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Ma i bus rischiano lo stop a Livorno

Ma i bus rischiano lo stop a Livorno

Due positivi e zero green pass: solo l’intervento di Curcio sblocca la situazione

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LIVORNO. Il capo dipartimento della Protezione civile nazionale, Fabrizio Curcio, ha dovuto alzare il tono della voce, altrimenti alcuni degli ottanta profughi del Donbass sarebbero rimasti a terra, sulla banchina del porto di Livorno. A sollecitare il suo intervento immediato sono stati Anthony Grande, console onorario dell’Ucraina in Sardegna, e il deputato di Forza Italia Ugo Cappellacci. I capimissione lo hanno dovuto fare dopo che due sfollati sono risultati positivi al dovuto test rapido per il Covid. Due su ottanta, un numero minimo, solo che fra le segnalate c’era anche l’ucraina Inna, che ha in affido undici fra bambini e ragazzi delle case famiglia della prima regione bombardata, sconvolta e dilaniata dalle bombe dell’Armata Rossa. Sarebbero rimasti tutti a terra, perché gli ultimi decreti nazionali sono tassativi: chi non supera i test, oppure non ha almeno il green pass base, non può imbarcarsi. Dunque, oltre a Inna, c’era il rischio che rimanessero bloccati a Livorno anche altri componenti di quella famiglia allargata. S’è rischiato il peggior incidente diplomatico e proprio nell’ultima tappa di questa storia che pareva ormai destinata a concludersi con un lieto fine. Perché quando sono saltati fuori i due positivi (la seconda era una ragazza) l’intera burocrazia ha messo in scena la peggiore delle sue azioni: lo scaricabarile. A Cagliari, ma anche a Livorno, nessun funzionario si è preso la briga di firmare un lasciapassare che sì avrebbe avuto dell’eccezionale, ma indispensabile a conclusione della precipitosa fuga dalle bombe.

Le responsabilità se la sono rimpallati un po’ tutti, con il solito gioco delle responsabilità che non sono mie, ma di un altro, quello della porta accanto. Anche i capimissione hanno ribadito più volte il momento straordinario, ma non c’è stato nulla da fare. Anzi, sono scattati diversi veti incrociati che hanno rischiato persino di far saltare il rientro in Sardegna. Quando tutto sembrava perduto, e la tensione cominciava a prendere il sopravvento nella sala partenze di Livorno s’è rischiata la rivolta. Dopo un giro di telefomate è intervenuto il gran capo della Protezione civile e tutti gli altri hanno dovuto abbassare la testa. Meno i profughi, è ovvio. (ua)

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