Gioco d’azzardo la cattiva strada che fa deragliare
di Stefania Remedia
Dal gioco inebriante alla patologia: un piccolo balzo e si entra in una nuova dimensione, dove il divertimento lascia spazio a nuove e sconosciute sensazioni. A piccoli passi, quasi in sordina, si...
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Dal gioco inebriante alla patologia: un piccolo balzo e si entra in una nuova dimensione, dove il divertimento lascia spazio a nuove e sconosciute sensazioni. A piccoli passi, quasi in sordina, si lascia la sana competizione con gli amici, il confronto ridanciano e divertente, la goliardia e la spensieratezza per scegliere una strada solo apparentemente lieve e stimolante, piacevole e appagante come nessun'altra, piena di intense emozioni e di grandi soddisfazioni. La strada, una strada senza cartelli indicatori, è quella del gioco d'azzardo. La si intraprende inizialmente senza sceglierla, talvolta solo per guardare, per provare, ma poi non si trova l'uscita e si rimane bloccati al suo interno come in un labirinto. Le prime vittorie sono indimenticabili, ma poi si perde, e inizia la spasmodica ricerca del rifarsi per ritrovare la sensazione di vincere ancora. Tutto diventa più difficile perchè il bisogno di giocare cresce e cresce, fino a coinvolgere ogni aspetto della vita sociale. Lo studio e il lavoro perdono importanza, tutto ruota attorno al gioco, e alla fine ci si domanda se quelle bellissime sensazioni iniziali siano mai davvero esistite. Il giocatore prende coscienza della sua dipendenza ma non riesce a fermarsi, e anzi sente crescere il suo stato d'angoscia, di impotenza, di ansia. Il primo e l'ultimo pensiero sono rivolti al gioco. I numeri che riguardano la patologia sono impressionanti come evidenziato da un'inchiesta recentemente svolta dalla Nuova Sardegna: 355 milioni i soldi spesi per il gioco d'azzardo nel Sassarese nel 2016, di cui 256 fagocitati dalle slot machines, 46 dai Gratta e Vinci, 30 dal gioco del Lotto, 10 dal Superenalotto. “una spesa stimata di 600 euro annui per abitante, compresi i neonati”. La fascia media d'età risulta essere tra i 45 e 64 anni, ma si calcola che 20 adolescenti su 100 siano a rischio. Le scuole possono fare molto. È di fondamentale importanza che l'argomento venga discusso nelle aule scolastiche. Molti dei ragazzi da me interpellati erano a conoscenza del significato di “gioco d'azzardo” e “gioco patologico”; alcuni hanno mostrato di conoscerne le conseguenze fisiche (depressione, insonnia, ansia), altri quelle psichiche (asocialità, isolamento, perdita dei contatti più importanti, spendita di denaro senza controllo). Una drastica riduzione dell'offerta potrebbe portare ad una altrettanto drastica riduzione del gioco? Non è dato saperlo. Un fatto è certo: è possibile uscirne, e lo si può fare grazie all'aiuto specialistico, alla vicinanza di parenti ed amici ma soprattutto grazie a un'enorme forza di volontà.
Stefania frequenta l’Itcg Deffenu di Olbia
Stefania frequenta l’Itcg Deffenu di Olbia
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