Nonni, la festa più dolce: quando l’amore è infinito

Oggi si celebra la giornata nazionale dedicata “ai pilastri della famiglia”. Due sardi celebri raccontano il rapporto speciale tra le diverse generazioni: Renato Soru e Alessia Orro

SASSARI Una festa giovane, nata appena 16 anni fa. Nel 2005 il Parlamento italiano ha capito che era giusto dedicare una giornata a chi ha un ruolo così prezioso all’interno delle famiglie: i nonni. E la data scelta, il 2 ottobre, non è casuale: in questa data il calendario cattolico ricorda gli angeli custodi, quello che sono i nonni soprattutto nell’infanzia di ogni bambino. E mai come in questo periodo è doveroso ricordare e celebrare i nonni, i nostri anziani che nella pandemia causata dal Covid hanno pagato il prezzo più alto: tantissime vittime, tantissimo dolore nel saperli soli, ricoverati negli ospedali senza ricevere neppure il conforto di una carezza dei figli e dei nipoti. Oggi si festeggia con uno spirito diverso, perché la tempesta sembra essere finalmente passata. In questa pagina abbiamo voluto raccontare il rapporto speciale che lega nonni e nipoti con le storie di due di loro, entrambi sardi molto noti: Renato Soru, fondatore di Tiscali ed ex presidente della Regione, nonno di cinque nipoti, e Alessia Orro, la stella della Nazionale di pallavolo che subito dopo avere vinto gli Europei è corsa a Narbolia ad abbracciare i suoi nonni.  

 

RENATO SORU, NONNO: I NIPOTI SONO IL REGALO PIU' BELLO (di Silvia Sanna)

I figli lo guardano e sorridono: «Con noi non eri così, a noi certe cose non le facevi fare». E lui annuisce e allarga le braccia: «Vero, verissimo. Ma con i nipoti cambia tutto, li voglio vedere allegri, mica con il broncio». È proprio vero che i nonni nelle mani dei nipotini sono come la plastilina: basta una carezza per plasmare anche la scorza più dura. Per trasformarla in qualcosa di tenero e giocoso: qualcosa di mai visto prima. E Renato Soru in versione nonno è molto diverso da come quasi tutti sono abituati a vederlo: imprenditore ed ex politico serissimo, non particolarmente incline al sorriso. E invece eccolo a spasso con un nipotino nel passeggino e una luce speciale negli occhi: è come un lampo di fierezza, l’orgoglio di fronte alla vita che continua e che si allunga.

Renato Soru a passeggio con uno dei nipotini nella carrozzina

Renato Soru è un nonno innamorato dei suoi nipoti, di quell’amore vero che non conosce crisi, alti e bassi: «È come un colpo di fulmine che dura per sempre». I nipoti del patron di Tiscali ed ex governatore della Regione sono cinque, tre maschi e due femmine: «Il più grande ha 20 anni, il più piccolo ha 3 mesi. Quattro sono nati nell’arco di quattro anni e la casa si è riempita di bambini». Soru è diventato nonno per la prima volta a 43 anni: «Era presto, in quel periodo ero molto preso dal lavoro e poi dalla politica. Mio nipote viveva a Bologna con mia figlia. Non sono stato un nonno presente nei suoi primi anni di vita, non ho particolari ricordi legati alla sua infanzia e questo mi dispiace moltissimo. Con lui ho costruito un rapporto più tardi, quando era già un ragazzo: ora ci confrontiamo, un adulto e un giovane uomo che parlano di tutto, è molto bello».

Quattro anni fa invece è stato diverso: «Avevo 59 anni e nella mia vita è arrivata una nipotina: ero pronto, prontissimo ad accoglierla. Mi sono innamorato a prima vista, di lei come degli altri tre che sono arrivati a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro. Con loro ho costruito un rapporto intenso, continuativo, quasi quotidiano: per me vederli è una necessità, per questo chiamo, sollecito. Mio figlio da poco si è trasferito vicino a casa mia: avere il suo bambino di tre anni sempre intorno è una fortuna immensa. Ed è verissimo quello che si dice: da nonni si cambia, si perde la rigidità mostrata da genitore. Anzi, i nipoti aiutano a mettersi in discussione, a capire che con i figli forse si è stati troppo severi e si pretendeva troppo. Io ai miei cinque nipoti voglio bene come ai miei quattro figli ma con loro sono molto più elastico e comprensivo: non li sgrido, quello spetta ai genitori. Io adoro vederli giocare, ridere, sentirli parlare, raccontare la loro giornata. Sono un regalo, mi danno serenità».

La stessa che è rimasta nei suoi ricordi di infanzia, dei giorni trascorsi nella casa dei nonni materni a Sanluri: «La domenica di fronte al caminetto, il pane con il lardo abbrustolito sul fuoco, le mani callose di mio nonno Giovanni che mi porgeva una mandorla, un grappolino d’uva, un paio di lumache. Le cose semplici, quelle che non si dimenticano, che ti segnano per sempre». Il nonno di Renato Soru era un bracciante agricolo, «una persona umile, lavorava tanto e non rientrava mai dalla campagna senza un regalino per me». Un uomo forte, come il nipote: ma entrambi capaci di sciogliersi appena una vocina li chiama nonno.

ALESSIA ORRO, NIPOTE: UNA GRANDE GIOIA RENDERLO ORGOGLIOSO DI ME (di Claudio Zoccheddu)

Quella scena l’ha vista tutta l’Italia. E forse anche qualcuno in più. Sono pochi secondi in tutto, ma ad altissimo coefficiente emozionale. Roba in grado di sciogliere anche i cuori di pietra. La trama è semplice, per modo di dire: Alessia Orro, campionessa del volley di Narbolia ritorna al suo paese dopo la vittoria all’Europeo, con la medaglia d’oro al collo. È stanca, le si legge la fatica negli occhi, è reduce da una partita infernale e da un viaggio che è durato tutta la notte. Il padre, la madre e la sorella l’hanno prelevata dall’aeroporto per poi scortarla in paese. Quando arriva in piazza c’è una festa organizzata in suo onore.

Alessia Orro abbraccia nonno Peppino

Alessia abbraccia nonna Palmira e subito dopo lo sguardo della campionessa incontra quello di nonno Peppino. La pallavolista si avvicina, i due si guardano senza dire nulla per alcuni secondi, poi si abbracciano e il nonno scoppia in un pianto che fa tenerezza solo a guardarlo. Piange anche Alessia. Quelle che le scolano il viso sono lacrime di una gioia profondissima, difficili da descrivere anche per chi le vissute: «Era stata una giornata molto lunga – ricorda Alessia –. Dopo la vittoria dell’Europeo siamo partite dalla Serbia alle 3 del mattino. Non abbiamo avuto nemmeno il tempo di festeggiare con la squadra, anche se devo dire che ci siamo rifatte con le nostre famiglie. Una volta in Sardegna, all’aeroporto c’erano mio padre, mia madre e mia sorella. Sono loro che mi hanno portato a casa, dove ho trovato tutto il paese che mi aspettava per festeggiare. In piazza c’era mia nonna, Palmira Firinu, e mio nonno, Peppino Scanu. Quando li ho visti ho provato un’emozione fortissima ma quando ho abbracciato mio nonno credo che si sia visto tutto l’amore che lega una nipote al proprio nonno e viceversa. Lui piangeva e piangevo anche io, perché quello è stato uno di quei momenti in grado di ripagare i tanti sacrifici che ho affrontato durante la mia carriera. E poi ero riuscita a rendere orgoglioso mio nonno, ed è stata un’emozione unica».

Il legame tra Alessia e nonno Peppino è fortissimo e lo sport lo ha reso ancora più intenso. Anche perché, nonno Peppino, non era esattamente un esperto della disciplina in cui la nipote ormai primeggia a livello continentale. Ma come tutti i nonni, quando si tratta di seguire la vita dei nipoti, anche l’87enne Peppino si è messo al passo: «Quando ho iniziato a giocare a buoni livelli non era molto esperto – racconta ancora Alessia – ma poi si è appassionato ed è diventato il mio tifoso numero 1, insieme a mio padre, mia madre e mia sorella. Adesso conosce tutti i nomi delle mie compagne e vuole sempre sapere quello del mio allenatore».

Il perché dell’ultima curiosità è un altro pezzetto di quell’affettuoso collage che può diventare un rapporto tra nonno e nipote: «Me lo chiede perché quando mi sostituiscono se la prende sempre con l’allenatore, sua nipote non si tocca – continua Alessia con un sorriso che accompagna l’attestato di affetto che il nonno esprime ogni volta che guarda la nipote –. Alla fine delle partite mi chiama e mi chiede informazioni che diventano sempre più tecniche». D’altra parte, Peppino dovrà pur guadagnarsi il titolo di primo fan di Alessia. Anche se, a dire il vero, il posto non sembra in discussione. Anzi.

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