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Insularità, spunta l’ipotesi “Sardexit”

Insularità, spunta l’ipotesi “Sardexit”

La commissione lamenta lo snobismo del Governo: «Ci ha voltato le spalle»

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CAGLIARI. Non c’è traccia di rivolta indipendentista, nella protesta della commissione insularità del Consiglio regionale, ma la misura è colma. «Nessuno di noi è indipendentista», si legge in un comunicato della stessa commissione. Però è innegabile, inaccettabile, che «lo Stato continui a voltare le spalle alla Sardegna, e Governo e Parlamento la snobbino, e tutti insieme sembrano spingerla verso una vera e propria Sardexit». È questo, in sintesi, l’ultimatum lanciato alle istituzioni sulla terra ferma dal presidente Michele Cossa (Riformatori) e dai commissari Eugenio Lai (LeU), Dario Giagoni (Lega), Giovanni Satta (Psd’Az),Francesco Agus (Progressisti), Angelo Cocciu (Forza Italia), Roberto Li Gioi (M5s), Antonello Peru (Udc-Cambiamo), Giuseppe Meloni (Pd), Nico Mundula (Fdi) e Roberto Caredda (Gruppo misto). È una levata di scudi totale, trasversale, e ha più di una motivazione.

Le denunce. È bloccata la proposta di legge d’iniziativa popolare (200mila firme raccolte) per riconoscere di nuovo l’insularità in Costituzione, fino al 2001 c’era scritto proprio questo. Un anno fa la legge è stata licenziata dalla commissione affari costituzionali del Senato, poi non è accaduto nient’altro. «Siamo vicini alla fine della legislatura nazionale – sottolinea Cossa – e la legge è ancora lì, ferma. Perché?». È un mistero, eppure quella della Sardegna «non è certo un rivendicazione marginale, regionale, ma centrale e nazionale se, com’è scritto nella prima legge della Repubblica Italiana, tutti, ribadiamo tutti, devono avere pari opportunità nello sviluppo sociale ed economico».

C’è dell’altro, purtroppo: il disegno di legge approvato diversi mesi fa all’unanimità dal Consiglio regionale e in cui sono quantificati i danni dell’insularità a carico di ogni sardo residente (5.700 euro in più l’anno) è stato appena assegnato alle commissioni bilancio di Camera e Senato, e non si sa se e quando saranno discussi gli indennizzi strutturali. «Tutte le istituzioni sono in ritardo nei confronti della Sardegna – ribadisce Eugenio Lai – mentre oggi servono fatti per colmare l’evidente svantaggio naturale della nostra terra». Dal Governo «ci aspettiamo anche un sostegno deciso nella vertenza con l’Europa che continua a non considerarci un territorio ultraperiferico e invece lo siamo a causa dell’incertezza quotidiana nei trasporti marittimi e aerei», secondo Peru.

Roberto Li Gioi ha detto: «La spinta per ottenere quello che spetta ai sardi, diritti e non privilegi, però dev’essere più forte anche da parte della Regione, ma spesso quella è una voce che non si fa sentire». Meloni, Mundula e Giagoni hanno ribadito: «Governo e Parlamento non possono far finta che non esiste un’emergenza Sardegna».

Fino a Francesco Agus: «Non vorremmo che la Sicilia, partita dopo di noi in questa rivendicazione, alla fine ottenesse prima quanto noi sollecitiamo da anni e anni» (ua).

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