Coronavirus, la rivolta dei sindaci sardi per i tamponi last minute
Superlavoro per le Asl, ma anche tante incombenze scaricate sui Comuni. Nanni Campus: "Va bene lo screening e tenere ancora chiuse le scuole può essere utile ma non bisogna danneggiare la campagna vaccinale"
SASSARI. Come un bambino lanciato in acqua dal padre che usa un metodo drastico per fare in modo che il piccolo impari a nuotare rapidamente, il sistema sanitario sardo si è messo in moto per la campagna di screening rivolta al mondo della scuola e “ordinata” dal presidente della Regione alla vigilia dell’Epifania, quando le vacanze natalizie stavano per terminare. Molti hanno annaspato, qualcuno ha tentato di tenersi a galla. Nessuno ha gradito la tempistica, anche se ai vertici della sanità sarda, appena nominati, nessuno protesta. Solo tra le righe di qualche comunicato si percepisce una certa tensione: «Le Asl di Sassari e della Gallura - si legge in un comunicato - pur nei limiti dei tempi ridottissimi e della carenza di risorse umane hanno organizzato dei punti di esecuzione dei tamponi antigenici». E così, chi più chi meno, hanno tentato di fare tutti. Anche se l’ordine di Solinas, indirizzato principalmente alle Asl, ha finito per coinvolgere (o travolgere) i sindaci. Infatti ieri il malumore tra i primi cittadini sardi dilagava.
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