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L’isola non fa più figli, nascite quasi dimezzate

Quattro province sarde nella top ten di quelle col più alto calo demografico. Oristano ha il tasso di natalità più basso d’Italia: 4,6 neonati ogni mille abitanti


08 giugno 2022 Alessandro Pirina


SASSARI. La Sardegna non fa figli, nell’isola culle sempre più vuote. In questi ultimi anni quante volte abbiamo letto e sentito di questo allarme. Ma ora siamo ben oltre il timore di un’isola senza futuro. I numeri certificano una emergenza denatalità che non ha eguali nel resto del Paese. Perché, per quanto tutta Italia sia accompagnata da un segno meno quando si parla di nascite, in Sardegna si assiste a un vero e proprio crollo. A Sassari, Oristano e Cagliari - a Nuoro va un po’ meglio, ma leggerissimamente - in 20 anni i nuovi nati si sono quasi dimezzati. Rispetto al 2002 le nascite si sono ridotte di oltre il 37 per cento, solo nel capoluogo barbaricino il calo è più contenuto, intorno al 34. Una cifra, comunque, altissima se messa a confronto con la media nazionale, pari al 27,7 per cento.

L’isola nella top ten. Un primato di cui, in realtà, c’è poco da andare fieri. La Sardegna si trova tutta ai primi posti della classifica della denatalità, pubblicata dal Sole 24 Ore. Solo il Sud Sardegna è al 28esimo posto, mentre le altre sono tutte in cima alla graduatoria. Al primo posto c’è Barletta Andria Trani, che rispetto al 2002 ha perso il 39,5 per cento di nascite, ma nella provincia pugliese si registrano 7,2 neonati ogni mille abitanti, al di sopra della media nazionale, pari al 6,8. A seguire c’è Sassari, che in vent’anni ha subito un calo del 37,9 per cento, con 5,4 nuovi nati ogni mille abitanti. Terza è Oristano, a quota meno 37,8 per cento, la stessa percentuale di Cagliari, ma la prima ha solo 4,6 neonati ogni mille abitanti, la percentuale più bassa d’Italia, contro i 5,1 di Cagliari. La top ten delle culle vuote prosegue con Bergamo, Enna, Biella, Prato, Massa Carrara e si chiude con Nuoro, che ha perso il 34,1 per cento e ha una media di 5,4 neonati ogni mille abitanti. La quinta provincia sarda è il Sud Sardegna, 28esima, con un calo delle nascite pari al 31,1 per cento e 5,1 new entry ogni mille abitanti. Una posizione in classifica migliore di quella di grandi città come Bari, Napoli e Roma, che si trovano rispettivamente ai posti 14, 19 e 22 della classifica.

L’Italia che resiste. È capitanata da Parma, dove in vent’anni il calo delle nascite si è fermato al 13,1 per cento, ma la provincia emiliana può contare su 7,3 nuovi nati ogni mille abitanti, lo 0,5 in più della media del Paese. Al secondo posto Trieste, che però ha solo 5,9 nascite ogni mille residenti, mentre Bolzano, terza con un calo del 13,4 per cento, ha 9,7 nuovi nati ogni mille abitanti, la percentuale più alta d’Italia. Numeri più alti della media anche a Catania (8,4), Caserta (8,3), Palermo e Ragusa (8,2). A dimostrazione che sulla natalità l’Italia non è divisa tra nord e sud. Quasi tutte le regioni sono a macchia di leopardo. Fatta eccezione per la Sardegna, che in questi venti anni ha visto precipitare il numero delle nascite senza distinzioni tra una provincia e l’altra.

Italia isola infelice dell’Ue. Il dato italiano è comunque il peggiore d’Europa. Nel 2020 il calo delle nascite riguarda tutti gli Stati ma in Italia si fa sentire in maniera più forte. Appena 6,8 neonati ogni mille abitanti. Anche Spagna e Grecia, anch’esse alle prese con una pesante crisi demografica, fanno meglio, con rispettivamente 7,1 e 7,9 nuove nascite ogni mille residenti. La situazione più rosea riguarda l’Irlanda e Cipro, con 11 nati ogni mille abitanti, e dunque una media nazionale più alta di Bolzano, il miglior risultato italiano. Discorso che vale anche per Svezia, Francia, Slovacchia e Lussemburgo, tutti con una media di 10 nascite ogni mille residenti. Il Sole 24 Ore mette anche a confronto i dati dal 2008 a oggi, ovvero da quando è iniziata la grande crisi economica. Ebbene, tutta Europa si trova a dovere fronteggiare un calo demografico, pari al 14 per cento a livello continentale. Fanno eccezione l’Austria e la Germania, dove il tasso di natalità ha fatto registrare rispettivamente un più 2 per cento e addirittura un più 15.

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