La Nuova Sardegna

Aias, primo via libera al concordato

di Mauro Lissia
Aias, primo via libera al concordato

Il Tribunale approva il piano di risanamento, la parola passa ai creditori. I Randazzo venderanno tutti i beni aziendali

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CAGLIARI. Si apre uno spiraglio verso la salvezza per la rete di assistenza ai disabili e per i 700 lavoratori rimasti nell’organico dell’Aias: dopo una prima bocciatura e a distanza di due anni dalla richiesta di fallimento presentata dal sostituto procuratore Daniele Caria, la sezione fallimentare del tribunale presieduta da Ignazio Tamponi ha ritenuto accettabile il piano di risanamento proposto dalla Fondazione Stefania Randazzo, dall’Aias Cagliari e dall’Aias Sardegna e ha firmato il decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo che, se rispettata e soprattutto se compatibile col mercato, manterrebbe in piedi l’attività nata nel 1967 e sistemerebbe i crediti privilegiati tra cui quelli coi dipendenti, che avanzano undici mensilità arretrate, Tfr, bonus, tredicesime e altre pendenze. Rivisto e integrato in base alle osservazioni dei giudici, il piano prevede la prosecuzione dell’attività e la cessione di tutti i rami aziendali, sia di riabilitazione che residenziali, entro l’anno successivo all’omologa del concordato, il recupero o la cessione dei crediti aziendali, quindi la liquidazione dei beni mobili e immobili extra core business. Nella proposta è previsto anche l’apporto di finanza esterna per 350 mila euro, soldi freschi che dovrebbero servire a soddisfare creditori chirografari originari e degradati per incapienza, vale a dire per mancanza di liquidità. La famiglia Randazzo, storica fondatrice dell’Aias col padre Bruno, uscirebbe di scena almeno nelle vesti attuali di proprietaria, a mandare avanti i servizi Aias potrebbero essere gli acquirenti o i Randazzo stessi, ma solo come gestori. Tutto lascia credere che il via libera alla procedura concordataria non trovi intoppi, considerato che almeno a livello di impegni e valutazioni garantirebbe condizioni migliori ai creditori rispetto al fallimento. Ma perché il piano venga approvato formalmente e si possa passare alla fase operativa, in particolare alla vendita dei beni, manca un passaggio previsto dalle nuove norme fallimentari e considerato centrale: l’approvazione della proposta da parte dei creditori ammessi al voto. La loro convocazione è stata fissata dal giudice delegato Nicola Caschili per il 29 marzo 2022 alle 10, l’avviso è in fase di notifica.

Se il concordato andrà a buon fine lo diranno i dodici mesi successivi all’omologazione, sempre che arrivi. Intanto però va registrata la flessibilità dell’azienda e l’apprezzamento, sia pure segnato da dubbi e prudenze, da parte del tribunale. Nel piano proposto i Randazzo non ci sono, mentre in quello precedente la famiglia avrebbe mantenuto il dieci per cento del pacchetto, forse per conservare una quota di potere decisionale sulle scelte di prospettiva. Nella documentazione offerta al tribunale compaiono alcune manifestazioni d’interesse da parte di altre aziende, che però - come i giudici fallimentari osservano - almeno in questa fase sembrano disposte ad acquistare alcuni immobili e attività ma a un prezzo decisamente più basso di quello indicato nel piano rivolto al concordato. Come dire che sarà il mercato a dire l’ultima parola sulla realizzabilità del progetto di risanamento. Almeno però la strada è tracciata fin nei dettagli e c’è l’adesione critica del tribunale, malgrado da qui alla realizzazione del piano il cammino appaia impervio. Certo la possibilità di dare ristoro alle attese dei dipendenti rimasti in servizio - erano 1200, circa 400 sono usciti - rappresenta un dato importante. Diverso il destino degli altri creditori, quelli che nella gerarchia di legge non vengono considerati privilegiati: ai crediti chirografari vengono devolute le briciole, una quota pari a circa il 38 per cento del volume finanziario ipotizzato per salvare l’Aias.

A scorrere il piano emergono alcune novità che il tribunale ha ritenuto significative. Su tutte la proposta di transazione fiscale, che prevede il degrado fino al 37,90 per cento dei crediti riferiti a fornitori, enti previdenziali, agenzie fiscali, banche, enti locali e crediti contestati a vantaggio dei lavoratori dipendenti, autonomi e professionisti.

Il tribunale ha fra l’altro nominato commissari giudiziali i commercialisti Gianluca Fadda e Giuseppe Aste.



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