Arru: «L’Ats a Sassari era un simbolo di unità»

L'ex governatore Pigliaru con l'ex assessore alla sanità Arru

L’ex assessore: «La riforma non ha avuto il tempo per dare tutti i suoi frutti»

SASSARI. «La politica ha necessità di azioni concrete, che così siano e soprattutto debbano essere percepite dai cittadini per gli effetti positivi nella vita di tutti i giorni, ma si ha necessità di una politica che dia segnali nei momenti difficili, simboli, facilmente comprensibili»: lo sostiene l’ex assessore regionale alla sanità Luigi Arru in una nota con la quale interviene nel dibattito aperto sul fondamentale tema dell’assistenza sanitaria e in particolare della scelta annunciata dall’amministrazione regionale di riportare l’Ares, il centro della gestione, a Cagliari, dopo che la giunta Pigliaru aveva stabilito a Sassari la sede dell’Ats.

Prosegue Arru: «L'azienda per la tutela della salute (Ats) aveva queste due finalità, non essere riusciti a far percepire immediatamente un miglioramento della qualità dei servizi è stato il difetto di una riforma complessa e ambiziosa. Riforma che non ha avuto il tempo necessario per poter dare i suoi risultati, anche se gli osservatori più attenti hanno riconosciuto che la gestione della pandemia ha limitato i danni, favorendo inoltre la diffusione delle vaccinazioni, grazie ai primi frutti della struttura gestionale ed organizzativa dell'Ats».

Per l’assessore alla sanità della giunta di centrosinistra guidata da Francesco Pigliaru «l'obiettivo principale era quello di offrire le stesse opportunità di accesso a tutti i cittadini della Sardegna, superando una situazione di differenze tra i servizi e nelle qualità delle prestazioni, aumentando il livello di specializzazione in maniera uniforme. Prima della nascita delle Ats si avevano molto spesso otto approcci totalmente differenti nella gestione e presa in carico delle persone con patologie comuni. Altro obiettivo - spiega Arru - era quello di colmare, per esempio, inaccettabili differenze nei trattamenti salariali dei dipendenti del sistema sanitario».

Per l’ex assessore è anche una questione di simboli: «La nascita dell’Ats voleva rilanciare un idea di Sardegna, un idea di rete di servizi che iniziavano ad essere ridistribuiti geograficamente, per dare un’idea unitaria della nostra Regione. Non si volevano stimolare inutili e dannosi campanilismi spostando la seda Ats a Sassari, ma si voleva dare un segnale di una distribuzione dei poteri, potere politico, potere gestionale, ma in in ottica di reti. Il tutto praticamente scegliendo Sassari come sede Ats, recuperando un edificio abbandonato, l’ex Ospedale di piazza Fiume, con un recupero molto attento al valore storico e credo contribuendo a rilanciare una parte di una città, con una sede prestigiosa che doveva avere un ruolo fondamentale nella distribuzione e organizzazione delle reti in Sardegna. Una città come Sassari che aveva ricevuto la massima attenzione anche per quanto riguardava le strutture sanitarie, con un finanziamento di circa 200 milioni di euro per riorganizzare, ristrutturare il complesso delle cliniche San Pietro e dell'ospedale Civile».

La Giunta Solinas ha cambiato rotta: «Una giunta guidata da un presidente espressione di forza politica fortemente identitaria segue con molta semplicità una politica che distrugge i simboli, riduce l'operatività programmata per una Sardegna unitaria, per rilanciare otto unità gestionali autonome, che dovranno rapportarsi con un azienda tecnica come Ares, rilanciando un male storico, otto repubbliche sanitarie indipendenti, il tutto condito dalla furia iconoclasta che ha indotto a riportare tutto il potere gestionale nella sede del potere politico».

Conclude l’ex assessore Arru: «Sui risultati gestionali attendiamo i fatti senza pregiudizi, sul livello dei simboli, dell'idea di una Sardegna unita, assistiamo alla sconfitta».

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