«Effetti devastanti per i lavoratori di questo territorio»
di Gianni Bazzoni
I sindacati bocciano la prospettiva di un’isola solo “elettrica” «Non lasciare le scelte al mercato: in 500 rischiano il posto»
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SASSARI. Tanta preoccupazione e poco entusiaSmo. I sindacati hanno letto con attenzione gli esiti anticipati ieri dalla Nuova dell’asta del “mercato di capacità” di Terna che determinerà l’impegno di realizzazione di un parco rinnovabili a batterie per 247 megawatt nel nord Sardegna con entrata in funzione dal 2024 e per i prossimi quindici anni.
«I dubbi maggiori – dice Giovanni Tavera, della segreteria Uiltec di Sassari – riguardano proprio l’efficacia della tecnologia se non integrata in un sistema che comprenda il supporto essenziale della centrale di Fiume Santo. Al momento emergono limiti evidenti legati al fatto che si tratta non di produzione di energia ma di accumulo che - per definizione - una volta esaurito - necessita di una ricarica».
Lasciare le scelte al mercato e alle multinazionali - secondo i sindacati - può avere conseguenze devastanti per le produzioni e per i lavoratori in un territorio già usato e “spremuto”.
«L’esclusiva scelta del tipo di accumulo da realizzare – afferma Massimiliano Muretti della segreteria della Cgil di Sassari con delega all’Industria –, non consentirà di aumentare e neppure di migliorare la nostra produzione e l’accumulo da idroelettrico. Poi, insieme alla definitiva morte del metano è stata sancita anche quella dell’idrogeno, che non sarà mai prodotto in Sardegna, sia perché in assenza di una rete di distribuzione come la dorsale i progetti sull’idrogeno non potranno essere finanziati (vedi il bando del MiTE pubblicato il 15 dicembre scorso), sia perché una delle funzioni dell’idrogeno verde è proprio quella di poter essere prodotto come fonte di accumulo, nella logica del Power to Gas, accumulo saturato dalle batterie stazionarie prodotte in Cina e assemblate chissà dove. Una scelta che impoverisce e depaupera la nostra storia, le nostre capacità, il futuro energetico e industriale della Sardegna. Infine, è bene chiarire come non sia vero che l’esito delle aste di capacità abbasserà il costo dell’energia. La natura delle aste, non è quella di remunerare l’energia ma, come dice lo stesso nome, la capacità, cioè la potenza disponibile. Con le aste, Terna remunera la realizzazione dell’impianto e i costi per mantenerlo pronto e disponibile, non la fornitura di energia, che sarà remunerata ai prezzi che di volta in volta determinerà il mercato. Con le batterie occuperemo solo suolo: l’equivalente di 1500 campi di calcio».
C’è da dire che Ep, proprietaria della centrale di Fiume Santo ha presentato il 23 dicembre 2021 la documentazione per avviare l’iter di riconversione a gas della centrale (un gruppo a gas e l’altro a ciclo combinato): «Sentenziare il “funerale” di una infrastruttura essenziale per la Sardegna e soprattutto del gas senza tenere minimamente in considerazione gli aspetti dell’occupazione – ha detto ancora Giovanni Tavera – è una cosa pericolosissima. Attualmente ci sono da difendere più di 500 posti di lavori tra diretti e indiretti».
E Massimiliano Muretti aggiunge: «Perderemo capacità produttiva, perché quella offerta con le batterie sino alla installazione e all’esercizio del Thyrrhenian link non sarà in grado di sostituire gli impianti a carbone: lo scrive la stessa Terna sul suo Rapporto di sostenibilità pubblicato l’11 novembre 2021. Quando in esercizio, dopo essere state chiamate a erogare, dovranno essere ricaricate, con una potenza e una energia equivalenti a quelle erogate. Anche con poco vento e scarsa insolazione. Saranno ricaricate con il cavo dalla Sicilia, per questo è stato progettato e sarà costruito, per portare qui l’energia prodotta nell’altra isola. La stessa energia che oggi facciamo noi, quella certa e programmabile. Gli impianti a carbone quindi, resteranno in esercizio anche quando gli accumuli saranno connessi alla rete, lo saranno almeno sino al 2028 in deroga. Invecchieranno senza che si possano pretendere investimenti e ammodernamenti. La Sardegna subirà, ancora una volta, le scelte delle multinazionali, nel silenzio assordante del presidente Solinas e della sua giunta, che infatti è scomparsa anche dal Dpcm firmato dal MiTE».
«I dubbi maggiori – dice Giovanni Tavera, della segreteria Uiltec di Sassari – riguardano proprio l’efficacia della tecnologia se non integrata in un sistema che comprenda il supporto essenziale della centrale di Fiume Santo. Al momento emergono limiti evidenti legati al fatto che si tratta non di produzione di energia ma di accumulo che - per definizione - una volta esaurito - necessita di una ricarica».
Lasciare le scelte al mercato e alle multinazionali - secondo i sindacati - può avere conseguenze devastanti per le produzioni e per i lavoratori in un territorio già usato e “spremuto”.
«L’esclusiva scelta del tipo di accumulo da realizzare – afferma Massimiliano Muretti della segreteria della Cgil di Sassari con delega all’Industria –, non consentirà di aumentare e neppure di migliorare la nostra produzione e l’accumulo da idroelettrico. Poi, insieme alla definitiva morte del metano è stata sancita anche quella dell’idrogeno, che non sarà mai prodotto in Sardegna, sia perché in assenza di una rete di distribuzione come la dorsale i progetti sull’idrogeno non potranno essere finanziati (vedi il bando del MiTE pubblicato il 15 dicembre scorso), sia perché una delle funzioni dell’idrogeno verde è proprio quella di poter essere prodotto come fonte di accumulo, nella logica del Power to Gas, accumulo saturato dalle batterie stazionarie prodotte in Cina e assemblate chissà dove. Una scelta che impoverisce e depaupera la nostra storia, le nostre capacità, il futuro energetico e industriale della Sardegna. Infine, è bene chiarire come non sia vero che l’esito delle aste di capacità abbasserà il costo dell’energia. La natura delle aste, non è quella di remunerare l’energia ma, come dice lo stesso nome, la capacità, cioè la potenza disponibile. Con le aste, Terna remunera la realizzazione dell’impianto e i costi per mantenerlo pronto e disponibile, non la fornitura di energia, che sarà remunerata ai prezzi che di volta in volta determinerà il mercato. Con le batterie occuperemo solo suolo: l’equivalente di 1500 campi di calcio».
C’è da dire che Ep, proprietaria della centrale di Fiume Santo ha presentato il 23 dicembre 2021 la documentazione per avviare l’iter di riconversione a gas della centrale (un gruppo a gas e l’altro a ciclo combinato): «Sentenziare il “funerale” di una infrastruttura essenziale per la Sardegna e soprattutto del gas senza tenere minimamente in considerazione gli aspetti dell’occupazione – ha detto ancora Giovanni Tavera – è una cosa pericolosissima. Attualmente ci sono da difendere più di 500 posti di lavori tra diretti e indiretti».
E Massimiliano Muretti aggiunge: «Perderemo capacità produttiva, perché quella offerta con le batterie sino alla installazione e all’esercizio del Thyrrhenian link non sarà in grado di sostituire gli impianti a carbone: lo scrive la stessa Terna sul suo Rapporto di sostenibilità pubblicato l’11 novembre 2021. Quando in esercizio, dopo essere state chiamate a erogare, dovranno essere ricaricate, con una potenza e una energia equivalenti a quelle erogate. Anche con poco vento e scarsa insolazione. Saranno ricaricate con il cavo dalla Sicilia, per questo è stato progettato e sarà costruito, per portare qui l’energia prodotta nell’altra isola. La stessa energia che oggi facciamo noi, quella certa e programmabile. Gli impianti a carbone quindi, resteranno in esercizio anche quando gli accumuli saranno connessi alla rete, lo saranno almeno sino al 2028 in deroga. Invecchieranno senza che si possano pretendere investimenti e ammodernamenti. La Sardegna subirà, ancora una volta, le scelte delle multinazionali, nel silenzio assordante del presidente Solinas e della sua giunta, che infatti è scomparsa anche dal Dpcm firmato dal MiTE».
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