La Nuova Sardegna

Sanità

Medici di famiglia, in Sardegna cresce il tetto dei pazienti

Medici di famiglia, in Sardegna cresce il tetto dei pazienti

Ora potranno avere 300 assistiti in più. I cittadini potranno scegliere anche quello nel Comune più vicino

09 gennaio 2023
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Cagliari Una pezza bisogna pur metterla quando troppi Comuni sono ancore senza un medico di famiglia. Le sedi vacanti sono oltre 300 rispetto alle 1200 previste dalla mappa regionale. L’assessorato alla sanità una soluzione l’ha trovata fra le pieghe del contratto di lavoro in convenzione fra la Regione e gli stessi medici di famiglia. Giovedì scorso ha inviato alle Asl e per conoscenza ai sindaci una direttiva che prevede: «Il numero massimo di assistiti per ciascun medico potrà essere aumentato dagli attuali 1500 (è il cosiddetto massimale) fino a 1800 pazienti». Spiegato così potrebbe sembrare solo una correzione tecnica, invece è molto di più. Perché, in parole molto semplici, chi oggi non ha garantito il diritto alla sanità potrà scegliere un altro medico di famiglia, visto che il suo non è presente, nei Comuni vicini, oppure all’interno dei distretti in cui è suddiviso il territorio di riferimento. Alcuni esempi chiariscono ancora meglio il concetto. Nel Sassarese i distretti sanitari sono tre, Sassari, Alghero e Ozieri, che a loro volta sono suddivisi in ambiti in cui sono compresi più Comuni. Stando alla direttiva dell’assessorato, sempre come esempio, da oggi in poi se a Muros la sede è vacante, il medico di famiglia potrà essere scelto a Cargeghe, perché i due Comuni sono all’interno dello stesso ambito ed entrambi fanno parte del distretto di Sassari. Tra l’altro nel caso preso come esempio i disagi sarebbero minimi: la distanza fra i due centri è di soli due chilometri.

L’emergenza Per l’assessore alla sanità, Carlo Doria, la deroga rispetto al massimale di pazienti è prevista dall’articolo 38 del contratto nazionale: «Abbiamo deciso di sfruttare questa possibilità e di renderla immediatamente operativa – ribadisce – proprio perché le sedi vacanti sono ancora un bel po’ e i tempi dei bandi per l’assegnazione, seppure già pubblicati, potrebbero avere tempi più o meno lunghi». Con la deroga – prosegue l’assessore – invece «per sei mesi, è questo il limite temporale previsto dal contratto nazionale, un medico di famiglia presente sul territorio potrà, aggiungo dovrà, superare il massimale di 1500 pazienti, per garantire così l’assistenza anche a quei 300, oggi senza medico, e che di fatto gli saranno assegnati dalle Aziende sanitarie locali in via provvisoria».

L’obbligo Sempre con la stessa direttiva, la direzione generale dell’assessorato ha ribadito anche un secondo concetto: «Il medico di famiglia destinatario della quota extra (i 300 assisti in più) dovrà accettare comunque e per forza la nuova assegnazione, per cui – è scontato – sarà pagato in più secondo quanto previsto sempre dal contratto nazionale». E se invece dovesse rifiutarsi? «Mi auguro che non accada – auspica l’assessore – perché altrimenti scatterebbero in automatico le sanzioni fino semmai alla revoca della convenzione». (ua)

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