Casellati non ce la fa È scontro sulla Belloni
di Cristina Ferrulli
La candidatura della presidente del Senato bocciata anche dal centrodestra Trattative nella notte: rispuntano i nomi di Draghi, Casini, Amato e Cartabia
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ROMA. Come nel gioco dell'oca, dopo cinque fumate nere e una candidata, la presidente del Senato Elisabetta Casellati, silurata dai suoi stessi alleati, si torna al punto di partenza. E, nonostante nel pomeriggio si riapra la trattativa tra centrodestra e centrosinistra, la soluzione non sembra ancora vicina. Matteo Salvini incontra il premier Mario Draghi, vede Enrico Letta e Giuseppe Conte e poi annuncia che sta lavorando «per una presidente donna in gamba» in asse con Giuseppe Conte e il pensiero di tutti corre al capo del Dis Elisabetta Belloni. Ma arriva lo stop di Matteo Renzi e di Fi e l'invito alla serietà del Partito Democratico. Poi l’ira di Luigi Di Maio che strappa anche con Grillo: «Trovo indecoroso che sia stato buttato in pasto al dibattito pubblico un alto profilo come quello di Belloni. Prima di bruciare nomi bisognava trovare l'accordo della maggioranza di governo». Sottotraccia si lavora nella notte a una rosa di cinque nomi, due donne, Elisabetta Belloni, Marta Cartabia, e tre uomini, Ferdinando Casini, Mario Draghi e Antonio Amato.
Il centrodestra apre la mattinata portando al voto Elisabetta Casellati. «Oggi abbiamo fatto la massima proposta possibile tolto il presidente Mattarella», la spinge Salvini e anche Berlusconi. Uno schiaffo in faccia al centrosinistra, neanche avvisato della scelta, una prova di forza del centrodestra. L'incontro «formale» chiesto dal leader leghista al centrosinistra viene disertato e, per blindarsi dai propri franchi tiratori, il centrosinistra decide di astenersi, entrando in aula ma senza ritirare la scheda. Nel frattempo il presidente della Camera Roberto Fico decide che si andrà ad oltranza con 2 votazioni al giorno. Sulla carta Casellati ha 453 voti e il centrodestra, che decide di segnare le schede per blindare il voto, spera di fare breccia nel gruppo Misto. La presidente del Senato co-presiede lo spoglio al fianco di Fico attirandosi le accuse del Pd di «un atteggiamento inopportuno, non rispettoso delle istituzioni». Alla fine finisce male: 382 voti a Casellati e accuse incrociate nel centrodestra con Giorgia Meloni e Salvini che accusano moderati e centristi. «Stai già festeggiando?», sibila acido, davanti a un capannello di giornalisti, Ignazio La Russa a Giovanni Toti. La tela è rotta, i giochi sono tutti da fare. Nel pomeriggio la notizia che Matteo Salvini ha visto Mario Draghi riapre scenari. Il leader della Lega torna sulla via di un accordo bipartisan che tenga insieme almeno la maggioranza di governo e garantisca i numeri per una fumata bianca. La trattativa si apre con un incontro negli uffici M5s alla Camera tra l'ex ministro dell'Interno, il segretario dem e il presidente 5S. I tre si riaggiornano dopo aver valutato alcune ipotesi. «Parliamo, sono ottimista», si sbilancia Letta che per proteggere il governo aveva evitato di attaccare il centrodestra. È in corso la sesta chiama quando Salvini annuncia: «Sto lavorando perché ci sia un presidente donna, una donna in gamba». A stretto giro lo segue Conte: «C'è la sensibilità di Salvini, spero di tutto il parlamento, per la possibilità di una presidente donna», dice parlando di «almeno 2 super partes». Ma la storia di questa elezione del Quirinale si ripete e i candidati vengono stoppati subito. «Belloni è una straordinaria professionista ma il capo dei servizi segreti in carica non diventa presidente della Repubblica», ci mette la pietra Matteo Renzi. E anche Fi fa sapere che nutre forti perplessità sull'eventualità che ci possa essere un tecnico come presidente del consiglio e un tecnico come presidente della Repubblica. Il Pd invita alla serietà e a non «bruciare con improvvide fughe in avanti ogni possibile intesa». L'unico dato certo è la valanga di voti, 336, che nella sesta votazione prende Sergio Mattarella pescando tra tutti i gruppi, escluso il centrodestra che si è astenuto, e rendendo plastica la speranza dei 1009 grandi elettori.
Il centrodestra apre la mattinata portando al voto Elisabetta Casellati. «Oggi abbiamo fatto la massima proposta possibile tolto il presidente Mattarella», la spinge Salvini e anche Berlusconi. Uno schiaffo in faccia al centrosinistra, neanche avvisato della scelta, una prova di forza del centrodestra. L'incontro «formale» chiesto dal leader leghista al centrosinistra viene disertato e, per blindarsi dai propri franchi tiratori, il centrosinistra decide di astenersi, entrando in aula ma senza ritirare la scheda. Nel frattempo il presidente della Camera Roberto Fico decide che si andrà ad oltranza con 2 votazioni al giorno. Sulla carta Casellati ha 453 voti e il centrodestra, che decide di segnare le schede per blindare il voto, spera di fare breccia nel gruppo Misto. La presidente del Senato co-presiede lo spoglio al fianco di Fico attirandosi le accuse del Pd di «un atteggiamento inopportuno, non rispettoso delle istituzioni». Alla fine finisce male: 382 voti a Casellati e accuse incrociate nel centrodestra con Giorgia Meloni e Salvini che accusano moderati e centristi. «Stai già festeggiando?», sibila acido, davanti a un capannello di giornalisti, Ignazio La Russa a Giovanni Toti. La tela è rotta, i giochi sono tutti da fare. Nel pomeriggio la notizia che Matteo Salvini ha visto Mario Draghi riapre scenari. Il leader della Lega torna sulla via di un accordo bipartisan che tenga insieme almeno la maggioranza di governo e garantisca i numeri per una fumata bianca. La trattativa si apre con un incontro negli uffici M5s alla Camera tra l'ex ministro dell'Interno, il segretario dem e il presidente 5S. I tre si riaggiornano dopo aver valutato alcune ipotesi. «Parliamo, sono ottimista», si sbilancia Letta che per proteggere il governo aveva evitato di attaccare il centrodestra. È in corso la sesta chiama quando Salvini annuncia: «Sto lavorando perché ci sia un presidente donna, una donna in gamba». A stretto giro lo segue Conte: «C'è la sensibilità di Salvini, spero di tutto il parlamento, per la possibilità di una presidente donna», dice parlando di «almeno 2 super partes». Ma la storia di questa elezione del Quirinale si ripete e i candidati vengono stoppati subito. «Belloni è una straordinaria professionista ma il capo dei servizi segreti in carica non diventa presidente della Repubblica», ci mette la pietra Matteo Renzi. E anche Fi fa sapere che nutre forti perplessità sull'eventualità che ci possa essere un tecnico come presidente del consiglio e un tecnico come presidente della Repubblica. Il Pd invita alla serietà e a non «bruciare con improvvide fughe in avanti ogni possibile intesa». L'unico dato certo è la valanga di voti, 336, che nella sesta votazione prende Sergio Mattarella pescando tra tutti i gruppi, escluso il centrodestra che si è astenuto, e rendendo plastica la speranza dei 1009 grandi elettori.
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