«Serve un patto sociale per accelerare la ripresa»
Il sindacato: di questo passo ben 3 anni per tornare ai livelli di crescita del 2019
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SASSARI. Potrebbero essere necessari tre anni all’isola per tornare ai valori di crescita del 2019, che pure non erano eccezionali, e per sconfiggere gli effetti provocati dalla pandemia e dai provvedimenti adottati per contrastarla. È quanto sostiene la Cisl alla luce dei dati sul Pil, sul reddito delle famiglie e sull’occupazione. «La variazione del Pil in Sardegna nel 2019 – dice segretario generale Gavino Carta – è stata del +1,4% (+0,7% nel quinquennio 2015-2019). Il Prodotto interno lordo sardo era di 20.356 euro (il 69% della media europea), mentre nel Mezzogiorno era a 18.511 euro e nel Centro-Nord a 33.796. Da evidenziare che in Europa a partire dal 2014 era in atto una fase espansiva della economia».
Nel 2020, in Sardegna, a seguito del diffondersi della pandemia, e in conseguenza anche dei provvedimenti adottati per contenerlo, «si è registrata una caduta del tasso annuale del Pil del -9,7%; la riduzione del reddito delle famiglie sarde è stata del -5,1%, mentre del -10,9% è stato il calo dei consumi. Si è avuto inoltre un calo degli occupati del -4,6%, attutito dalla Cig e nonostante il blocco dei licenziamenti e le misure di sostegno alle imprese. Sempre nel 2020 il tasso di disoccupazione giovanile nell’Isola era pari al 40,9%, rispetto al 43,3% del Mezzogiorno e al 29,4% dell’Italia, mentre il più generale tasso in Sardegna era al 13,3%, rispetto al 15,9 del Mezzogiorno e al 9,2 dell’Italia».
Nel 2021 (dati Svimez) la proiezione di crescita – prosegue il report della Cisl – è stimata al +3,2% e per il 2022 al +3,3%. Da evidenziare che la tendenza in atto per il 2021, relativamente al mercato del lavoro e così come evidenziata dai dati del primo trimestre, è una leggera crescita congiunturale per il lavoro dipendente, con netta prevalenza del tempo determinato.
A partire da questi dati, di questo passo «pure valutando l’ultima previsione del centro studi della Confindustria che prevede per l’Italia una variazione del +6,1, e in attesa di verificare per la Sardegna il dato reale di fine anno, in tre anni si potrebbe tornare ai valori di crescita del 2019, ma – secondo la Cisl – i tempi si ridurrebbero qualora la Regione predisponesse una strategia, un programma e una capacità di spesa adeguata alla gravità del momento».
La Cisl sarda propone alla Regione «un Patto sociale incentrato su alcuni punti: un Osservatorio Regione e parti sociali ed economiche, con un confronto costante sulle scelte e la spesa su fonti di finanziamento, fondi strutturali europei, Pnrr, Pon e bilancio regionale; un programma pluriennale di politiche attive del lavoro basato sulla occupabilità e sulla formazione con risorse adeguate e vincolate a una loro cantierabilità per annualità; una legge quadro sulla inclusione sociale che rafforzi la legislazione esistente, quanto a misure e risorse finanziarie, in tema di lotta alle povertà e tutela e diritti degli anziani; una riforma sanitaria incentrata sulla territorialità dei servizi di prevenzione e cura, la copertura delle sedi vacanti dei medici di base, le visite tempestive e le cure per i soggetti fragili e gli anziani; l’avvio di un confronto Stato-Regione per un reale riconoscimento dello status di insularità e per il diritto alla mobilità di persone e merci. (a.palmas)
Nel 2020, in Sardegna, a seguito del diffondersi della pandemia, e in conseguenza anche dei provvedimenti adottati per contenerlo, «si è registrata una caduta del tasso annuale del Pil del -9,7%; la riduzione del reddito delle famiglie sarde è stata del -5,1%, mentre del -10,9% è stato il calo dei consumi. Si è avuto inoltre un calo degli occupati del -4,6%, attutito dalla Cig e nonostante il blocco dei licenziamenti e le misure di sostegno alle imprese. Sempre nel 2020 il tasso di disoccupazione giovanile nell’Isola era pari al 40,9%, rispetto al 43,3% del Mezzogiorno e al 29,4% dell’Italia, mentre il più generale tasso in Sardegna era al 13,3%, rispetto al 15,9 del Mezzogiorno e al 9,2 dell’Italia».
Nel 2021 (dati Svimez) la proiezione di crescita – prosegue il report della Cisl – è stimata al +3,2% e per il 2022 al +3,3%. Da evidenziare che la tendenza in atto per il 2021, relativamente al mercato del lavoro e così come evidenziata dai dati del primo trimestre, è una leggera crescita congiunturale per il lavoro dipendente, con netta prevalenza del tempo determinato.
A partire da questi dati, di questo passo «pure valutando l’ultima previsione del centro studi della Confindustria che prevede per l’Italia una variazione del +6,1, e in attesa di verificare per la Sardegna il dato reale di fine anno, in tre anni si potrebbe tornare ai valori di crescita del 2019, ma – secondo la Cisl – i tempi si ridurrebbero qualora la Regione predisponesse una strategia, un programma e una capacità di spesa adeguata alla gravità del momento».
La Cisl sarda propone alla Regione «un Patto sociale incentrato su alcuni punti: un Osservatorio Regione e parti sociali ed economiche, con un confronto costante sulle scelte e la spesa su fonti di finanziamento, fondi strutturali europei, Pnrr, Pon e bilancio regionale; un programma pluriennale di politiche attive del lavoro basato sulla occupabilità e sulla formazione con risorse adeguate e vincolate a una loro cantierabilità per annualità; una legge quadro sulla inclusione sociale che rafforzi la legislazione esistente, quanto a misure e risorse finanziarie, in tema di lotta alle povertà e tutela e diritti degli anziani; una riforma sanitaria incentrata sulla territorialità dei servizi di prevenzione e cura, la copertura delle sedi vacanti dei medici di base, le visite tempestive e le cure per i soggetti fragili e gli anziani; l’avvio di un confronto Stato-Regione per un reale riconoscimento dello status di insularità e per il diritto alla mobilità di persone e merci. (a.palmas)
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