«Forti segnali di ripresa Attuare bene il Pnrr»

L’economista di Bitti, già docente a Sassari, accolto nella Econometric society 

SASSARI. L’ingresso tra gli accademici dell’Econometric society equivale a un Oscar alla carriera per un attore o un regista. In quel ristretto gruppo di persone da ieri fa parte anche Luigi Guiso, economista nato a Bitti, che ha vissuto a Sassari sino alla laurea per cominciare poi un lungo tour internazionale nell’elite dell’economia mondiale. «Come per molte altre professioni - dice Luigi Guiso - anche gli economisti hanno società accademiche che selezionano persone che hanno dato dei contributi importanti con il proprio lavoro. La Econometric society è forse l'organizzazione più prestigiosa del settore». Luigi Guiso è Axa professor of household finance all’Einaudi institute. È stato professore nelle università di Sassari, di Roma “Tor Vergata”, nell’Istituto universitario europeo e nell’università di Chicago. Prima di dedicarsi all’attività accademica ha lavorato al Servizio studi della Banca d’Italia.

Professor Guiso, come va l’economia mondiale e italiana? Ci sono segnalidi ripresa?

«Ci sono e sono fortissimi. Le previsioni per quest'anno parlano di una crescita del reddito del 6 per cento, con prospettive analoghe per il 2022. In due anni l’Italia dovrebbe tornare ai livelli di reddito pre Covid. Questa è certamente una buona notizia, ma per l’Italia i livelli pre Covid sono quelli del 2008».

Non una situazione ideale...

«La crisi del Covid per l’Italia comporta anche una notevole disponibilità di mezzi finanziari. Certo, ci sono diverse incertezze. Se si presta fede ai dati scientifici, il vaccino ha cambiato il mondo. Nel mondo industrializzato c’è però una situazione conflittuale, i Governi hanno difficoltà a estendere la campagna vaccinale in tempi rapidi. Ma il grosso problema è rappresentato dal resto del mondo, dove il vaccino è ancora poco disponibile, la campagna vaccinale è agli albori. E il resto del mondo interagisce con noi, quindi un problema in quelle aree pregiudica anche la nostra ripresa. Ma se il Pnrr funziona, c'è una speranza di crescere oltre livelli del 2008. Molto dipende da quello che si farà».

Non è che si stanno riponendo troppe speranze nel Pnrr?

«Il Pnrr contiene di certo una gamma di progetti che, se vengono attuati bene e vengono portati a termine, rappresentano una svolta. Si pensi alla giustizia: in un sistema economico avere una macchina giudiziaria che funziona è essenziale. O la riforma della pubblica amministrazione. E poi si potrà intervenire sull’informatizzazione, nel miglioramento delle reti. Si tratta di far viaggiare paese a altre velocità rispetto a quelle a cui siamo abituati».

In Sardegna c’è grande attenzione sul Pnrr. Anche per gli interventi sull’energia e sulla transizione ecologica.

«Certo, la parte sulla transizione ecologica è fondamentale, anche per la protezione delle risorse naturali e storiche. Se si riesce a implementare il Pnrr e lo si fa bene - e fare le cose bene è fondamentale - l'Italia ha una notevole speranza di riprendere il cammino di crescita. Il tema dell’energia è decisivo per tutti, ancora di più per le Regioni che hanno una difficoltà storica. Non a caso il piano prevede che parte notevole delle risorse vada al sud. Come sui trasporti: molte risorse andranno nel mezzogiorno d'Italia, dove sono si è in ritardo rispetto al resto del paese. E vale anche per la Sardegna».

La Regione cosa deve fare?

«Prestare attenzione massima al problema della rottura dell'isolamento».

Schiacciata tra i big di ieri come gli Usa e quelli di domani, come la Cina, l’Europa rischia di essere sempre più mrginale?

«Dipende dall'Europa. Il ruolo della Cina nel quadro delle potenze internazionali è palese. Non può essere ignorata. L’Europa è un esperimento in transizione, non ha una struttura federale, ma è una collezione di paesi con un forte accordo di collaborazione. Ha fatto però notevoli progressi: c'è germe di politica fiscale comune, ma la tempistica degli interventi sconta il fatto che si tratta di paesi eterogenei. L’Europa dalla crisi esce rafforzata, con un quadro organizzativo migliore e un assetto istituzionale più robusto».

In un mondo globale il destino di un paese è legato a quello di un altro. Il Covid ha accentuato questo globalità?

«Pensare che uno si vaccina e ha risolto il problema, è illusorio. Pensare che si risolve tutto chiudendosi in casa propria è illusorio. L'integrazione tra paesi è indispensabile. C'è una ragione di convenienza nel prendersi cura degli altri: bisogna farlo se si vuole che il proprio paese funzioni. Ma bisognerebbe farlo anche per ragioni umanitarie, non solo di opportunità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes