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Italgas: «Replicheremo in Grecia il modello Sardegna»

Reti digitali, idrogeno verde, biometano. Tre sfide globali giocate anche qui


28 aprile 2022 di Giuseppe Centore


CAGLIARI. Metano, adesso c’è anche un “modello Sardegna”. Forse per la prima volta dalla nascita del moderno sistema industriale, l’isola viene presa a esempio di pratiche positive per lo sviluppo di una infrastruttura. Certo, il paragone avviene con le aree meno ricche del Mediterraneo, in questo caso la Grecia, ma aspirare ad altro sarebbe stato contro la logica, e anche contro la geografia. Lo ha chiarito in uno dei tanti passaggi che hanno caratterizzato la sua relazione alla assemblea degli azionisti, che si è svolta ieri a Torino con la nomina del cda e la sua riconferma, l’amministratore delegato di Italgas, Paolo Gallo.

«Applicheremo anche alla Grecia, dove abbiamo rilevato le due principali reti del paese, il modello Sardegna, fatto di buone pratiche, flessibilità e attenzione ai territori. Il mix di depositi costieri e reti locali è percorribile anche nelle grandi isole greche». La crisi a oriente non dovrebbe spegnere le speranze relative alla metanizzazione dell’isola, anzi, «già oggi la Sardegna è autonoma dalla Russia in quanto riceve il gas sotto forma di Gnl, mentre il gas russo arriva tramite gasdotto». La Sardegna entra a pieno diritto in tutte le sfide che Italgas ha affrontato in questi anni. Dalle reti totalmente digitali, che consentono verifiche e manutenzioni puntuali e certe, al progetto per l’idrogeno verde dalle rinnovabili, che passa per l’impianto pilota che sorgerà a Sestu, «è completamente ingegnerizzato, aspettiamo solo l’autorizzione regionale», al biometano, forse la sfida più ambiziosa. «L’isola ha un alto potenziale per il biometano, stiamo sviluppando una tecnologia di reti che consenta se necessario di invertire il flusso e portare il biometano anche in luoghi diversi da quelli tradizionalmente produttivi, come le aree agricole. Stiamo studiando il caso francese, dove ci sono diverse centinaia di impianti produttivi di biometano che sfruttano le reti tradizionali. Il biometano, se sfruttato a dovere può fornire una alternativa significativa al gas russo». Gallo è intervenuto anche sul decreto Draghi per la metanizzazione dell’isola, definito «un importante passo in avanti per definire un quadro di certezze; c’è un tempo limitato per la perequazione (cinque anni, durante i quali i costi di distribuzione saranno simili a quelli dell’Italia centrale, ndr) non è un elemento di equità ma sarà migliorabile nel futuro». Entro il prossimo anno tutti gli utenti dei 17 bacini gestiti da Italgas vedranno la conversione delle reti a metano, che dal deposito costiero di Oristano, per adesso l’unico in esercizio, verrà trasportato su strada ai depositi dei singoli bacini in attività. E per il resto dell’isola? Non si sa. La Regione, nelle sue formali e informali interlocuzioni con il governo aveva calcato la mano sul fatto che tanti bacini dei 38 nei quali era stata divisa l’isola una ventina d’anni fa, non avevano visto nessuna opera avviata, o per fallimento dei consorzi, o per il venir meno delle condizioni minime di fattibilità economica dei progetti. Secondo il decreto Draghi per questi bacini non c’è possibilità di avere tariffe regolate, mettendoli di fatto fuori gioco, e con essi una ampia fetta di popolazione sarda che non avrebbe accesso al metano.

Fonti vicine al dossier confermano che i manager di Italgas da più di un anno hanno chiesto ai diversi direttori generali dell’assessorato all’industria, adesso siamo a quota quattro, di riprogrammare i fondi pubblici per i bacini attivi, per i quali ci sarebbe anche il via libera del governo, a impegno complessivo costante, senza quindi alcun aggravio di costi per la Regione. Si tratta di contributi pensati venti anni fa e assegnati sulla base dei costi dei progetti di allora con una logica, e un valore, che non corrispondono più al mercato attuale, tanto che molti di quei progetti negli anni sono stati cambiati. Non risulta che le ripetute richieste di Italgas siano state accolte.

In ogni caso dopo la pubblicazione del decreto, a meno che non si scelga la via dirompente del ricorso di fronte alla Corte Costituzionale, la Regione dovrà fare qualcosa per quei bacini non attivi. La scelta più logica sarebbe quella di rimetterli a gara, dopo aver escusso le fideiussioni emesse dai concessionari. Vedremo nelle prossime settimane se la Regione farà almeno questo dovuto passo.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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