Sennori, mille persone ai funerali di Adriano Piroddu

La comunità si stringe alla famiglia del 42enne, applausi all’uscita dalla chiesa

SENNORI. Ci sono drammi nel mondo che pesano più di altri. E questa tragica storia accaduta a Sennori è una di quelle disgrazie che spaccano in due l’anima. Quel «fizzu meu» straziante, ripetuto ieri da mamma Lucia di fronte alla bara del figlio che viene caricata sul carro funebre, ne è la prova e ha commosso tutti.

L’ultimo saluto ad Adriano Piroddu è stato struggente. Circa un migliaio di persone hanno voluto testimoniare alla famiglia piegata dal dolore la propria vicinanza ai funerali del 42enne che martedì si è tolto la vita dopo aver tentato di ammazzare la compagna.

Durante la messa monsignor Salvatore Masia ci ha provato a dare conforto alla famiglia di Adriano Piroddu. Lo ha fatto in una chiesa di San Basilio gremita di tra parenti, amici, conoscenti o semplici coetanei. Il parroco di Sennori ha parlato di una comunità unita nella gioia e nel dolore, e ha ringraziato tutti per l’affetto che hanno dimostrato nei confronti delle persone più vicine al 42enne. Tra le prime bancate, a due passi dalla bara con la foto del loro caro figlio, c’erano i genitori, Antonio e Lucia, e poi i fratelli, zii e cugini. E tutto intorno un abbraccio virtuale di umanità tipico di una comunità come Sennori quando accadono disgrazie simili. Quella di ieri è stata una domenica ovattata da tanta tristezza e incredulità dopo il terremoto che martedì scorso ha scosso le fondamenta della comunità sennorese. L’ennesima giornata trascorsa nella incredulità. Adriano Piroddu, infatti, non ha mai dato segnali che potevano far immaginare a una tragedia simile. E a distanza di giorni nessuno sa darsi ancora una spiegazione logica. C’è chi dice che stesse attraversando un periodo difficile e chi, invece, lo vedeva tranquillo. «Era considerato un tipo in gamba – racconta una persona che ha conosciuto il 42enne – siamo tutti choccati per quello che è successo. Nessuno pensava che potesse fare una cosa simile, non si comportava come una persona che da un giorno all’altro è capace di impugnare una pistola e sparare a qualcun altro». (s.sant.)

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