I virologi riuniti ad Alghero: «Attenzione ad epatite e Hiv»

Dopo il bilancio sulla gestione della pandemia si ritorna a parlare dei temi classici. Maida, Aou: «Casi in calo ma resistono tra tossicodipendenti e nei penitenziari»

ALGHERO. È stata l’occasione per tracciare il bilancio di due anni intensi, di una battaglia, quella contro il Covid, non ancora vinta, e per rimettere al centro dei riflettori anche tutta quelle serie di malattie finite per troppo tempo nell’ombra. Ieri si è chiuso all’Hotel Catalunya il congresso degli infettivologi organizzato dal Simet. Un evento molto partecipato sia in presenza e sia in remoto, al quale hanno aderito gli specialisti di tutta l’isola. È stato un bel confronto sia dal punto di vista umano che professionale, con i medici che si sono alternati sul palco che hanno raccontato la propria esperienza durante la pandemia. Ognuno ha presentato casistiche, casi clinici dell’attività quotidianamente effettuata nelle singole strutture. Ha proposto studi scientifici esemplificativi destinati a diventare anche nuova letteratura medica.

Si è certo parlato di Covid, che ha tenuto banco per tutta la prima giornata di venerdì. Ma l’attenzione si è focalizzata anche su altre tematiche, che in fondo erano quelle che, fino a due anni fa, occupavano a tempo pieno la routine delle Malattie infettive. Ovvero le epatiti virali e l’Hiv.

A parlarne in maniera approfondita e a illustrare diversi progetti che riguardano Sassari, anche la dottoressa Ivana Maida, specialista in Malattie Infettive all’Aou. «Per fortuna i casi di epatite C e quelli di Hiv, e soprattutto i casi di coinfezione di entrambe le patologie, sono in netto calo. Ci sono ancora delle sacche di resistenza tra i tossicodipendenti, nei serd e all’interno dei penitenziari, ma su mille persone positive all’Hiv non abbiamo più coinfetti, perché il 40 per cento che lo era è stato curato ed è guarito dall’epatite».

Proprio l’epatite è una malattia particolarmente subdola e silente, che si annida nell’organismo e non produce sintomi se non quando arriva in uno stadio avanzato. «Troppo spesso la diagnosi arriva con estremo ritardo, quando nel paziente si verificano tutte le complicanze della cirrosi epatica. Bisogna assolutamente potenziare le campagne di screening, le stesse che abbiamo dovuto sospendere durante tutto il periodo della pandemia». Si tratta dell’unico sistema efficace per stanare i portatori silenti di epatite C e fare in modo che entro il 2030, come prescritto negli obiettivi dell’Oms, l’Hcv venga debellato una volte per tutte.

«Abbiamo un progetto che prevede di effettuare lo screening a partire dai reparti ospedalieri, con un controllo mirato sui ricoveri. – spiega la dottoressa Maida – inoltre dal maggio 2019 un infettivologo tratta i pazienti sottoposti a midure detentive. Si tratta perlopiù di ex tossicodipendenti che negli anni caldi, con lo scambio di siringhe, hanno contratto sia l’Hiv e sia l’epatite C». Il congresso ha dato spazio anche a un dibattito sulle infezioni da batteri MDR e di quelle fungine. Si è parlato dell'uso corretto degli antibiotici in ospedale e di quanto stiano migliorando le terapie che consentono ai pazienti o la guarigione o la gestione della patologia, con una qualità della vita decisamente superiore. (lu.so.)

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