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La prof sassarese dei viaggi su Marte in campo contro la malaria

La docente ha scoperto un nuovo farmaco. A ottobre il brevetto spaziale


12 dicembre 2021 Paolo Ardovino


SASSARI. «Sono una semplice docente e ricercatrice», dice, e sul piano teorico è anche vero. Diciamo però che il suo concetto di ordinario va ben oltre il senso comune. La professoressa Antonella Pantaleo, del dipartimento di Scienze biomediche all’università di Sassari, da qualche settimana è diventata la prof dello spazio. Merito suo e di tutto il gruppo di ricerca protagonista di una scoperta che potrebbe aiutare, non poco, il programma dei futuri viaggi su Marte. Basterebbe già questo, e invece c’è un altro grande progetto a cui Pantaleo sta lavorando da anni: si tratta di un nuovo farmaco contro la malaria.

Verso l’infinito e oltre. Seduta tra il rettore dell’Uniss Gavino Mariotti e il presidente del distretto aerospaziale sardo Giacomo Cao, Antonella Pantaleo ha presentato a ottobre un brevetto spaziale, letteralmente e per importanza. Attraverso un apparecchio, il clinostato, è possibile replicare l’atmosfera marziana, con assenza di gravità e presenza massiccia di anidride carbonica: in queste condizioni, gli studi hanno provato che una microalga, la spirulina, non solo resiste, ma vive e cresce. «La spirulina, il nuovo oro verde, può diventare una risorsa. In condizioni per noi estreme, in un ambiente pieno di CO2, l’alga è capace di produrre ossigeno». Tradotto: gli astronauti del futuro (prossimo), potrebbero riuscire a respirare e nutrirsi, su Marte, proprio grazie al brevetto ideato a Sassari. «La cosa bella è vedere la Sardegna protagonista nelle missioni spaziali». Tutto è nato nel dicembre 2019, dall’incontro con il professor Cao, anche amministratore del Crs4, da cui è scaturita la collaborazione che coinvolge anche l’università di Cagliari e l’azienda Tolo green. «Si è presentata un’opportunità da non perdere – così la docente Pantaleo – anche per tenere alta la bandiera di professor Pippia». Proto Pippia, scomparso nel 2016, pioniere in Italia della biologia spaziale. Con lui, otto anni fa aveva preso parte a una missione dalla base di Kiruna, in Lapponia, a -45 gradi, «dove abbiamo studiato la trasduzione del segnale nei linfociti T primari umani in gravità alterata utilizzando un razzo sonda». E oggi prosegue il percorso iniziato dal suo maestro. È un momento propizio per l'isola, per sentirsi realmente dentro al grande programma dell’uomo nello spazio. A breve l’Esa, l'agenzia spaziale europea, potrebbe far pervenire la richiesta di utilizzare l’apparecchio brevettato direttamente sulla stazione.

Dagli shuttle alle zanzare. E pensare «che questo non è propriamente il mio campo, l’ho ereditato e col tempo mi ci sono appassionata – commenta Antonella Pantaleo – ma parallelamente sto lavorando da tempo a un’altra importante ricerca». Visibilmente emozionata, racconta del lungo studio che da oltre dieci anni la vede in prima linea contro la malaria (che nel 2019 ha ucciso mezzo milione di persone nel mondo). Ha portato a casa già tre brevetti internazionali e – per scaramanzia si fanno tutti gli scongiuri – il farmaco a cui sta lavorando dovrebbe entrare presto nel mercato. Rispetto alla consueta terapia che ad oggi viene usata per trattare la malaria, spiega la professoressa, «consente di eliminare tutti i parassiti dal 90% dei pazienti entro 48 ore e dal 100% dei pazienti entro tre giorni. Si guarisce in meno della metà del tempo rispetto a chi viene trattato con terapia antimalarica standard. La scoperta sta nel fatto che, negli ultimi cinquant’anni, tutti i trattamenti per la malaria hanno utilizzato farmaci che prendono di mira il parassita stesso, consentendo al microrganismo di sviluppare una resistenza. Il nostro ha come target un enzima dell’eritrocita (ospite) e blocca una serie di modificazioni a livello della membrana eritrocitaria non consentendo la reinvasione del parassita verso altri eritrociti». "Nostro" non è plurale maiestatis, comprende l’ampia collaborazione che vede la Purdue university di West Lafayette, in Indiana, l’università di Torino e la Huè university in Vietnam.

Marchio Usa. Aveva avviato gli studi proprio all’Università di Sassari, poi è arrivato il finanziamento della compagnia americana Hulow e Antonella Pantaleo da alcuni anni gira per il mondo. «Il farmaco è stato testato prima ex-vivo in Uganda, dove prelevavo il sangue di pazienti affetti da malaria. Ha funzionato e abbiamo ottenuto il permesso di testarlo nei villaggi della provincia di Quang Tri, in Vietnam, dove il parassita è resistente alle cure normalmente utilizzate». È andata bene anche lì, l'ultimo step è stato in Laos. Tutti i risultati ottenuti nei trial clinici sono pubblicati su una rivista di grande impatto scientifico, il Journal of experimental medicine. «Ora pianifichiamo di richiedere l’approvazione della Food and drug administration degli Stati Uniti, ampiamente rispettata in tutto il mondo: in caso di esito favorevole quasi tutte le altre nazioni, in particolare i paesi che soffrono di malaria, adotteranno il farmaco».

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