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Coronavirus, la rivolta dei sindaci sardi per i tamponi last minute

Roberto Petretto
Coronavirus, la rivolta dei sindaci sardi per i tamponi last minute

Superlavoro per le Asl, ma anche tante incombenze scaricate sui Comuni. Nanni Campus: "Va bene lo screening e tenere ancora chiuse le scuole può essere utile ma non bisogna danneggiare la campagna vaccinale"

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SASSARI. Come un bambino lanciato in acqua dal padre che usa un metodo drastico per fare in modo che il piccolo impari a nuotare rapidamente, il sistema sanitario sardo si è messo in moto per la campagna di screening rivolta al mondo della scuola e “ordinata” dal presidente della Regione alla vigilia dell’Epifania, quando le vacanze natalizie stavano per terminare. Molti hanno annaspato, qualcuno ha tentato di tenersi a galla. Nessuno ha gradito la tempistica, anche se ai vertici della sanità sarda, appena nominati, nessuno protesta. Solo tra le righe di qualche comunicato si percepisce una certa tensione: «Le Asl di Sassari e della Gallura - si legge in un comunicato - pur nei limiti dei tempi ridottissimi e della carenza di risorse umane hanno organizzato dei punti di esecuzione dei tamponi antigenici». E così, chi più chi meno, hanno tentato di fare tutti. Anche se l’ordine di Solinas, indirizzato principalmente alle Asl, ha finito per coinvolgere (o travolgere) i sindaci. Infatti ieri il malumore tra i primi cittadini sardi dilagava.

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