Ora la Lega cambia la strategia
Il segretario riflette sulla imprevista flessione, nel centrodestra regna il caos
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[FIRMA&LUOGO]di Michela Suglia
<MC>ROMA
[TESTO]Dall'autocritica di lunedì, fatta a tre ore dalla chiusura delle urne, alla conta dei sindaci conquistati dalla Lega («almeno 69 in più») fino allo strappo dal governo disertando il Consiglio dei ministri. Tutto in 24 ore. Cambia così la strategia di Matteo Salvini che, complice il presunto poco tempo - solo mezz'ora, secondo la Lega - dato ai suoi ministri a Palazzo Chigi per valutare i dettagli della delega fiscale, ora punta i piedi e si prepara alla battaglia. Tentato forse dal ritorno a quella Lega di lotta che potrebbe pagare più di quella di governo. Un cambio in corsa difficile da realizzare nell'attuale caos del centrodestra, fiaccato nelle grandi città al voto.
Il Carroccio è alle prese anche con lo smacco di Fratelli d'Italia che cresce quasi ovunque e rivendica un primato sulla coalizione, da Roma a Bologna. Dall'altro lato c'è la tenuta di Forza Italia (in Calabria, in particolare dove è primo partito con il 17,31%) che paradossalmente ora è vicina alle percentuali, non più stellari, della Lega e rimarca la crucialità dei moderati nell'alleanza. Non a caso Berlusconi dovrebbe tornare nei prossimi giorni a Roma, dopo la lunga assenza causa Covid. Il giorno dopo la prova delle amministrative, il segretario della Lega non nasconde il nervosismo e l'irritazione nella conferenza stampa convocata alla Camera. Doveva essere l'occasione per fare un bilancio del voto e invece è la replica piccata al premier Draghi dopo la forzatura sul fisco. A quel punto, forse sulla scia del risentimento per lo sprint del premier, cambia tono. Addio al «mea culpa», elenca tutti i Comuni incassati: «La Lega fa il pieno nelle storiche roccaforti di Lombardia e Veneto, ma incassa buone notizie anche nel Lazio, in Campania o in Basilicata», dice. In realtà per il suo partito la batosta c'è stata eccome. Quella che brucia di più è la sua città, Milano ma anche Bologna dove il secondo partito, dopo il Pd, è quello di Giorgia Meloni che non tace e rivendica il primato nella coalizione. Inoltre, inevitabilmente spinge sul risultato nella Capitale dove Enrico Michetti sfiderà Roberto Gualtieri al ballottaggio. Ed escluso Roberto Dipiazza a Trieste, storico esponente di FI, e Paolo Damilano a Torino che però è slegato da ogni partito, Michetti è l'unico candidato voluto da FdI che si gioca il secondo turno da civico.
<MC>ROMA
[TESTO]Dall'autocritica di lunedì, fatta a tre ore dalla chiusura delle urne, alla conta dei sindaci conquistati dalla Lega («almeno 69 in più») fino allo strappo dal governo disertando il Consiglio dei ministri. Tutto in 24 ore. Cambia così la strategia di Matteo Salvini che, complice il presunto poco tempo - solo mezz'ora, secondo la Lega - dato ai suoi ministri a Palazzo Chigi per valutare i dettagli della delega fiscale, ora punta i piedi e si prepara alla battaglia. Tentato forse dal ritorno a quella Lega di lotta che potrebbe pagare più di quella di governo. Un cambio in corsa difficile da realizzare nell'attuale caos del centrodestra, fiaccato nelle grandi città al voto.
Il Carroccio è alle prese anche con lo smacco di Fratelli d'Italia che cresce quasi ovunque e rivendica un primato sulla coalizione, da Roma a Bologna. Dall'altro lato c'è la tenuta di Forza Italia (in Calabria, in particolare dove è primo partito con il 17,31%) che paradossalmente ora è vicina alle percentuali, non più stellari, della Lega e rimarca la crucialità dei moderati nell'alleanza. Non a caso Berlusconi dovrebbe tornare nei prossimi giorni a Roma, dopo la lunga assenza causa Covid. Il giorno dopo la prova delle amministrative, il segretario della Lega non nasconde il nervosismo e l'irritazione nella conferenza stampa convocata alla Camera. Doveva essere l'occasione per fare un bilancio del voto e invece è la replica piccata al premier Draghi dopo la forzatura sul fisco. A quel punto, forse sulla scia del risentimento per lo sprint del premier, cambia tono. Addio al «mea culpa», elenca tutti i Comuni incassati: «La Lega fa il pieno nelle storiche roccaforti di Lombardia e Veneto, ma incassa buone notizie anche nel Lazio, in Campania o in Basilicata», dice. In realtà per il suo partito la batosta c'è stata eccome. Quella che brucia di più è la sua città, Milano ma anche Bologna dove il secondo partito, dopo il Pd, è quello di Giorgia Meloni che non tace e rivendica il primato nella coalizione. Inoltre, inevitabilmente spinge sul risultato nella Capitale dove Enrico Michetti sfiderà Roberto Gualtieri al ballottaggio. Ed escluso Roberto Dipiazza a Trieste, storico esponente di FI, e Paolo Damilano a Torino che però è slegato da ogni partito, Michetti è l'unico candidato voluto da FdI che si gioca il secondo turno da civico.
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