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Ora tutti temono il “Generale Omicron”

Ora tutti temono il “Generale Omicron”

Con la possibilità di numerose defezioni c’è anche chi ipotizza un rinvio con una proroga di Mattarella 

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SASSARI. Il «generale Omicron» si abbatte sulla politica, con tre ministri contagiati, seppure in via di guarigione. Una notizia che getta una nuova luce, o forse nuove ombre, sulla imminente elezione del Presidente della Repubblica, a causa degli assembramenti che questo passaggio provoca. C’è persino chi ipotizza un rinvio. Una situazione a cui l'Ufficio di Presidenza della Camera e i Questori stanno lavorando, con una nuova riunione in calendario martedì prossimo. Ma anche un’emergenza che incide nel dibattito politico per la scelta del successore di Mattarella al Quirinale. A risultare positivi al Covid, in questi giorni sono stati i ministri Luigi Di Maio, già guarito, Federico D'Incà e Vittorio Colao, tra i quali il terzo non è parlamentare e quindi non è un grande elettore. Ma al di là di quest'ultimo dettaglio, ciò che appare evidente è che gli inquilini dei Palazzi della Politica sono esposti al contagio per i numerosi contatti che essi hanno. La domanda è dunque se saranno sufficienti le misure che alla Camera si stanno già studiando: ingresso a Montecitorio con mascherina Ffp2; voto attraverso lo scaglionamento dei parlamentari; aumento del numero dei «catafalchi» cioè le cabine entro le quali si vota, togliendo le tendine in tessuto. Il costituzionalista Sabino Cassese ha appoggiato la proposta di Stefano Ceccanti, anch'egli costituzionalista e deputato Pd, di far votare i senatori separatamente a Palazzo Madama per poi scrutinare tutte le schede insieme alla Camera. Per ora i funzionari di Montecitorio sono cauti, e molto dipenderà dall'evoluzione dei contagi. Osvaldo Napoli, esperto parlamentare di Coraggio Italia, ha gettato un sasso nello stagno: se il numero dei parlamentari impediti di votare, tra positivi e in quarantena, impedisse di raggiungere il quorum di 505 voti dal quarto scrutinio, andrebbe «rivolto un appello al presidente Mattarella perché rimanga nel suo ufficio» con un «rinvio a data da destinarsi». In pratica un regime di «prorogatio» di Mattarella che garantirebbe la chiusura della legislatura con l'attuale tandem di inquilini al Quirinale a a Palazzo Chigi. A livello di dibattito politico il Pd, con Debora Serracchiani, ha ribadito la volontà di dialogare con Lega e centrodestra per raggiungere «la massima condivisione possibile su un nome» non divisivo come quello di Berlusconi per i dem non accettabile.

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