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Berlinguer, l’ultimo leader della Politica prima del “teatrino”

La sacralità della persona e del lavoro, l’idea che le diversità vadano superate quando sono in gioco i diritti fondamentali


07 maggio 2022 di MARCELLO FOIS


Vale la pena di parlare di Enrico Berlinguer e del patrimonio morale che ci ha lasciato proprio per ribadire quanto siano permanenti certi punti di vista che tendiamo a sottovalutare, se non a ritenere superati. L’idea della Politica come vocazione per esempio, e cioè l’idea forte che fare il politico significhi innanzitutto investire sull’equa ripartizione della felicità sociale. Non certo coltivare il proprio parco elettori come un allevamento intensivo e, quel che è peggio, santificando l’idea diffusa che un politico ha come unico dovere quello di saziare l’appetito dei propri elettori senza preoccuparsi di tutti gli altri.

In realtà gli elettori di Enrico Berlinguer hanno sempre avuto la precisa garanzia di votare per un modello politico, ma soprattutto etico. E questo li ha distinti dal comune elettorato. A leggere i suoi scritti risulta chiaro come questo politico pratico ed eretico avesse a cuore una società dove pensieri diversi, se non decisamente contrapposti potessero ricercare terreni di discussione e di collaborazione piuttosto che campi di battaglia. E tutto ciò senza che nessuno potesse dire di lui che era imbelle o che non aveva le idee abbastanza chiare.

Quando definì l’esaurirsi di quel sentimento di soggezione che collegava il vecchio Pci all’Unione Sovietica, dette una prova di temeraria autonomia, ma anche la precisa indicazione che noi non potevamo permetterci, in quanto scaturiti dalla Resistenza antifascista, di avallare fascismi altrui. Di qualunque colore fossero.

Un’intuizione di buon senso, si sarebbe detto, ma la politica del buon senso è assai ostica da esercitare nel Paese dei campanili, del sentito dire, dei guelfi e ghibellini. Eppure al compagno Enrico Berlinguer la strada del buon senso e quella della questione morale parvero tutt’altro che ammissioni di debolezza. Una politica muscolare, come possiamo oggi constatare, non ha nessun interesse a porsi come strumento di dibattito, ma come arma offensiva. La politica di Berlinguer era fatta di avversari contro i quali non era mai necessario gridare. Ancora, in quel modello civile, i nemici erano altrove e minavano quei principi che la Politica tutta, anche giocata su fronti diversi, doveva contribuire a sconfiggere.

Da qui l’ipotesi, connaturata con un avversario mai nemico del calibro di Aldo Moro, di cominciare a ragionare in termini di consonanze piuttosto che di dissonanze. L’idea cioè che esistesse un territorio franco dove, sul piano dei diritti fondamentali: istruzione, cibo, salute, fosse primario smussare le differenze e agire con spirito costruttivo. Moro e Berlinguer capirono che eravamo in un Paese dove aldilà delle opposte e sacrosante fazioni si poteva stabilire un “compromesso” in virtù del quale mai e poi mai si potessero mettere in gioco quei diritti. Perché una Politica che non favorisce l’istruzione, la salute e il cibo per tutti, indifferentemente contravviene di fatto al proprio mandato. È stato “il più amato” appunto, con quella nuance un po’ sentimentale che caratterizza dal boom economico in poi certa sinistra storica nel nostro Paese. Togliatti era stato “il migliore”, ancora nel lessico enfatico di quel comunismo integrale anche nel lessico. Altrettanto integrale e intangibile doveva apparire Alcide de Gasperi.

Berlinguer rappresenta un’evoluzione tutta italiana del Comunismo, una concezione su misura per un popolo facile alla distrazione: la sacralità dell’individuo, del suo posto di lavoro… “compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda” le sue ultime parole. Enrico Berlinguer è morto sul palco come Molière e, per fortuna, prima che la politica si riducesse all’odierno “teatrino”.

* * *Il volume “Berlinguer, l’ultimo leader” (192 pagine, Gruppo Sae editore), a cura di Giovanni Gelsomino e Gianni Giovannetti, sarà in edicola oggi, sabato 7, con La Nuova Sardegna a 9,50 euro più il prezzo del quotidiano. Una rievocazione, a cento anni dalla nascita, del politico più amato e rimpianto della sinistra italiana.

Il libro sarà presentato oggi alle 10 al liceo classico Azuni di Sassari, dove Enrico Berlinguer studiò. L’evento potrà essere seguito in diretta qui sul sito internet e sulla pagina Facebook della Nuova Sardegna

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