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I caseifici devono dichiarare le quantità di latte e formaggi

I caseifici devono dichiarare le quantità di latte e formaggi

SASSARI. Le organizzazioni agricole parlano di vittoria della trasparenza: è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto ministeriale che obbliga i caseifici a dichiarare le quantità di latte,...

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SASSARI. Le organizzazioni agricole parlano di vittoria della trasparenza: è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto ministeriale che obbliga i caseifici a dichiarare le quantità di latte, di formaggio e delle giacenze. Per il direttore dei Copagri Sardegna, Pietro Tandeddu, è «forse il maggior risultato ottenuto dai pastori “£senza bandiere” e dalle organizzazioni agricole”, mentre per il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu «è una giornata storica perché finalmente adesso abbiamo anche le norme che ci tutelano».

«È da ben 8 anni – ricorda Tandeddu – che la Copagri sollecitava l’applicazione del regolamento comunitario 1308/2013 sull’organizzazione comune del mercato unica per dare trasparenza al settore attraverso le comunicazioni del latte conferito, ma mentre il comparto del latte vaccino è stato regolamentato in tempi brevi, quello ovicaprino ha subito inspiegabili ritardi che ne hanno rallentato l’iter procedurale. A questo punto, diventa fondamentale una rapida attuazione del sistema informativo, ponendo fine alle polemiche circa le giacenze e i quantitativi di latte prodotto». «Con la certezza dei dati – dice il presidente di Copagri Ignazio Cirronis – avremo finalmente la possibilità di orientare le politiche settoriali di programmazione, con riferimento alla fase di produzione e agli altri segmenti di filiera; la conoscenza delle giacenze, per esempio, potrà in caso di eccessi dare una spinta all’autoregolamentazione della produzione di Pecorino Romano, che ha incontrato sinora parecchie difficoltà, in funzione di una stabilità dei prezzi».

«I dati sono una arma importante, fondamentale nel mercato – spiega il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – Se lasciati solo ad una parte delle filiera diventano un’arma pericolosa e possono causare anche i danni e perdite pesanti che penalizzano non solo i pastori ma tutta la filiera. Devono essere condivisi e insieme ed in trasparenza si devono programmare le produzioni. Solo cosi possiamo aspirare a superare questo mercato fluttuante lasciato in balia delle speculazioni». E Coldiretti a tal proposito porta come esempio il 2016 quando «in piena stagione produttiva, Confindustria, Legacoop e Consorzio del pecorino romano scrissero una lettera all’allora presidente della Giunta Pigliaru in cui prevedevano una produzione di latte ovino di 440 milioni di litri che avrebbe di fatto congestionato il mercato del pecorino e di conseguenza fatto crollare il prezzo. Una previsione azzardata, data a sentimento e strumentale, non suffragata dai dati ma che ebbe la sola conseguenza di darsi la mazza ai piedi e aiutare il mercato ad abbassare i prezzi».

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