L’Inghilterra sfida Abramovich
Sanzioni sui sette super oligarchi: beni congelati e il Chelsea non si vende
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[FIRMA&LUOGO]di Alessandro Logroscino
<MC>LONDRA
[TESTO]Londongrad addio. La mannaia delle sanzioni britanniche in risposta all'invasione dell'Ucraina cade alla fine anche sugli oligarchi super big, su sette samurai del business russo, senza risparmiare il più sfuggente di tutti: il 55enne Roman Abramovich, 13 miliardi di euro di patrimonio personale censito, nato petroliere, trasformatosi in finanziere e presenza fissa da inizio anni 2000 fra gli investitori di più alto bordo nel Regno Unito, a partire dall'acquisizione del gioiello calcistico del Chelsea il cui tentativo di messa in vendita in extremis è da ieri bloccato.
La lista nera, limitata sinora dal governo Tory britannico a un numero relativamente ridotto di individui (a dispetto della linea durissima contro il Cremlino sul piano politico, militare, dei trasporti o di bando dell'importazione di gas e petrolio), si rimpingua adesso con i veri pezzi da 90 del lotto: oltre ad Abramovich, il magnate dell'alluminio Oleg Deripaska, i numeri 1 dei colossi energetici Gazprom e Rosneft, Aleksei Miller e Igor Secin, quelli delle banche strategiche Vtb e Rossiya, Andrei Kostin e Dmitri Lebedev, quello del monopolista pubblico delle reti di gasdotti e oleodotti Transneft, Nikolai Tokarev.
Uomini chiave del sistema di potere che ruota o ha ruotato attorno a Vladimir Putin. Tutta gente accreditata di proprietà extralusso o interessi familiari consolidati fra la City e le contee verdi più esclusive d'Inghilterra, a cui viene precluso l'ingresso sull'isola e l'accesso a qualsiasi asset (al momento congelato), si tratti di magioni, conti correnti o naturalmente squadre di calcio. E tutti già sanzionati da Usa, Ue o da entrambi in passato, con la sola eccezione proprio di Abramovich, titolare d'un cruciale secondo passaporto israeliano, verso il quale il Regno diventa per una volta primo al mondo ad alzare il tiro. «Annuncio il congelamento totale dei beni e il bando sui viaggi contro altri 7 fra i più ricchi e più influenti oligarchi», ha twittato la ministra degli Esteri, Liz Truss, firmataria del provvedimento reso noto da Washington, assicurando con toni da crociata che Londra «non si fermerà qui nella missione d'intensificare la pressione sul regime di Putin».
<MC>LONDRA
[TESTO]Londongrad addio. La mannaia delle sanzioni britanniche in risposta all'invasione dell'Ucraina cade alla fine anche sugli oligarchi super big, su sette samurai del business russo, senza risparmiare il più sfuggente di tutti: il 55enne Roman Abramovich, 13 miliardi di euro di patrimonio personale censito, nato petroliere, trasformatosi in finanziere e presenza fissa da inizio anni 2000 fra gli investitori di più alto bordo nel Regno Unito, a partire dall'acquisizione del gioiello calcistico del Chelsea il cui tentativo di messa in vendita in extremis è da ieri bloccato.
La lista nera, limitata sinora dal governo Tory britannico a un numero relativamente ridotto di individui (a dispetto della linea durissima contro il Cremlino sul piano politico, militare, dei trasporti o di bando dell'importazione di gas e petrolio), si rimpingua adesso con i veri pezzi da 90 del lotto: oltre ad Abramovich, il magnate dell'alluminio Oleg Deripaska, i numeri 1 dei colossi energetici Gazprom e Rosneft, Aleksei Miller e Igor Secin, quelli delle banche strategiche Vtb e Rossiya, Andrei Kostin e Dmitri Lebedev, quello del monopolista pubblico delle reti di gasdotti e oleodotti Transneft, Nikolai Tokarev.
Uomini chiave del sistema di potere che ruota o ha ruotato attorno a Vladimir Putin. Tutta gente accreditata di proprietà extralusso o interessi familiari consolidati fra la City e le contee verdi più esclusive d'Inghilterra, a cui viene precluso l'ingresso sull'isola e l'accesso a qualsiasi asset (al momento congelato), si tratti di magioni, conti correnti o naturalmente squadre di calcio. E tutti già sanzionati da Usa, Ue o da entrambi in passato, con la sola eccezione proprio di Abramovich, titolare d'un cruciale secondo passaporto israeliano, verso il quale il Regno diventa per una volta primo al mondo ad alzare il tiro. «Annuncio il congelamento totale dei beni e il bando sui viaggi contro altri 7 fra i più ricchi e più influenti oligarchi», ha twittato la ministra degli Esteri, Liz Truss, firmataria del provvedimento reso noto da Washington, assicurando con toni da crociata che Londra «non si fermerà qui nella missione d'intensificare la pressione sul regime di Putin».
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