Autismo, il Sassarese modello per il meridione
Un progetto innovativo coinvolge i genitori, forma docenti e medici. Nell’isola colpito un bimbo su 77
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SASSARI. Una terapia che deve coinvolgere attivamente i genitori dei bambini colpiti, che vanno formati insieme a docenti e personale sanitario. Ma anche una diagnosi tempestiva e una grossa limitazione dei costi, esorbitanti per il sistema sanitario e le famiglie, sulle quali finisce per scaricarsi drammaticamente il peso sociale della problematica, oltre a quello economico (1000 euro mensili per i trattamenti comportamentali). È la strategia del progetto “Autismo in ReTe – non lasciamoli soli”, un modello di terapia rivoluzionario ideato e promosso dalla onlus “Rete per il sociale” diretta da Stefano Vicari, primario di neuropsichiatra infantile dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e ordinario all’Università Cattolica. Un progetto-pilota in cui Sassari e il nord Sardegna diventano modello per le regioni del Sud Italia. Prende il via nelle prossime settimane coinvolgendo l’Aou di Sassari e le Uonpia (le unità operative di neuropsichiatria) di Sassari e Olbia. Il tutto grazie al sostegno della Fondazione di Sardegna e della onlus Enel Cuore. L’obiettivo è estendere il metodo in altre regioni, specie al sud dove i problemi sono maggiori, e in Paesi dove i servizi di diagnosi e trattamento incontrano ancora degli ostacoli. A Città del Messico è stato attivato un programma analogo della durata di tre anni, ma c’è un progetto anche per l’Africa.
L’iniziativa è stata presentata ieri mattina nell’aula magna dell’università centrale dallo stesso Vicari e dai due promotori, Stefano Sotgiu e Alessandra Carta, il primario e la dirigente medico della neuropsichiatria sassarese, alla presenza del sindaco Nanni Campus, del rettore Gavino Mariotti, Salvatore Rubino (Fondazione), Antonio Spano (commissario tecnico Aou) e Toni Murgia (coordinatore locale del progetto).
I numeri sono impressionanti. In Italia, secondo l'Istituto superiore di sanità, l’autismo colpisce un bambino ogni 77. In Sardegna ci stimano 4.000 pazienti in età pediatrica (1.400 tra Sassarese e Gallura) e 10.000 in totale. Fondamentale – hanno detto i promotori – identificare rapidamente i segni precoci; a 3 anni la diagnosi è già certa, ma dai 18 mesi si possono già evidenziare dei segnali che non necessariamente sfoceranno nella conferma della sindrome, ma che riconosciuti per tempo consentono risultati migliori nelle terapie. Il cuore del metodo è la Terapia mediata dai genitori, una tecnica innovativa in grado di ridurre la gravità del disturbo, grazie all’apporto di mamma e papà che acquisiscono competenze e imparano a comunicare con i figli in modo efficace, coadiuvati dagli specialisti che seguono i piccoli pazienti attraverso sedute settimanali. Per ora saranno coinvolte 25 famiglie, con lezioni teoriche per 80 operatori scolastici, tra educatori e insegnanti specializzati, quindi formazione (anche pratica) per 40 tra neuropsichiatri infantili, psicologi, psicoterapeuti, logopedisti e tecnici della riabilitazione psichiatrica. (a.palmas)
L’iniziativa è stata presentata ieri mattina nell’aula magna dell’università centrale dallo stesso Vicari e dai due promotori, Stefano Sotgiu e Alessandra Carta, il primario e la dirigente medico della neuropsichiatria sassarese, alla presenza del sindaco Nanni Campus, del rettore Gavino Mariotti, Salvatore Rubino (Fondazione), Antonio Spano (commissario tecnico Aou) e Toni Murgia (coordinatore locale del progetto).
I numeri sono impressionanti. In Italia, secondo l'Istituto superiore di sanità, l’autismo colpisce un bambino ogni 77. In Sardegna ci stimano 4.000 pazienti in età pediatrica (1.400 tra Sassarese e Gallura) e 10.000 in totale. Fondamentale – hanno detto i promotori – identificare rapidamente i segni precoci; a 3 anni la diagnosi è già certa, ma dai 18 mesi si possono già evidenziare dei segnali che non necessariamente sfoceranno nella conferma della sindrome, ma che riconosciuti per tempo consentono risultati migliori nelle terapie. Il cuore del metodo è la Terapia mediata dai genitori, una tecnica innovativa in grado di ridurre la gravità del disturbo, grazie all’apporto di mamma e papà che acquisiscono competenze e imparano a comunicare con i figli in modo efficace, coadiuvati dagli specialisti che seguono i piccoli pazienti attraverso sedute settimanali. Per ora saranno coinvolte 25 famiglie, con lezioni teoriche per 80 operatori scolastici, tra educatori e insegnanti specializzati, quindi formazione (anche pratica) per 40 tra neuropsichiatri infantili, psicologi, psicoterapeuti, logopedisti e tecnici della riabilitazione psichiatrica. (a.palmas)
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