Un Natale di angoscia per i cassintegrati sardi

Scaduta la procedura di licenziamento di Air Italy, domani 9 dicembre incontro decisivo. Migliaia i lavoratori di trasporti e industria che temono per il loro futuro

SASSARI. È la festività della speranza, e c'è chi spera nel miracolo di Natale. Sono i 1322 dipendenti Air Italy, 600 sardi, per i quali oggi scade la procedura di licenziamento collettivo e che domani rischiano di vedersi recapitare le lettere. È solo una delle vertenze che mettono a rischio il futuro di migliaia di lavoratori isolani, per i quali la serenità appare come una chimera. Quella dell'ex Meridiana è l'emergenza più imminente: domani c'è «l'incontro al ministero del lavoro e i liquidatori dovranno confermare o meno la volontà già manifestata di non prorogare la Cigs - spiega Arnaldo Boeddu, Filt Cgil - Siamo molto preoccupati. Abbiamo cercato interlocuzioni politiche per fare in modo di convincere la proprietà (Qatar Airways e Alisarda, ndc). La quale afferma di non avere più alcuna attività in corso, strutture e velivoli, di aver pagato tutti fornitori (salderà anche il mancato preavviso ai lavoratori) e di non avere più debiti. Ma secondo noi è chiaro che hanno un dovere dal punto di vista sociale, devono concedere l'istanza per dare una speranza ai lavoratori per un'altra collocazione in un momento in cui il mercato aereo si sta riprendendo». A giorni la discussione dell'emendamento (divenuto ordine del giorno) alla finanziaria che mira a parificarli ai colleghi Alitalia: «Ma la proprietà è categorica: anche se dovesse essere approvato, sulla proroga la risposta sarebbe comunque no» dice Boeddu.

Sempre in tema di trasporti, occhi puntati sul Porto canale di Cagliari, dove si taceva solo transhipment (trasferimento di carico da una nave all'altra): «Quando il mercato si è ripreso, dall'oggi al domani Contship ha deciso di spostare il traffico su Tangeri, in Marocco, contando sul costo del lavoro inferiore, i vincoli antinquinamento meno pressanti e altre agevolazioni. Lasciando 192 lavoratori in una situazione simile a quella di Air Italy, perché sono andati via lasciando un disastro e senza firmare un accordo di Cig per altri 12 mesi. Ora i portuali si trovano con la Naspi disoccupazione in scadenza. Abbiamo presentato al governo un progetto di costituzione di un'agenzia per il lavoro con durata massima di 3 anni come è stato fatto con successo a Gioia Tauro e Taranto; da qui si attinge per le chiamate, chi lavora è già formato e pronto, chi è fermo ha un sostegno. Chiaro che non si può riprendere puntando solo sul transhipment, perché così si muore, e guardiamo con speranza agli investimenti del Gruppo Grendi».

Chimica, energia e metallurgia sono gli altri nodi da sciogliere e non è facile perché «sono tutti collegati al problema della transizione energetica - spiega Pierluigi Loi, segretario Uiltec - le cui incertezze su modalità e tempi rischiano di fermare l'intero settore industriale dell'isola. E questo senza che ci sia un'idea di sviluppo da parte della Regione che stiamo sollecitando affinché riapra un tavolo tecnico col governo. Siamo in attesa del Dpcm che dovrebbe sancire l'arrivo del gas in Sardegna, ma che ancora non ha visto la luce: è fondamentale per avere la risorsa energetica necessaria per far ripartire, ad esempio, lo stabilimento di Eurallumina, 700 dipendenti diretti e 4-500 dell'indotto». Loi spiega che l'isola «paga in maniera pesante i maggiori costi dell'energia elettrica, che hanno messo in crisi Portovesme srl, controllata dal colosso Glencore, la quale ha posto in cassa integrazione 408 lavoratori. Giovedì mattina andremo a Villa Devoto perché vogliamo che su questa cosa Solinas apra un tavolo istituzionale, come stanno facendo Veneto ed Emilia Romagna.

E con questi chiari di luna anche la ripartenza di Sider Alloys, polo dell'alluminio, è in ballo. Ci sono le autorizzazioni per la ristrutturazione dell'impianto, ma se gli acquirenti svizzeri non potessero agire con un costo dell'energia accettabile si rischia di pregiudicare la ripartenza e con essa il futuro di 376 lavoratori. E poi le centrali Enel del Sulcis e di Fiume Santo, per le quali con la decarbonizzazione fissata per il 2025 si ipotizza la chiusura.

A Porto Torres rischia anche il progetto di chimica verde, quello previsto dagli accordi è stato realizzato solo per una piccola parte anche a causa dei contenziosi tra Enimont ed Eni. Anche qui molto dipende dai costi energetici». Che fanno temere un Natale di passione.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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