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Arriva il super coleottero, arma contro le cavallette

Un insetto antagonista tra le misure di biocontenimento dell'infestazione


22 giugno 2022 Claudio Zoccheddu


SASSARI. Aratri, deltametrina e insetti antagonisti. Non per forza in quest'ordine. Perché per sconfiggere le cavallette un aiuto fondamentale può arrivare dalla natura e da un curioso insetto dal dorso arancione striato di nero. Si chiama "mylabris variabilis", per gli amici però è un semplice coleottero della famiglia Meloidae che nel suo ciclo di vita arriva, al massimo, ad una lunghezza di due centimetri.

Ma non è tanto la forma adulta ad interessare gli entomologi come il professor Ignazio Floris dell'Università di Sassari, da febbraio alle prese con la terribile invasione di cavallette che sta flagellando alcune aree della Sardegna centrale: «No, in effetti le nostre alleate sono le sue forme neonate - spiega -. Le larve di questo insettino, infatti, entrano negli astucci realizzati delle femmine della cavallette per contenere le uova, le mangiano, crescono, si trasformano e saranno adulti nella prossima primavera. Sono un grande aiuto per il controllo delle cavallette, sono alleati da salvaguardare».

Gli antagonisti. I coleotteri non sono una forma di vita endemica nell'isola. Sono stati importati nel 1946 come misura di contrasto alla clamorosa infestazione che interessò il 65 per cento della superficie dell'isola. Un innesto che dura ancora oggi, su cui gli studiosi fanno affidamento anche, e soprattutto, per il futuro: «Il coleotterino è stato raccolto nel Lazio per essere importato nell'isola. Adesso è già nelle zone infestate, anche in modo abbondante - conferma Floris -. D'altra parte, più cavallette ci sono, più loro mangiano». Ma prima di apparecchiare tutti i 50mila ettari di terreno invasi dalle cavallette, serve una presenza più massiccia del mylabris variabilis: «Non li possiamo allevare - continua il professore - quindi li raccogliamo dalle zone non infestate, come quella dalla Giara, e li immettiamo dove nidificano le cavallette. Come era stato fatto nel '46. Questo lavoro darà i suoi risultati, ne siamo certi, ma intanto continuiamo a studiare altri metodi di bio contenimento». E il coleottero non è l'unico alleato, in azione ci sono mosche e perfino altre specie di cavallette che si cibano di vegetali ma anche di altri insetti. In più, ci sono le ricerche dell'università di Sassari: «Studiamo altri antagonisti, soprattutto microrganismi come funghi o batteri, ma anche alcune sostanze naturali che possono fornire un'alternativa per il controllo di eventuali infestazioni. Tre o quattro di questi prodotti funzionano - aggiunge Ignazio Floris - dunque chiederemo una deroga al ministero che per adesso permette solo l'uso della deltametrina. Ci vorranno 6 mesi. Avremo l'autorizzazione in autunno e quindi questi prodotti saranno utilizzabili, speriamo, per la prossima primavera».

La situazione. Dopo l'incontro di Ottana di ieri mattina, il professor Floris intende chiarire alcuni punti, ormai sfumati tra le pieghe della polemica: «La situazione è gravissima e il problema è complesso. Quest'anno, ormai, purtroppo è andato. Tra un mese le cavallette si estingueranno, non prima di aver deposto le uova. A quel punto sarà necessario arare i campi, anche quelli abbandonati, utilizzare i trattamenti concessi dal ministero e monitorare gli effetti degli interventi degli insetti antagonisti. Ma non si può dire che non sia stato fatto niente, perchè non è vero». A supporto della sua tesi, Floris indica qualche numero: «Gli interventi sulle grillare, i nidi delle cavallette, sono stati quasi 600. Stimando in circa 2mila cavallette al metro quadro in ogni grillara, significa che abbiamo ucciso circa due miliardi di cavallette, che messe insieme peserebbero circa 250 tonnellate ma che, soprattutto, avrebbero consumato circa 200 tonnellate di vegetali. Certo, si sarebbe potuto fare di più, e speriamo di farlo già dal prossimo anno. Ma serve la collaborazione di tutti perché non è facile individuare nidi, soprattutto quelli nei terreni incolti. Che purtroppo in questa zona sono tantissimi e che, ormai è chiaro, hanno dato alle cavallette la possibilità di riprodursi in tranquillità».

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