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Passo indietro sul carbone, Cingolani “sceglie” il gas

Il ministro corre ai ripari per far fronte alla chiusura dei rubinetti dalla Russia. Potenziati i tre rigassificatori già in funzione, individuati 13 siti di stoccaggio


09 marzo 2022


ROMA. L'Italia si affretta a trovare alternative al gas russo dalla cui dipendenza potrebbe affrancarsi «in 24-30 mesi» e fra le strade da percorrere accelera su quella dei rigassificatori. Al momento, ha spiegato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, «ne abbiamo tre che vanno al 60% della loro capacità di esercizio, e possono essere a breve portati a una efficienza superiore e quindi a produrre più gas. Dopodiché già per metà di quest'anno istalleremo un primo rigassificatore galleggiante». Il progetto interessa anche la Sardegna candidata ad ospitare un impianto a Portovesme, per il sud dell’Isola, e uno a Porto Torres per il nord.

La corsa all'indipendenza del gas vedrà aumentare l'acquisto di Gnl e come primo passo verosimilmente vedrà arrivare al largo delle coste italiane nuove navi metaniere che «Hanno la fortuna di essere mobili, si mettono in prossimità delle tubazioni e possono trasformare in mare il gas liquido. Poi costruiremo altre infrastrutture e penso che saremo in grado di farlo nei prossimi 12-24 mesi» ha spiegato Cingolani.

L'impianto accennato dal ministro potrebbe essere simile alla struttura di Olt in Toscana (3,75 miliardi di metri cubi all'anno di capacità autorizzata, partecipata al 49,07% da Snam al 48,24% dal fondo australiano First Sentier Investors, mentre il 2,69% è della società di shipping Golar Lng) e che andrà ad aggiungersi anche al rigassificatore di Panigaglia in Liguria, (3,5 miliardi di metri cubi all'anno, di proprietà di Snam), il primo impianto di questo tipo costruito in Italia, e al più grande in funzione, Adriatic Lng (8 miliardi di metri cubi all'anno), anch'esso off shore, a circa 15 chilometri dalla costa, in provincia di Rovigo, in Veneto (in cui Snam ha il 7,3% il resto è di ExxonMobil 70,7% e Qatar Petroleum 22%). La capacità totale di questi tre rigassificatori è di circa il 20% del fabbisogno nazionale e aumentarla è possibile anche se dipenderà dalla disponibilità dei rifornimenti. Dunque «metteremo a pieno regime i nostri rigassificatori, prendendo gas liquido da Stati Uniti, Canada e Nord Africa, con un apporto di circa 5 miliardi di metri cubi quest'anno; 15 dei 25 miliardi russi sono già coperti» ha detto il ministro aggiungendo che dall'estate «dovremo accelerare i nuovi stoccaggi in vista del prossimo inverno» e su questo fronte ci sono 13 siti individuati. L'Italia è prima per stoccaggi di gas nell'Unione Europea in queste ore di guerra tra Russia e Ucraina. Con un totale di 74,1724 TWh immagazzina il 23,4% dell'attuale capacità europea, pari a 316,927 TWh. Seguono la Germania con 67,77 TWh, l'Olanda con 30,04 TWh e la Francia con 27,79 TWh. Le scorte dell'Ue in questo momento sono al 28,64% del totale e quelle italiane sono al 37,51%, più che in Germania (28,16%) e in Francia (21,64%).

La strategia del governo include le rinnovabili su cui «stiamo accelerando come non mai» anche se il gas rimane «un utile combustibile di transizione» aveva già annunciato il premier Draghi.

Mentre non se ne parla di riaprire vecchie centrali a carbone «la spesa non vale l'impresa» mentre «si potrebbero mandare a pieno regime le due centrali principali ancora in funzione: Brindisi e Civitavecchia» ha affermato Cingolani che guardando all'Ambiente ha rilevato che «la quantità di gas è la stessa che bruciamo oggi, può cambiare il metodo o l'infrastruttura ma non ne bruceremo di più».

Ci sarà da vedere come si porrà l'anima ambientalista del Paese che spinge sulle rinnovabili mettendo al bando gli idrocarburi.

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