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Le donne protagoniste del cambiamento

Le donne protagoniste del cambiamento

Una presenza decisiva nel mondo dell’associazionismo, delle aziende, delle professioni e della cultura

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MAMOIADA. “Lea sas mamujadinas/ biancas, rujas che melas/artas parene pandelas/ e sun totu ballerinas”. Prima ci viene in soccorso la poesia (la strofa è del vate orgolese Giovanni Pira), poi la cronaca quotidiana che le vede protagoniste e non comparse della vita della comunità. E se il poeta ha messo in risalto la bellezza non c’è tra le donne di Mamoiada solo forma, che sarebbe poca cosa se non fosse accompagnata, dalla concretezza, dall’agire quotidiano e dal consigliare.

Presenti nelle associazioni che spesso guidano con il piglio giusto, non c’è settore dove non eccellono mostrando capacità e qualità indiscusse. Dunque se il paese ha ritrovato dopo i periodi bui del passato slancio vitale ed entusiasmo molto si deve proprio a loro. Che non mancano di certo di coraggio e di voglia di osare, come quando nel carnevale del 2001 una decina di loro, si mascherarono e danzarono vestite da mumuthones rivelando i loro visi femminili solo alla fine una volta dismessa la maschera lignea. E se le campagne, le vigne intorno al paese sono diventate ancora di più rispetto al passato un valore aggiunto, c’è anche la loro buona mano.

C’è chi ha una cantina e un vino tutto loro come le sorelle di Eminas, altre che la guidano in coabitazione con il marito (Fabiana Gungui e Toto Mele dell’azienda Muzanu) o con il fratello (Grazie e Marco Canneddu cantina Zibbo) altre che sono diventate delle professioniste del vino come l’enologa Federica Dessolis, anche lei giovanissima e tornata in paese dopo importanti esperienze lavorative in Spagna e Francia con il sogno di una cantina tutta sua.

Anche al Museo delle Maschere Mediterranee di piazza Europa c’è anche visione e sguardo femminile. Rita Mele costituisce assieme a Gianuigi e Mario Paffi la cooperativa Viseras. «Ho lavorato a Dublino come ragazza alla pari, guida in un castello medievale, e travel advisor all ufficio del turismo - dice Rita - . Poi ho scelto di tornare in Sardegna perché credevo nelle potenzialità di Mamoiada. All'epoca c’era una visione del futuro che ci ha portato poi ai risultati che stiamo vivendo oggi. La mia è stata una scelta ma davvero credevo nel progetto Mamoiada. Bisogna stare attenti a conservare quella, anche perché è servito tanto lavoro da parte degli operatori economici e culturali e di tutta la comunità per arrivare a questi risultati. Il museo è stato trainante e oggi anche altri settori sono diventati virtuosi».

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