Il boom dei prezzi: carburanti ed energia spingono giù le imprese

Lai (Confartigianato): l’aumento del costo dei trasporti si ripercuote sui clienti

SASSARI. Il problema non riguarda solo il momento del pieno nella stazione di servizio, che pure è già di per sé fonte primaria di malumore. Degli altri effetti degli aumenti di diesel, benzina e gas ci si accorge dopo, quando parcheggiato quel mezzo che ti prosciuga il conto più di un figlio viziato, si entra in negozio per la spesa. Perché il guaio vero è che quei maggiori costi si ripercuotono a catena su tutta l’economia, e quindi su ogni aspetto della nostra vita. Tutto costa di più alle aziende e ai loro clienti.

«Le aziende dell’autotrasporto si trovano ormai schiacciate sia dai rincari dell’energia all’ingrosso, sia da quelli dei carburanti al dettaglio – spiega Maria Amelia Lai, presidentessa di Confartigianato Imprese Sardegna – e sulle attività produttive grava il peso della ripartenza dell’economia dopo i lockdown»: lo sblocco delle attività e la ripresa hanno infatti provocato effetti benefici ma anche un improvviso aumento del fabbisogno di energia che ha mandato in tilt il sistema. «Ricordiamoci che in particolare nell’isola più dell’80% delle merci è veicolata su gomma e attraverso le navi – prosegue la Lai – Se pensiamo come l’aumento del prezzo alla pompa del gasolio solo pochi giorni fa abbia toccato i 1598,01 euro per mille litri (+10% più della settimana precedente), possiamo immaginare dove questo extracosto andrà a scaricarsi: prima sulle imprese del trasporto merci, poi sulle aziende di trasformazione e infine sui consumatori, quindi sull’economia».

Secondo la numero 1 degli artigiani «nessuna produzione è esente dai rincari. Abbiamo già visto l’impennata dei costi del ferro e del cemento, delle farine e degli zuccheri, oppure quello dell’abbigliamento; tutti aumenti parzialmente assorbiti dalle imprese ma che a lungo andare queste non potranno più reggere. Un vero salasso per tante categorie di lavoratori e piccole imprese che davvero avrebbero bisogno di una mano dallo Stato, il quale potrebbe restituire parte di questo gettito. Proprio la questione carburanti è il primo tema della politica dell’autotrasporto di questo inizio 2022».

Lo Stato potrebbe fare parecchio: Confartigianato ha chiesto al Governo di «ragionare su un credito d’imposta temporaneo, destinato agli autotrasportatori e a chi utilizza un veicolo ogni giorno per motivi di lavoro, come tassisti e agenti di commercio, per l’acquisto di gasolio e gas naturale per autotrazione e usi industriali. Garantirebbe, insieme alla riduzione dell’aliquota Iva al 5% già in vigore, sia un’immediata ripresa della produzione delle filiere industriali ad alta intensità di consumo di gas naturale, sia una distensione dei prezzi al consumo».

«L’aumento del costo dell’energia e dei carburanti – spiega il segretario regionale di Cna, Francesco Porcu – rappresenta la criticità maggiore e si scarica in tutte le attività e fasi della produzione, toccando anche quelle imprese che non consideriamo tipicamente energivore. Rincari che vanno avanti da settimane e i maggiori costi non sono ancora stati scaricati sul cliente finale, specie per quanto riguarda le piccole imprese. Questo comporta un’erosione dei margini di ricavo, sempre più risicati in una situazione di competizione aperta, la situazione rischia di diventare molto delicata se a stretto giro non ci dovessero essere interventi del Governo». Porcu sottolinea come la lievitazione dei costi stia creando problemi, ad esempio, a quegli autotrasportatori che hanno investito in automezzi green con trazione a gas, che stanno rispolverando quelli a gasolio, più impattante ma il cui aumento è stato comunque più contenuto. In Sardegna, tra l’altro, i problemi sono amplificati dall’insularità: «Per quanto riguarda l’energia già parliamo di un 30-35% in più, se poi aggiungiamo le diseconomie legate al trasporto per le imprese sarde diventa una tragedia, con un costo aggiuntivo che le pone fuori mercato». All’inizio si pensava che l’innalzamento dei costi si risolvesse in una fiammata che sarebbe stata presto ridimensionata ma così non è stato. «Così le imprese non possono far altro che cercare di barcamenarsi – dice Porcu – ma con i margini così ridotti e la necessità di tenere fede agli impegni senza penalizzare l’utente è difficile far quadrare i conti: nel giro di poche settimane le aziende, già alle prese con problemi di liquidità, rischiano grosso. Stiamo interloquendo col Governo perché la situazione sta divenendo insostenibile».

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