (471).

Alla base di questa situazione possono esserci diversi fattori: innanzitutto al Sud vi è una minore presenza straniera, per cui l’offerta di manodopera per quel tipo di mansione è ricoperta maggiormente dagli autoctoni. Inoltre, ci sono evidentemente meno opportunità di lavoro per le donne italiane, per cui il lavoro domestico diventa uno sbocco preferenziale. Infine, evidentemente giocano un ruolo anche la struttura demografica e l’organizzazione familiare.

In Italia. I dati nazionali evidenziano che le donne straniere rappresentano la componente più numerosa (67,5%), negli ultimi anni sono cresciute sensibilmente le donne italiane (triplicate, da 36 mila a 106 mila) e oggi rappresentano il 24,3% del totale “badanti”. Inoltre, se consideriamo l’incremento di badanti registrato tra il 2011 e il 2020 (+127 mila), esso è dipeso per oltre la metà dalle donne italiane (+70 mila), mentre le donne straniere hanno contribuito all’incremento per il 33,4% (+43 mila). Confrontando le caratteristiche delle badanti italiane e straniere, l’Osservatorio Domina evidenzia poi altre informazioni interessanti.

Per quanto riguarda la classe d’età, le italiane risultano mediamente più giovani (48,7 anni, rispetto ai 51,8 delle straniere). In particolare, tra le straniere, il 27% ha più di 60 anni, mentre tra le italiane questa quota scende al 17%. Le badanti con meno di 30 anni, invece, rappresentano il 9% tra le italiane e solo il 3% tra le straniere.

Ancora più ampio è il divario tra badanti italiane e straniere relativamente all’orario medio settimanale: le italiane lavorano mediamente 22,7 ore settimanali, contro le 38,3 ore delle straniere. In particolare, tra le straniere il 48,2% lavora più di 40 ore settimanali, mentre tra le italiane si scende al 12,0%. Al contrario, tra le italiane il 44,4% lavora meno di 20 ore settimanali, contro l’8,3% delle straniere.

«La professionalizzazione del lavoro domestico, in particolare dell’assistenza familiare – commenta il segretario generale di Domina, Lorenzo Gasparrini – entra pian piano tra le scelte professionali delle famiglie italiane. Oggi in Italia oltre 100 mila badanti italiane, e che questa componente risulta maggioritaria in molte Regioni, specie al Sud».



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