Il contributo italiano alla causa
Il nostro Paese mette a disposizione le basi aeree e navali, mezzi e gli alpini
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[FIRMA&LUOGO]di Vincenzo Sinapi
<MC>ROMA
[TESTO]Che la situazione fosse molto tesa, con il rischio di un'escalation dietro l'angolo, ai piloti dei caccia italiani schierati in Romania era ben chiaro fin dalla settimana scorsa: in soli quattro giorni per ben sette volte hanno risposto ad altrettanti ordini di «scramble», cioè decolli immediati su allarme. Si sono alzati in volo in una manciata di minuti per verificare possibili minacce segnalate dai comandi Nato: tutti falsi allarmi, alla fine, ma la frequenza delle intercettazioni la dice lunga su quanto siano a fior di pelle i nervi di chi ha il compito di vigilare sull'incandescente fianco est dell'Alleanza Atlantica.
Un fronte sul quale la presenza dei militari italiani, già significativa, potrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi giorni. Al momento si possono fare solo ipotesi, che sono molteplici e tutte in fase di pianificazione - in attesa della decisione finale - da parte del Covi, il Comando operativo di vertice interforze comandato da pochi giorni dal generale Francesco Paolo Figliuolo, che dall'emergenza Covid si trova a fronteggiare ora una crisi dalle conseguenze imprevedibili, ma comunque altrettanto nefaste. Le ipotesi, dunque.
Quelle di cui si discute più insistentemente nei palazzi degli Stati maggiori parlano di un rafforzamento dei contingenti Nato già presenti nell'Europa orientale, segnatamente in Lettonia e Romania, oltre che del dispositivo navale nel Mediterraneo centrale e orientale. Al vaglio anche la messa a disposizione di uomini e mezzi per nuove missioni, ad esempio in Polonia. E a questo si aggiunge un largo uso delle basi aeree e navali italiane che ospitano forze Usa e Nato, già ampiamente mobilitate. È il caso, ad esempio, come cita Rid, la Rivista italiana difesa, dell'aeroporto di Sigonella, da dove sono decollati gli aerei senza pilota Global Hawk che nei giorni scorsi hanno condotto decine di missioni per monitorare gli spostamenti delle truppe russe. Attualmente l'Italia schiera in Lettonia 238 alpini e 135 mezzi terrestri, tra cui un numero significativo di blindo Centauro.
<MC>ROMA
[TESTO]Che la situazione fosse molto tesa, con il rischio di un'escalation dietro l'angolo, ai piloti dei caccia italiani schierati in Romania era ben chiaro fin dalla settimana scorsa: in soli quattro giorni per ben sette volte hanno risposto ad altrettanti ordini di «scramble», cioè decolli immediati su allarme. Si sono alzati in volo in una manciata di minuti per verificare possibili minacce segnalate dai comandi Nato: tutti falsi allarmi, alla fine, ma la frequenza delle intercettazioni la dice lunga su quanto siano a fior di pelle i nervi di chi ha il compito di vigilare sull'incandescente fianco est dell'Alleanza Atlantica.
Un fronte sul quale la presenza dei militari italiani, già significativa, potrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi giorni. Al momento si possono fare solo ipotesi, che sono molteplici e tutte in fase di pianificazione - in attesa della decisione finale - da parte del Covi, il Comando operativo di vertice interforze comandato da pochi giorni dal generale Francesco Paolo Figliuolo, che dall'emergenza Covid si trova a fronteggiare ora una crisi dalle conseguenze imprevedibili, ma comunque altrettanto nefaste. Le ipotesi, dunque.
Quelle di cui si discute più insistentemente nei palazzi degli Stati maggiori parlano di un rafforzamento dei contingenti Nato già presenti nell'Europa orientale, segnatamente in Lettonia e Romania, oltre che del dispositivo navale nel Mediterraneo centrale e orientale. Al vaglio anche la messa a disposizione di uomini e mezzi per nuove missioni, ad esempio in Polonia. E a questo si aggiunge un largo uso delle basi aeree e navali italiane che ospitano forze Usa e Nato, già ampiamente mobilitate. È il caso, ad esempio, come cita Rid, la Rivista italiana difesa, dell'aeroporto di Sigonella, da dove sono decollati gli aerei senza pilota Global Hawk che nei giorni scorsi hanno condotto decine di missioni per monitorare gli spostamenti delle truppe russe. Attualmente l'Italia schiera in Lettonia 238 alpini e 135 mezzi terrestri, tra cui un numero significativo di blindo Centauro.
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