I 28 grandi elettori sardi in ordine sparso: a Berlusconi 10 voti

Il Cavaliere può contare sul centrodestra, Solinas e Pais. Il M5s dimezzato rispetto al 2018 punta all’intesa con il Pd

SASSARI. Se la partita del Quirinale si fosse giocata 4 anni fa, all’indomani delle politiche, il tandem 5 stelle-centrosinistra avrebbe avuto i numeri per eleggere il presidente a partire dal quarto scrutinio, senza neanche il bisogno dei grandi elettori regionali. Ma quattro anni dopo lo scenario è completamente mutato. Il Movimento non si è dimezzato ma quasi e il Pd ha perso la costola renziana, mentre il centrodestra ha rimpolpato le sue fila con transfughi vari. Ecco perché oggi azzardare un pronostico su chi sarà il successore di Mattarella è molto difficile. Un emblema di quanto è accaduto in questi anni in Parlamento è la pattuglia sarda. Nel 2018 ci fu l’exploit dei 5 stelle, che nell’isola toccarono quota 42 per cento. Il che volle dire 16 parlamentari su 25. Gli altri 9 andarono tre al Pd, tre a Forza Italia, due a Lega-Psd’Az (c’era anche Solinas) e uno a Fratelli d’Italia. In Sardegna la futura alleanza giallorossa - ai tempi considerata da entrambe le parti più che fantascientifica - aveva 19 parlamentari su 25. Oggi la forza dei grillini si è dimezzata, i sardi iscritti al gruppo dei 5 stelle sono rimasti 8: l’ultima defezione è quella di Lucia Scanu, deputata oristanese, passata a Coraggio Italia di Toti e Brugnaro. Il Pd, invece, pur avendo perso Giuseppe Luigi Cucca, andato con Renzi, ha guadagnato Andrea Frailis, eletto al posto dell’ex 5 stelle Andrea Mura, e Gianni Marilotti, arrivato dal Movimento.

La pattuglia sarda, dunque, si presenta alla corsa del Quirinale abbastanza variegata. Da una parte c’è il centrodestra che insiste su Berlusconi. Nell’isola il Cavaliere avrebbe sicuri i voti dei forzisti Emilio Floris, Ugo Cappellacci e Pietro Pittalis, quelli dei leghisti Guido De Martini e Lina Lunesu, del sardista Carlo Doria (eletto al posto della grillina Vittoria Bogo Deledda, morta nel 2020) e del meloniano Salvatore Sasso Deidda. A questi vanno aggiunti anche i voti del governatore Christian Solinas, sardista, e del presidente del Consiglio, Michele Pais, leghista, i grandi elettori espressi dalla maggioranza di centrodestra. Potrebbe appoggiare Berlusconi anche Coraggio Italia di Toti, e dunque anche l’ex grillina Scanu, mentre Renzi - e dunque anche Cucca - ha escluso l’appoggio al Cavaliere. Per ora.

Chi sicuramente non gli darà i voti sono i parlamentari del Pd, i deputati Romina Mura, Gavino Manca, Andrea Frailis e il senatore Gianni Marilotti, più il capogruppo in Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, il grande elettore espresso dalle minoranze. Vale lo stesso discorso per ciò che resta dei 5 stelle: Ettore Licheri, Elvira Lucia Evangelista, Emiliano Fenu, Nardo Marino, Paola Deiana, Alberto Manca, Luciano Cadeddu e Mario Perantoni. Per ora i giallorossi non hanno una posizione comune, ma l’obiettivo di Letta e Conte è quello: riprende quota l’ipotesi di un bis di Mattarella, ma resta in piedi anche la candidatura Draghi. Uno scenario a cui potrebbe aderire anche Mara Lapia, ex 5 stelle, oggi capogruppo del Centro democratico, partito che gravita nell’alveo del centrosinistra. No sicuro a Berlusconi ma anche a Draghi da parte di Pino Cabras, Andrea Vallascas ed Emanuela Corda, i tre fuoriusciti dal M5s dopo la fiducia al governo in carica. I tre esponenti di L’alternativa c’è puntano su un «garante della Costituzione».

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