Da Cagliari a Porto Torres un viaggio-incubo di 7 ore

Per un guasto al treno i passeggeri portati a destinazione con un pullman

SASSARI. Altro che collegamenti ferroviari a idrogeno, altro che mobilità moderna e rispettosa dei diritti e delle esigenze di chi sceglie di viaggiare senza utilizzare l’auto e dare un contributo per decongestionare il traffico e migliorare i livelli di sicurezza stradali. In Sardegna siamo ancora lontani dalla modernità: e se si ferma un treno per un guasto - perchè può succedere - non ne esiste uno di riserva. Quindi non si parte, come è successo lunedì pomeriggio per la linea Cagliari-Sassari. Oppure i passeggeri a loro insaputa vengono chiamati a un sacrificio enorme: imbarcarsi sugli autobus (nel caso specificio 4) e cominciare un lungo viaggio (che dura dalle sei alle sette ore e mezza) per spostarsi dal sud al nord dell’Isola e fare rientro a casa. Una scommessa, una sfida che ha dell’incredibile, anche perchè se ci si aggiunge una “perfetta disorganizzazione”, beh allora quel viaggio senza fine sarà difficile da dimenticare.

I passeggeri sono stati fatti salire sugli autobus senza un criterio, soprattutto senza capire quale fosse la destinazione. Per fare un esempio: se quelli diretti a Sassari e Porto Torres fossero stati accolti tutti nello stesso pullman, il mezzo pubblico (che non si muove su binari ma su strada) poteva evitare di fare tutte (ma proprio tutte) le fermate e arrivare a destinazione molto prima.

Ma è così, la Sardegna parla di idrogeno, di innovazione, di mobilità da sogno e di treni competitivi, di investimenti strutturali. E la verità invece è un’altra, amarissima e umiliante. Una situazione da terzo mondo, ignorata da chi fa finta di non vedere che la Sardegna è indietro di troppi anni. Rfi e Regione si incontrano, parlano di prospettive, organizzano tavoli e propongono l’Isola come regione pilota per traguardi avveniristici. Ma è solo filosofia, anzi fantasia. Quello che è successo lunedì rappresenta l’ennesima conferma che siamo indietro, lenti, quasi fermi a contemplare il nulla. E se è vero che non c’è un treno sostitutivo per le situazioni di emergenza, è altrettanto vero che non esiste neppure un Piano B che non sia quello di fare salire genericamente i passeggeri sui pullman e avventurarsi in una viaggio a ostacoli e tra tante fermate su una statale 131 disseminata di deviazioni e giravolte che tolgono anche la speranza.

«Quanto accaduto lunedì con il treno partito da Cagliari e diretto a Sassari -Porto Torres ha dell’incredibile».

Questa la valutazione del segretario generale della Filt Cgil Sardegna Arnaldo Boeddu che è intervenuto dopo avere appreso la notizia e i gravi disagi che hanno dovuto sopportare i passeggeri: «Che un treno possa avere un guasto, ci sta – ha detto ancora Boeddu –. I treni così come tutti i mezzi di trasporto possono avere problemi, ciò che non si può accettare sono le soluzioni improvvisate. Gli autobus in sostituzione di treni che hanno avuto un guasto debbono essere meglio organizzati e indirizzati. Non è pensabile che nel 2021 i passeggeri vengano letteralmente sequestrati su bus che effettuano tutte le fermate come se si fosse seduti su un treno, quando sarebbe stato sufficiente incarrozzare i passeggeri rispetto alla destinazione».

E il segretario generale della Filt aggiunge: «Ribadisco ancora una volta che in questa occasione sarebbe stato più corretto mettere a disposizione un altro treno ed eventual mente utilizzare gli autobus sostitutivi per destinazioni più brevi. Le conseguenze sono davvero terribili: un viaggio durato quasi sette ore e mezzo quando si sarebbe potuto risolvere in maniera più snella, corretta e venendo incontro alle esigenze dei passeggeri che avevano come destinazione finale i luoghi più lontani. Sono cose che non devono accadere più».

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