La Nuova Sardegna

Marò sardo salva due donne e sei bimbi afghani

Nino Muggianu
Marò sardo salva due donne e sei bimbi afghani

Il piccolo miracolo di un incursore della Marina di Orosei che riesce a portare in Sardegna la famiglia del suo ex interprete

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DORGALI. «“Nessuno deve restare indietro” è un motto che vale nella vita, nello sport e in ogni battaglia, soprattutto se si tratta di donne e bambini». Con questo spirito il dorgalese Giuseppe Cossu, incursore in congedo della Marina, aiutato dal carabiniere Daniele, ha portato a termine una missione diversa dalle solite, un mix di burocrazia e azione. Il 14 Agosto Giuseppe ha ricevuto una disperata richiesta di aiuto da Taza, interprete afghano per le forze speciali italiane in missione nel suo Paese: «Va male amico mio, il governo italiano non ha concesso il visto per la mia famiglia che ora sta scappando dai taliban per sopravvivere».

Taza ha lavorato 8 anni per gli italiani, partecipando a tutte le missioni antiterrorismo spesso fianco fianco proprio all’amico Giuseppe, che per lui era anche l’ultima chance per poter trovare il canale giusto e far scappare dall’Afghanistan la propria moglie insieme alle sue tre bimbe. Taza dal 2017 vive e lavora in Italia, scappò quando iniziarono le persecuzioni contro i collaboratori degli occidentali. Il suo sogno era poter tornare in Afghanistan e riabbracciare la propria famiglia in serenità, un sogno infranto dal repentino ritorno al potere dei talebani. «Quando Herat è caduta sotto il controllo dei talebani – racconta Cossu – la moglie di Taza è riuscita a scappare. Tramite telefono con il mio amico Daniele abbiamo contattato diverse persone e siamo riusciti ad ottenere i visti e a far partire la famiglia da Herat per Kabul. Per evitare i talebani hanno dovuto fare un giro larghissimo passando per le gole, dove non c'è possibilità di comunicazione. Una volta arrivati a Kabul, dalla Sardegna abbiamo individuato un Hotel dove poterli nascondere in attesa che gli venisse dato l'ok per andare all'aeroporto. Una volta ottenuto il nulla osta, sono stati bloccati dagli americani e hanno dovuto trascorre altre tre notti da incubo, con i talebani che sparavano sulla folla impaurita. A quel punto – continua Cossu – ho ricevuto una chiamata che mi suggeriva di farli andare al Gate B, di fronte all'Hotel Baron, vicino al luogo dell’attentato che ha causato più di 170 vittime ma dove c’era un check point dei talebani che, davanti ai bambini, hanno provato a far allontanare la moglie di Taza puntandole una pistola. Per fortuna la signora era di etnia pashtun e ha parlato ai talebani in quella lingua e con quell'accento. È stata la loro salvezza perché li hanno fatti passare. Per abbreviare le operazioni, visto che la situazione era complicata dalla calca, abbiamo suggerito di utilizzare un canale di scolo che porta vicinissimo alla recinzione dell'aeroporto». La salvezza, però, era ancora lontana: «I militari italiani non potevano uscire dall'aeroporto – continua l’ex marinaio –. Allora abbiamo individuato un anziano interprete afghano, anche lui in cerca di salvare la propria famiglia. Gli abbiamo chiesto di fare da guida al gruppo che quindi adesso era formato da due donne e sei bambini, oltre allo stesso interprete. Passando dal canale sono riusciti a superare anche il rigidissimo controllo degli inglesi e sono arrivarti al sicuro in un hangar, dove hanno atteso tre giorni prima di partire per Roma. Una volta conclusa la quarantena, la famiglia di Taza è arrivati a Cagliari dove è stata presi in consegna dalla Caritas. Qualche giorno dopo il nostro amico interprete, dopo 4 anni, ha potuto riabbracciare la moglie e i bambini. Ora mi auguro che il regime talebano non venga riconosciuto dal nostro Paese. Sono persone terribili capaci di qualsiasi atrocità».

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