[EMPTYTAG]Aereo contro una palazzina: otto morti
di Francesca Brunati
[EMPTYTAG]San Donato, schianto su un fabbricato in costruzione. Nessun sopravvissuto a bordo. Due vittime italiane, tra cui un bimbo
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MILANO . Doveva arrivare a Olbia, dove lo attendeva un autista, per poi raggiungere punta Lada, nel golfo di Marinella. Avrebbe voluto godersi, con la famiglia e un gruppo di amici, gli ultimi spiccioli dell’estate sarda. Il suo piccolo aereo da turismo si è invece polverizzato schiantandosi sulla facciata di una palazzina a due piani subito dopo il decollo da Linate. È precipitato quasi subito, forse per un'avaria al motore che potrebbe aver preso fuoco. Tutti gli otto passeggeri hanno perso la vita.
È stata una domenica listata a lutto quella di ieri a Milano e il Gallura. Il tragico incidente ha messo in secondo piano il voto per Palazzo Marino e ha acceso i riflettori sulla periferia sud, al confine con San Donato. All'ora di pranzo un rumore strano ha tagliato l'aria seguito da un boato, da fiamme e una colonna di fumo nero che ha cominciato a salire da un edificio in costruzione, fortunatamente vuoto, dove dovrebbe trovare spazio una stazione dei pulmann. Apocalittica è stata la scena davanti agli occhi di chi era in attesa del bus e di chi immediatamente si è sporto dai balconi o si è affacciato alla finestra dei palazzi vicini, che danno su via 8 ottobre, giorno della strage di Linate.
Il Pilatus PC, di Dan Petrescu, 68 anni proprietario e pilota - al suo fianco c'erano anche la moglie 65enne e il figlio 30enne Dan Stefan - subito dopo essersi alzato in volo si è trasformato in una bara. I problemi sono cominciati pochi secondi dopo e a nulla sono servite le manovre disperate per evitare lo schianto. La torre di controllo «lo ha seguito fino a un certo punto, dopo si è registrata qualche anomalia nella traccia radar, ma da bordo non è partito alcun allarme», ha spiegato il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano che con il pm Giovanna Cavalleri ha fatto un sopralluogo in vista dell'apertura di un'inchiesta - avverrà già oggi - per disastro colposo. Oltre a raccogliere le testimonianze di chi ha assistito alla tragedia, sono già state acquisiti i video di alcune telecamere di sorveglianza della zona.
«È stato ripreso il momento dell'impatto, pochi secondi», ha proseguito il magistrato ripetendo che è «troppo presto per ipotizzare» quale sia stata la causa della tragedia. Ora inquirenti e investigatori dovranno ricostruire la dinamica. «L'impatto è stato devastante, una vera e propria esplosione», ha affermato Carlo Cardinali, funzionario dei vigili del fuoco di Milano, tra i primi ad arrivare sul posto con la speranza di trovare ancora qualcuno in vita. Invece tutt'attorno, in una vasta area recintata, coperti da teli, quel che rimane delle vittime. «L'aereo – ha continuato – ha effettuato una virata», improvvisa rispetto alla rotta e quindi chi lo pilotava «probabilmente si è accorto di qualcosa di anomalo». In quegli attimi drammatici dall'altra parte della strada c'è chi ha visto l'aereo con «un motore in fiamme» venire «giù in picchiata». Altri hanno parlato di «boato» e di «vetri delle finestre di casa tremare» o di aver notato il Pilatus «perdere il controllo» e disintegrasi contro il palazzo. «Sarebbero bastati pochi metri più in là e avrebbe potuto essere una strage», ha affermato un uomo. Ancora verso sera, sotto la pioggia, dopo un breve sopralluogo anche dei sindaco di Milano Giuseppe Sala e del suo collega di San Donato Andrea Cecchi, protezione civile, pompieri, polizia locale, polizia e carabinieri erano al lavoro soprattutto per pmettere in sicurezza quell'edificio di due piani dove un aereo che doveva portare anche un bimbo in vacanza a Porto Rotondo si è polverizzato.
È stata una domenica listata a lutto quella di ieri a Milano e il Gallura. Il tragico incidente ha messo in secondo piano il voto per Palazzo Marino e ha acceso i riflettori sulla periferia sud, al confine con San Donato. All'ora di pranzo un rumore strano ha tagliato l'aria seguito da un boato, da fiamme e una colonna di fumo nero che ha cominciato a salire da un edificio in costruzione, fortunatamente vuoto, dove dovrebbe trovare spazio una stazione dei pulmann. Apocalittica è stata la scena davanti agli occhi di chi era in attesa del bus e di chi immediatamente si è sporto dai balconi o si è affacciato alla finestra dei palazzi vicini, che danno su via 8 ottobre, giorno della strage di Linate.
Il Pilatus PC, di Dan Petrescu, 68 anni proprietario e pilota - al suo fianco c'erano anche la moglie 65enne e il figlio 30enne Dan Stefan - subito dopo essersi alzato in volo si è trasformato in una bara. I problemi sono cominciati pochi secondi dopo e a nulla sono servite le manovre disperate per evitare lo schianto. La torre di controllo «lo ha seguito fino a un certo punto, dopo si è registrata qualche anomalia nella traccia radar, ma da bordo non è partito alcun allarme», ha spiegato il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano che con il pm Giovanna Cavalleri ha fatto un sopralluogo in vista dell'apertura di un'inchiesta - avverrà già oggi - per disastro colposo. Oltre a raccogliere le testimonianze di chi ha assistito alla tragedia, sono già state acquisiti i video di alcune telecamere di sorveglianza della zona.
«È stato ripreso il momento dell'impatto, pochi secondi», ha proseguito il magistrato ripetendo che è «troppo presto per ipotizzare» quale sia stata la causa della tragedia. Ora inquirenti e investigatori dovranno ricostruire la dinamica. «L'impatto è stato devastante, una vera e propria esplosione», ha affermato Carlo Cardinali, funzionario dei vigili del fuoco di Milano, tra i primi ad arrivare sul posto con la speranza di trovare ancora qualcuno in vita. Invece tutt'attorno, in una vasta area recintata, coperti da teli, quel che rimane delle vittime. «L'aereo – ha continuato – ha effettuato una virata», improvvisa rispetto alla rotta e quindi chi lo pilotava «probabilmente si è accorto di qualcosa di anomalo». In quegli attimi drammatici dall'altra parte della strada c'è chi ha visto l'aereo con «un motore in fiamme» venire «giù in picchiata». Altri hanno parlato di «boato» e di «vetri delle finestre di casa tremare» o di aver notato il Pilatus «perdere il controllo» e disintegrasi contro il palazzo. «Sarebbero bastati pochi metri più in là e avrebbe potuto essere una strage», ha affermato un uomo. Ancora verso sera, sotto la pioggia, dopo un breve sopralluogo anche dei sindaco di Milano Giuseppe Sala e del suo collega di San Donato Andrea Cecchi, protezione civile, pompieri, polizia locale, polizia e carabinieri erano al lavoro soprattutto per pmettere in sicurezza quell'edificio di due piani dove un aereo che doveva portare anche un bimbo in vacanza a Porto Rotondo si è polverizzato.
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