La Nuova Sardegna

Tanto lavoro e pochi soldi: nell'isola la rivolta degli stagionali

Andrea Sini
Tanto lavoro e pochi soldi: nell'isola la rivolta degli stagionali

Ma la carenza di camerieri e baristi rischia di affossare la stagione della ripartenza

05 maggio 2022
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SASSARI. Potrebbe essere una Ferrari, potrebbe correre un Mondiale da protagonista tenendo testa a qualsiasi concorrente. I cavalli nel motore ci sono, ma al suo interno viti e bulloni vanno ancora registrati, o mancano proprio. Pronta a rombare sulla linea di partenza, la stagione del turismo in Sardegna è in realtà ancora alle prese con un problema strutturale comparso di recente ma ancora lontano da una vera soluzione.

Gomme sgonfie. I turisti ci sono già, il giro di ricognizione dei vari ponti primaverili è andato assai bene e tutti gli indicatori dicono che quella del 2022 sarà per l’isola un’estate da record. Ma alcuni degli elementi fondamentali per garantire tutta la filiera dei servizi sono al momento irreperibili. La caccia agli stagionali nelle zone turistiche è partita da almeno un paio di mesi, spesso con risultati deludenti: in alcuni settori, in particolare quelli legati alla ristorazione, le file di un tempo sono sparite. È il risultato, sostengono in estrema sintesi i sindacati, di un mercato che dopo la pandemia è cambiato, e nel quale il rapporto tra domanda e offerta si è ribaltato. O meglio, tanti lavoratori preferiscono stare alla larga dalle cosiddette “zone grigie”.

Conti che non tornano. «Contratti part time da 20 ore la settimana, che nella realtà diventano tranquillamente 70, nessun riposo settimanale, a fronte di stipendi non certo allettanti: meno di mille euro, con a volte promesse fuori busta. Lavorare 12-14 ore al giorno per mille euro può essere una cosa allettante? Io non credo». Nella Milazzo, segretaria regionale della Cgil Filcams, va giù pesante. E ripete quando già denunciato la scorsa estate, ovvero quando la pandemia ha cambiato le carte in tavola. «Partiamo dal presupposto che senza lavoratori non si può fare turismo – dice – e dal fatto che le condizioni negli ultimi 10 anni sono molto peggiorate. Il settore turistico va riqualificato, perché non si può fare turismo solo sfruttando la manodopera, il lavoro grigio è ancora troppo diffuso. La parte datoriale continua a puntare il dito sul reddito di cittadinanza e accusa i giovani di preferire i sussidi al lavoro, ma la verità è che i giovani, che sono quelli storicamente più impiegati nel settore, non percepiscono alcun rdc. Quindi qualcosa non va. Bisogna aprire un tavolo e confrontarci, nel bene di tutti».

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Esperienze dirette. Chi è “fuori dal tunnel”, perché ha trovato un altro impiego, in molti casi ne parla come un brutto ricordo. Formativo, magari, ma di certo non bello. Chi non può farne a meno, e sta consapevolmente per tuffarsi in un’altra estate di sudore e fatica oltre i limiti, preferisce l’anonimato. Ma molte testimonianze combaciano. Troppe. Orari di lavoro infiniti, a Olbia come ad Alghero, o a San Teodoro; cuochi, lavapiatti, personale di sala da 12 ore al giorno ma con in busta paga meno della metà di quelle ore. Il che significa andare a prendere cifre che vanno dai 900 ai 1000 euro, qualcosa in più per chi ha maggiore esperienza o chi accetta una parte dello stipendio “fuori busta” con meno ore di assicurazione. Il che porta, tra l’altro, a cancellare o far crollare il sussidio di disoccupazione per i mesi di mancato impiego.

Altre scelte. «Questo settore inizia a diventare povero e poco attrattivo per i dipendenti – sottolinea Cristiano Ardau, segretario regionale di Uil Tucs, il sindacato dei lavoratori del terziario, turismo, commercio e servizi –. È una situazione figlia di una crisi in atto da diversi anni, con problemi strutturali atavici. Le retribuzioni e i carichi di lavoro sono sempre stati il tasto dolente, ma è il momento di portare questo settore via dalla povertà: se ci sono pochi lavoratori bisognerà portare l’offerta a un livello al quale sarà possibile intercettarla. Significa che un certo tipo di impiego non è più appetibile, meglio un call center o qualche ora con Deliveroo, o in settori che superano concetto di stagionalità».

Lo sbarco dei turisti è già iniziato e l’estate promette bene. Ma l’estate sarda rischia di somigliare a una Ferrari con il motore di una 500.
 

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