La Nuova Sardegna

Quirra, nel processo dei veleni non ci sono colpevoli

di Giusy Ferreli
Quirra, nel processo dei veleni non ci sono colpevoli

Lanusei: dopo 5 anni tutti assolti gli otto ex comandanti della base militare

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LANUSEI. «Assolti perché non c’è prova idonea a dimostrare la sussistenza del fatto». In un silenzio irreale, il verdetto di assoluzione per gli otto ex comandanti del Poligono sperimentale interforze del salto di Quirra, pronunciato con voce ferma dal giudice monocratico Nicole Serra, irrompe nell’aula a sciogliere la tensione accumulata nella giornata più lunga di un processo lunghissimo durato oltre 5 anni. Una giornata iniziata alle 10 con le repliche dei difensori di Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi e Paolo Ricci, Gianfranco Fois e Fulvio Francesco Ragazzon, gli alti ufficiali che si sono avvicendati alla guida della base e del distaccamento di capo San Lorenzo dal 2002 al 2010, e culminata nel pomeriggio, quando accusa, difesa e parti civili, ascoltano la sentenza del tribunale di Lanusei che cancella, se non altro sul piano giudiziario, le imputazioni a carico di generali e colonnelli. Tutti finiti a processo con l'accusa di omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri per non aver interdetto le aree militari dove si svolgevano brillamenti e lanci di missili e non aver dotato il personale delle necessarie protezioni individuali.

Passati i primi istanti dal verdetto, al primo piano del palazzo di giustizia di viale Marconi i comandanti stringono le mani dei loro difensori. Degli otto imputati, in quattro, Cecchetti, Ragazzon, Quattrociocchi e Ricci, sono presenti in aula al momento della lettura del dispositivo ma solo uno rilascia una brevissima dichiarazione. «Ho sempre avuto fiducia nella giustizia. Ora che ha fatto il suo corso e dimostrato la nostra estraneità ai fatti contestati posso dirmi felice», commenta il generale Cecchetti. A parlare per loro sono gli avvocati. «Eravamo convinti delle nostre ragioni, le tematiche erano abbastanza complesse e si prestavano a diverse interpretazione. Avevamo fiducia nella competenza del giudice, fiducia ben ripagata», dice l’avvocato Francesco Caput. Per il suo collega Leonardo Filippi il procedimento, nato male, è finito nell'unica maniera possibile: con l'assoluzione.

«Questo processo – sottolinea il legale – è nato nell’incertezza dello stesso pm che partito dall'omicidio volontario è passato al disastro per poi ripiegare sull'ultima imputazione. Anche questa si è rivelata insussistente: l'apposizione di un cartello non può impedire un disastro. Un'accusa insostenibile che si è conclusa con un nulla di fatto». Nel collegio difensivo dei comandanti del Pisq , con l'avvocato dello Stato Giandomenico Tenaglia, ci sono anche Andrea Chelo e Pierfrancesco Caput. «Siamo contenti perché questa vicenda ha segnato pesantemente, e alla luce del pronunciamento del giudice anche ingiustamente, le vite dei nostri assistiti – dice il primo –. Aspetto di leggere le motivazioni per capire quale filo logico abbia seguito il giudice. Nel frattempo non posso aggiungere altro se non gioire per questa assoluzione», commenta il secondo.

L'avvocato Caput non è l'unico ad attendere le motivazioni Che verranno depositate entro 90 giorni. «Leggeremo le motivazioni della sentenza per valutare una eventuale impugnazione – dice il pm Biagio Mazzeo che con Daniele Loi ha sostenuto l’accusa –, posso però dire che mi dispiace che non ci siano colpevoli per certe illiceità che noi riteniamo provate: il disastro ambientale, le malattie e gli infortuni derivanti dalle attività del poligono».

Di sentenza ragionevole parla l’avvocato di parte civile Gianfranco Sollai che ha sempre puntato l’indice su quelli che ritiene i veri responsabili del disastro ambientale di Quirra, i vertici della Difesa, dai ministri ai capi di stato maggiore. «La contestazione era quella dell'articolo 437 e, in relazione ai fatti contestati, come ha sentenziato il giudice, non vi è prova idonea – osserva Sollai che indica la strada da seguire –. Rimane aperta la porta del 434 sul disastro innominato. Nulla osta che la procura di Lanusei possa aprire un procedimento per perseguire chi ha inquinato il territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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