Sirene anche di giorno, Leopoli trema
Missili nella notte a 50km della città, a 20 dal confine polacco. Decine le vittime
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[FIRMA&LUOGO]di Laurence Figà-Talamanca
<MC>LEOPOLI
[TESTO]«Non è ancora morta la gloria dell'Ucraina, né la sua libertà. A noi giovani fratelli il destino sorriderà di nuovo». L'inno nazionale ucraino risuona nel cuore di Leopoli, intonato da artisti noti della città, ragazze giovanissime, capelli lunghi, jeans e felpa, che si abbracciano con malinconia, anziane con il collo di pelliccia, il cappellino in tinta e la mano sul cuore.
«Sono sicura che fermeremo gli occupanti. Proteggeremo l'Europa da questi selvaggi, come abbiamo sempre fatto», dice risoluta una di loro. Leopoli reagisce così alla paura che avanza, dopo che i missili di Putin hanno colpito nella notte sempre più vicino, a Yavoriv, appena 50 km a ovest, e solo 20 dal confine polacco, facendo decine di vittime.
L'obiettivo era militare, un centro di addestramento e peacekeeping, dove si presume operino - o abbiamo operato - anche soldati stranieri. Ma mai finora i russi avevano colpito così vicino ai confini dell'Ue. E della Nato. L'allarme aereo è scattato in piena notte e ha tenuto la città col fiato sospeso per almeno 3 ore. Notti che si fanno sempre più brevi, nei rifugi o chiusi in casa.
Gli abitanti di Leopoli si erano quasi abituati ai falsi allarmi, alcuni non uscivano neanche più in cerca di riparo.
Ma adesso tutto è cambiato, il pericolo si avvicina e al primo segnale i rifugi si riempiono. Ieri mattina il centro di Leopoli si è rianimato a fatica, un po' per la domenica, un po' per la notte in bianco. Il cielo era grigio, i credenti si affrettavano alla messa delle 9 nella Chiesa greco-cattolica dei Santi Pietro e Paolo, la chiesa dei militari. I bar hanno cominciato lentamente ad aprire. A metà mattinata le sirene suonano ancora. L'allarme in pieno giorno - stavolta senza alcuna conseguenza - non si sentiva da giorni. L'allarme cessa di nuovo, si ritorna in superficie.
In meno di un paio d'ore Leopoli cambia volto, di nuovo. «Qui è tranquillo», dice Vladi, che scatta foto alla sua Larissa e ai loro bambini davanti alla Chiesa della Santa Eucaristia, come una qualsiasi famigliola in vacanza. E invece raccontano: «Siamo arrivati due giorni fa da Irpin. Siamo dovuti scappare». E Leopoli, la loro oasi di pace. «I bambini adesso sono più sereni».
<MC>LEOPOLI
[TESTO]«Non è ancora morta la gloria dell'Ucraina, né la sua libertà. A noi giovani fratelli il destino sorriderà di nuovo». L'inno nazionale ucraino risuona nel cuore di Leopoli, intonato da artisti noti della città, ragazze giovanissime, capelli lunghi, jeans e felpa, che si abbracciano con malinconia, anziane con il collo di pelliccia, il cappellino in tinta e la mano sul cuore.
«Sono sicura che fermeremo gli occupanti. Proteggeremo l'Europa da questi selvaggi, come abbiamo sempre fatto», dice risoluta una di loro. Leopoli reagisce così alla paura che avanza, dopo che i missili di Putin hanno colpito nella notte sempre più vicino, a Yavoriv, appena 50 km a ovest, e solo 20 dal confine polacco, facendo decine di vittime.
L'obiettivo era militare, un centro di addestramento e peacekeeping, dove si presume operino - o abbiamo operato - anche soldati stranieri. Ma mai finora i russi avevano colpito così vicino ai confini dell'Ue. E della Nato. L'allarme aereo è scattato in piena notte e ha tenuto la città col fiato sospeso per almeno 3 ore. Notti che si fanno sempre più brevi, nei rifugi o chiusi in casa.
Gli abitanti di Leopoli si erano quasi abituati ai falsi allarmi, alcuni non uscivano neanche più in cerca di riparo.
Ma adesso tutto è cambiato, il pericolo si avvicina e al primo segnale i rifugi si riempiono. Ieri mattina il centro di Leopoli si è rianimato a fatica, un po' per la domenica, un po' per la notte in bianco. Il cielo era grigio, i credenti si affrettavano alla messa delle 9 nella Chiesa greco-cattolica dei Santi Pietro e Paolo, la chiesa dei militari. I bar hanno cominciato lentamente ad aprire. A metà mattinata le sirene suonano ancora. L'allarme in pieno giorno - stavolta senza alcuna conseguenza - non si sentiva da giorni. L'allarme cessa di nuovo, si ritorna in superficie.
In meno di un paio d'ore Leopoli cambia volto, di nuovo. «Qui è tranquillo», dice Vladi, che scatta foto alla sua Larissa e ai loro bambini davanti alla Chiesa della Santa Eucaristia, come una qualsiasi famigliola in vacanza. E invece raccontano: «Siamo arrivati due giorni fa da Irpin. Siamo dovuti scappare». E Leopoli, la loro oasi di pace. «I bambini adesso sono più sereni».
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