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L’ultimo confronto a Palazzo Chigi

L’ultimo confronto a Palazzo Chigi

Prima dell’intesa formale ci sarà un confronto tra Governatore e Premier

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CAGLIARI. «Caro presidente, al termine del nostro lavoro istruttorio il testo finale del decreto sarà trasmesso a Palazzo Chigi. In quella sede potrà confrontarsi con lo stesso presidente Draghi». Forse non sono state queste le parole usate dal ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani nei salti finali al termine della riunione di venerdì che ha gettato le basi per chiudere il dossier energia, ma il senso del ragionamento non è equivocabile: il confronto sulla proposta di testo finale del decreto e la successiva intesa avverrà tra Draghi e Solinas e sarà al premier che lo stesso Solinas formulerà l’intesa sul decreto. Spazi per ulteriori mediazioni sono possibili, ma sono ridotti al lumicino. Il testo presentato dal Governo nei giorni scorsi tiene conto delle osservazioni di quasi tutti gli attori di questa partita, ma non tiene conto delle esigenze della parte di Sardegna, in pratica tutta l’area centrale e un pezzo della Gallura, che rischiano di essere fuori, adesso, dalla partita del metano. In pratica solo i comuni ricadenti nei 18 bacini gestiti da Medea (la società di Italgas che gestisce le reti locali di distribuzione) hanno la certezza di poter approvvigionare i propri residenti con tariffe di trasporto stoccaggio e distribuzione del gas regolate.

Gli altri rischiano, visto che i cantieri non sono avviati al momento dell’entrata in vigore del decreto, di perdere il “treno” del metano. E così alcuni dei punti irrinunciabili di qualsiasi sistema energetico, la coerenza, la sicurezza, l’omogeneità e la diffusione, vengono meno. Colpa di questo decreto? Semmai colpa della legge del settembre del 2020, voluta dal governo Conte bis, che ha fissato il sistema sardo con la “virtual-pipeline”, con i trasporti interni su gomma, con uno sguardo quasi esclusivo alle tradizionali aree produttive a nord e a sud. Una legge voluta, pensata e votata in queste forme soprattutto per la volontà, inspiegabile con le tradizionali logiche politiche, dei CinqueStelle a cui le altre forze dell’allora maggioranza non hanno avuto la capacità di opporsi. Questo decreto non poteva che applicare quella legge. Semmai l’ha migliorata in diversi punti. Non l’ha stravolta perchè non lo poteva fare. Adesso toccherà alla Regione cercare ulteriori modifiche. E per farlo dovrà bussare a Palazzo Chigi. All’ufficio più autorevole.(g.cen.)

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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