La pandemia “scomparsa”
Ma che fine ha fatto la pandemia? C’è da chiederselo – e anche con una certa preoccupazione – scorrendo i programmi di partiti e coalizioni. Che sembrano denunciare, unanimemente, una scomparsa: quella della Covid-19. Non che manchino le parti espressamente dedicate alla Sanità nei programmi, pur distanti dai problemi quotidiani che riempiono le cronache: pronto soccorso simili a trincee sovraffollate, territori sprovvisti di medici, patologie non-covid ignorate, liste d’attesa interminabili. Ma ad essere assente (o quasi) – sorprendentemente - è proprio l’evento che ha letteralmente devastato l’Italia e il suo l’assetto socio-economico.
Nessuna traccia, come se fosse una pandemia da archiviare nei libri di storia, come quelle che hanno investito l’Italia secoli fa. E come se, ancora, le forze politiche avessero calato il sipario sulle lezioni che – tra successi ed errori – hanno caratterizzato fin qui la gestione della pandemia. Che, come ci dicono il tasso di positività e la curva epidemica non è una tragica emergenza su cui stendere il velo dell’oblio, ma una realtà maledettamente concreta con cui fare i conti, almeno come la crisi economica ed energetica. Essendo la salute - e credo non sia inutile rimarcarlo – questione di non minore importanza di quella dei prezzi del gas.
Quale sarà, dunque, la strategia anti-Covid del prossimo Governo? Assente nel dibattito pubblico e nei confronti tra candidati nei vari talk, la lotta alla pandemia - così come il grande problema degli investimenti in sanità e della medicina del territorio - si affaccia solo marginalmente. Inutile cercare nei programmi di questa breve e agitata campagna elettorale un qualche cenno a piani di preparazione per la stagione ormai alle porte, l’autunno-inverno, nonché alle “urgenze” in campo su cui ha fortemente insistito l’Organizzazione Mondiale della Sanità - Europa: aumentare le coperture vaccinali (con tre dosi) nella popolazione generale; adoperarsi per la diffusione della quarta dose tra le persone a rischio dopo 120 giorni dalla somministrazione della terza; caldeggiare l’utilizzo delle mascherine nei luoghi chiusi e sui mezzi pubblici; areare gli spazi pubblici affollati, quali scuole, uffici, bar e ristoranti, mezzi di trasporto pubblico.
E, infine, applicare severi protocolli terapeutici per proteggere le persone a rischio di malattia grave. Si muovono in direzione contraria alcuni schieramenti minori che stanno dando voce e promessa di rappresentanza politica ai no vax di varia collocazione che per mesi hanno dato vita a manifestazioni di piazza contro il green pass obbligatorio e la presunta “dittatura sanitaria”. Guarda al consenso degli scettici, su un altro piano, il programma di FdI che si candida a guidare un possibile futuro governo. Escluso l’obbligo vaccinale e il green pass. La strada alternativa è quella della persuasione attraverso l’informazione e la promozione, strategia che sembra indicare una grande fiducia sulla possibilità di scalfire le resistenze degli “esitanti” che rifiutano di farsi immunizzare, nonostante i dati scientifici che dimostrano l’alta protezione offerta dai vaccini. Che sono accettati – non imposti- a certe condizioni : possono essere “raccomandati” per alcune fasce di età e categorie a rischio.
Che cosa ci aspetta tra pochissime settimane nell’incertezza su come evolverà il virus in autunno? Data la nessuna sicurezza sui tempi necessari a formare un nuovo governo e quelli che occorreranno perché sia operativo, il rischio è quello di ritrovarsi ad rincorrere il virus. Mettendo in pericolo la salute e la vita delle persone più fragili e contribuendo al dissesto operativo e al carico di richieste di routine di servizi assistenziali per patologie non-covid: l’altra pandemia nascosta dietro Covid- 19. Non ci resta che sperare o invocare qualcuno degli antichi santi di pesti e simili come San Rocco e San Sebastiano o inventarne qualcuno del tutto nuovo, e che abbia – dati i tempi - poteri taumaturgici speciali.
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