«Gli oliveti bruciati sono un dramma sociale: raccolti compromessi per almeno 10 anni»

Il botanico Gianluigi Bacchetta: gli oliveti secolari sono irrecuperabili e anche quelli di nuovo impianto sono fuori gioco

SASSARI. «Il problema di carattere ambientale, paesaggistico e agrario creato dai disastrosi incendi di luglio sul Montiferru è un problema sociale ed economico». Il docente di botanica dell’università di Cagliari e direttore dell’Orto botanico, Gianluigi Bacchetta, consulente scientifico dell’associazione Montiferru, ha percorso in lungo e in largo i luoghi di un dramma che ha fatto proprio e non ha dubbi. «Cuglieri vive di olivicoltura e per questo oggi è colpito in maniera così grave. Sono compromessi i raccolti e tutte le attività a essi collegati, non solo per quest’anno, ma per i prossimi 10-15. Perché tanto servirà per tornare ad avere delle produzioni. Gli oliveti secolari sono irrecuperabili e anche quelli di nuovo impianto sono fuori gioco».

Il simbolo. L’olivastro millenario devastato dal fuoco è il simbolo di un territorio che non vuole arrendersi. «La situazione meteo è ancora è quella di piena estate, l’aridità prosegue da marzo: difficile attendersi cambiamenti in questo momento – spiega Bacchetta –. La situazione è molto critica, non ci sono segnali positivi, ma è anche vero che una pianta che ha visto 2000 anni di aridità e situazioni comunque complicate ne sa molto più di noi, mi auguro che abbia una “memoria” che le consenta di capire quando è il momento di agire. Le abbiamo fatto una copertura artificiale con un telo ombreggiante che simula la chioma, perché si trova per la prima volta, dalla sera alla mattina, senza una protezione; abbiamo effettuato una pacciamatura dei suoli, anch’essi sono scoperti ed è aumentata rapidamente l’evaporazione; abbiamo steso un’ala gocciolante che permette un’irrigazione e una ferti-irrigazione per stimolare l’attività vegetativa». Insomma, un malato grave: «Sì, e in terapia intensiva, che ci si augura possa svegliarsi dal coma» risponde il docente, che precisa: «Tutto questo è stato fatto senza alcun costo, solo grazie al lavoro volontario di UniCa, amministrazioni, barracelli, associazioni, e tutti i materiali sono frutto di donazioni».

L’unione di un territorio. L’associazione Montiferru – dice il docente - si è appena costituita, sta operando naturalmente non solo per salvaguardare il simbolo, l’olivastro («o meglio ancora, l’oleastro»), ma tutti gli oliveti della zona: «In particolare quelli secolari percorsi dal fuoco, e per dare sostegno al mondo agricolo e più in generale alla società cuglieritana che ha sofferto per il rogo ed è ancora traumatizzata. Per questo dico che si tratta di un problema, sociale. Cosa serve? Unione di intenti per ottenere le risorse necessarie, ed è quello che si sta facendo con l’associazione: le comunità di Cuglieri, Scano Montiferro, Sennariolo, Tresnuraghes si sono unite per cercare di trovare insieme le soluzioni migliori. La società civile, insieme ad amministrazioni e associazioni stanno dando davvero un grande supporto, dimostrando che insieme si può rigenerare un paesaggio, rigenerare un territorio. Come è stato fatto a Bitti, dove l’unione sta portando a grossi risultati».

Il ripristino. Si possono anticipare i tempi per recuperare le zone martoriate? «Bisogna rispettare i tempi della natura – risponde Bacchetta – molto spesso l’uomo in poco tempo fa danni enormi e poi ha la pretesa di risolverli altrettanto in fretta. Per tutto ciò che riguarda i disastri naturali, negli ecosistemi naturali la resilienza della vegetazione è comunque possibile anche nel “medio periodo”, eliminando tutta la materia combusta è possibile una pollonatura della macchia mediterranea, e infatti erica, corbezzoli, lentischi si stanno già riprendendo; ci vorrà tempo, ma in buona parte del territorio ci sarà una ripresa naturale. Dove non sarà possibile, dovranno essere previsti progetti di ripristino, con rimboschimenti di specie autoctone. Attendiamo le piogge autunnali per capire cosa si può recuperare».

Soluzioni comuni. Mai visto altrove un disastro comparabile a questo? «Sì, sono situazioni che in ambito mediterraneo si verificano quando i contesti sono simili e che hanno le stesse cause – dice Bacchetta – Perché va detto: per la gran parte si tratta di incendi colposi: un’auto da cui è partito il rogo in questo caso, ma altre volte è l’imperizia nell’uso di barbecue, o un mozzicone di sigaretta gettato dall’auto». C’è da lavorare sull’aspetto culturale, quindi. «Certo. E sono dinamiche già viste in Sicilia, Calabria, Grecia. Problemi comuni che ci dovrebbero portare a soluzioni comuni. Ad esempio, guardiamo alla Corsica: lì esiste un sistema di approvvigionamento idrico di emergenza con vasconi, condotte e manichette distribuite nei contesti montuosi, sempre poste ai lati delle strade in modo tale da consentire un accesso facile; ma serve anche una rete stradale efficiente; mantenere puliti i bordi delle strade e i margini dei boschi; e un coordinamento degli interventi, che in Sardegna peraltro esiste già e funziona, con gente che spesso rischia la vita. Non mancano le pecche: a Cuglieri la compagnia barracellare ha un Land Rover con un modulo blizt da 500 litri, che finisci in un minuto e devi recarti a 20 km per riempire di nuovo. Nella zona i vasconi sono stati collaudati qualche giorno dopo il rogo». L’aiuto delle istituzioni regionali è essenziale «ma da quel che sento dai sindaci, non c’è grandissima attenzione, le comunità si sentono abbandonate. Non si vede una risposta alla calamità».

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