La Nuova Sardegna

Sassari, gli infermieri non bastano e qualcuno lascia il lavoro

di Roberto Petretto
Sassari, gli infermieri non bastano e qualcuno lascia il lavoro

Organici carenti, turni massacranti. In tanti sono alla ricerca di personale

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Cercansi infermieri. Disperatamente, o quasi. Gli annunci di lavoro, anche nel settimanale inserto de La Nuova Sardegna, riguardano spesso la ricerca di professionisti dell’assistenza e della salute. Sembra che gli infermieri siano diventati merce rarissima e questa situazione forse è prodotta da una serie di cause che, in questo momento, stanno tutte convergendo creando una sorta di tempesta perfetta. E la situazione potrebbe anche peggiorare, almeno stando alle previsioni di Fabrizio Anedda, coordinatore regionale del sindacato Nursind: ««La carenza di personale? Si tratta di un’eredità del passato, forse peggiorata nell’ultimo anno».

Poco personale e tanto lavoro: e così si stanno creando delle situazioni assurde: «Abbiamo molti casi di colleghi che si sono licenziati perché si sono trovati ad affrontare una condizione di lavoro invivibile. Questo avviene soprattutto nei grandi ospedali, dove si è concentrata la maggior parte dell’attività».

Secondo gli ultimi dati Istat disponibili nel 2017 il personale dipendente del Servizio sanitario nazionale in Sardegna era di 20.963 unità, di cui circa il 40 per cento (8.294) rappresentato da personale infermieristico e circa il 20 per cento (4.216) da personale medico. Ma da allora la situazione è peggiorata: «La carenza è annosa, non sono mai stati rispettati i criteri per l’accreditamento - dice ancora Anedda -. Poi è sopraggiunta la legge quota 100 che ha ridotto ulteriormente il personale. Tanti che sono andati in pensione non sono mai stati sostituiti. Prima c’è stato il blocco del turn over, poi lo sblocco al 50 per cento, ma non si sono fatti concorsi pubblici. Infine sono arrivate le sospensioni per chi non si è vaccinato. Insomma il numero degli infermieri è inferiore al fabbisogno. Che è enorme».

Cosa sta succedendo? Secondo il sindacato degli infermieri si assiste a una sorta di “cannibalizzazione” tra aziende, che si accaparrano il personale. «Questo crea problemi alle aziende pubbliche, ma anche a quelle private. A breve si vedranno meglio gli effetti gravi di questo stato di cose. I posti pubblici sono più ambiti e chi ne avrà la possibilità lascerà le strutture private. Una situazione che peserà su cliniche, Rsa, cooperative».

Che correttivi si possono portare per uscire dall’emergenza? «Un operatore socio-sanitario si trova, gli infermieri no - dice il coordinatore del Bursind -. C’è il blocco dell’accesso all’università e questo non consente di introdurre nuovo personale in numero sufficiente nel mercato del lavoro. Siamo preoccupati: i colleghi non reggono più i turni, le prestazioni aggiuntive sono fuori controllo, non sono più sufficienti. Sono nate per fare fronte all’emergenza, ma è un sistema che non può essere mantenuto per sempre».

Ecco la ricetta del Nursind, che però non può avere effetti immediati: «Bisogna intervenire con un aumento del numero dei posti nelle università, per avere più professionisti possibili e rimediare a una carenza che parte da lontano».

L’emergenza, almeno nel breve e medio periodo, è destinata a rimanere. Forse anche ad accentuarsi: «Non abbiamo più la possibilità di garantire ciò che il sistema sanitario nazionale prevede. Eravamo al limite già prima, della pandemia, ora la situazione è ingovernabile in alcuni ospedali. Ora che l’emergenza sta scemando, si dovranno recuperare le prestazioni, gli interventi rimandati in questo periodo. E sarà un altro problema».

Difficile, secondo il Nursind, fare una stima delle carenze di organico: «Se ci si basa sugli accreditamenti dovrebbe essere una carenza di circa 2.500 infermieri. Ma se si prendono i parametri secondo cui ci dovrebbe essere un infermiere ogni 6 pazienti, allora la stima balza a più di 4mila. Come li possiamo recuperare se ogni anno dalle università sarde escono circa 350 neolaureati? Bisogna agire sul numero chiuso, ma anche sull’appetibilità della professione. Che in questo momento è scarsa: stiamo parlando di un lavoro rischioso e malpagato».

Altra stima da fare: quella degli infermieri sospesi per non essersi sottoposti a vaccinazione anti Covid: «Le abbiamo chieste, ma non ce le hanno date. Molti hanno fatto marcia indetro, altri hanno insistito e sono sospesi. Anche quelli con una sola dose. E questo crediamo non sia giusto».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative