Di fronte alle ingiustizie l’indifferenza alimenta i soprusi L’esempio di Lampedusa, terra di amore e solidarietà
L’importanza di non girarsi dall’altra parte
di Luigi Tanda*
Il 25 dicembre, mentre noi siamo soliti trascorrere questa giornata con i nostri cari al caldo delle nostre case, un neonato è morto nelle gelide acque del Mar Egeo. Non voglio dire che non dobbiamo...
3 MINUTI DI LETTURA
Il 25 dicembre, mentre noi siamo soliti trascorrere questa giornata con i nostri cari al caldo delle nostre case, un neonato è morto nelle gelide acque del Mar Egeo. Non voglio dire che non dobbiamo godere delle felicità della vita, ma provate ad ascoltare quel pianto, quel dolore, quel sogno infranto... Lo sentite il peso? Io sì, io voglio buttarmi a terra implorando perdono, chiedendo scusa per non avere in qualche modo aiutato, perché la morte di una persona dovrebbe scalfire le nostre coscienze. Secondo i dati delle Nazioni Unite gli uomini, le donne e i bambini morti o dispersi nel Mediterraneo centrale dal 2013 ad oggi si aggirano intorno ai 17.800, di cui quasi mille solo nel 2021. “Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che fanno del male, ma a causa di coloro che guardano senza fare niente”, disse Albert Einstein. Io ho avuto l’onore e la responsabilità, da studente dell’Istituto di istrzione superiore “G.A. Pischedda” di Bosa, di partecipare alla “Giornata della memoria e dell’accoglienza” e alle attività di sensibilizzazione dirette dal Comitato Tre Ottobre a Lampedusa. Utilizzo il termine “responsabilità” perché ricordare è un dovere, è un’arma contro l’indifferenza. Per l’occasione, infatti, una delegazione di 350 studenti di oltre 20 paesi europei giungevano a Lampedusa per combattere l’indifferenza attraverso la memoria. Perché proprio degli studenti? Perché noi giovani siamo importantissimi, siamo il futuro, siamo la speranza di una vita migliore. Noi giovani possiamo e dobbiamo, possiamo nel nostro piccolo, ma questo piccolo addizionato ad altro piccolo diventa grande. Ricordo con affetto una frase del Musical del Comitato Tre Ottobre che diceva: “Se lasciamo un segno, rimane il segno”. Ecco, questa frase riassume perfettamente ciò che possiamo fare: lasciare un segno. Ero felicissimo, quella frase mi aveva trasmesso la grandezza di noi piccoli. Non potevo fare a meno di avere lo sguardo di un “rozzo ragazzo” innamorato perso. Dopo le prove del musical, mi sono avvicinato alla parete del Museo del Comitato Tre Ottobre e ho visto una gigantesca lavagna con delle scritte in inglese: “Before I die I want to...” che significa “Prima di morire voglio...”: era un invito a scrivere i propri sogni, i desideri più grandi. Quelle frasi scritte col gessetto mi hanno davvero fatto riflettere: “Prima di morire voglio essere felice e il mondo anche”; “Prima di morire voglio sposare Maria”; “Prima di morire voglio avere una figlia”; “Prima di morire voglio avere un lavoro”; “Prima di morire voglio vedere le tartarughe appena nate”. Io prima di morire vorrei vivere. E tu, cosa scriveresti? Qual è il tuo più grande sogno? A Lampedusa ho trovato un clima di fratellanza, uguaglianza, accoglienza e solidarietà. Così ho pensato a un atto che potrei definire accogliente, ho immaginato di abbracciare una persona con immensa felicità, come fosse un fratello. Accoglienza è un atto di amore. Dobbiamo capire che in una situazione di ingiustizia, essere neutrali significa opporsi alla giustizia e favorire la violazione dei diritti. Come possiamo agire? Mahatma Gandhi diceva: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, combattere le ingiustizie e migliorare questo mondo è un nostro dovere morale. Agire moralmente, dunque, questo deve essere il nostro imperativo categorico, ma io consiglio di aggiungerci sempre un po' del nostro amore.
*Luigi frequenta l’Iss
Pischedda di Bosa
*Luigi frequenta l’Iss
Pischedda di Bosa
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
