La Nuova Sardegna

Le fonti energetiche

Batterie di accumulo Enel: arriva l’ok dalla Regione

Batterie di accumulo Enel: arriva l’ok dalla Regione

28 gennaio 2023
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Cagliari Dopo mesi di attesa arrivano i primi atti della giunta regionale sul nuovo sistema energetico sardo. Un sistema, che prevede alcuni punti fissi. La chiusura delle centrali a carbone, l’aumento di potenza da fonti rinnovabili, l’entrata in esercizio del T-link tra Sardegna, Sicilia e Campania, il cavo sottomarino elettrico di Terna, e l’installazione di impianti di accumulo per la conservazione dell’energia, quelli c he comunemente si chiamano “batterie”. I quattro assi portanti del sistema hanno tempi di realizzazione diversi, ma tutti devono andare a regime entro il 2028, quando sarà operativo il collegamento sottomarino.

Il primo e più semplice asse da realizzare è anche quello che ha avuto il primo formale via libera dalla Regione. Un via libera solo in apparenza burocratico, e che potrebbe invece segnare se non un cambio di rotta da parte del presidente Solinas quantomeno un suo deciso aggiustamento. Ieri sera infatti la giunta ha concesso l’intesa per l’autorizzazione unica al progetto di batterie da 122 megawatt nell’area adesso occupata dalla centrale Enel di Portovesme. Si tratta di una parte del progetto “batterie”, in realtà sistemi di accumulo elettrochimico grandi ciascuno come un container, che Enel si è aggiudicato undici mesi fa all’asta indetta da Terna e che prevede l’installazione entro il 2024 di diversi parchi di batterie per un totale di 550 megawatt, equamente divisi tra nord e sud dell’isola. Le batterie andrebbero installate a Ploaghe, nei terreni già di Enel, per una potenza assegnata di 94 megawatt. A Ottana, in aree in fase di acquisto, per una potenza di 135 megawatt. A Portoscuso, nelle aree della vecchia centrale Sulcis (115) e della attuale centrale ancora attiva Grazia Deledda (82), per altri 197 megawatt. A Quartucciu, probabilmente vicino a un impianto di trasformazione di Terna e al prossimo punto di arrivo dello stesso T-link, per 52 megawatt. Ad Assemini, nelle aree della piccola centrale a turbogas.

Ieri il primo via libera alle batterie di Portoscuso. Eppure solo due mesi fa il presidente Solinas aveva detto di no alle batterie. «Non accetteremo una politica che impone ai sardi, già oggi autosufficienti sull’energia, sacrifici senza compensazioni. Non si può decidere senza il nostro consenso sulla questione dell’energia». Cosa è cambiato da novembre? In attesa di chiarimenti si possono solo ipotizzare le ragioni del cambio di rotta. La Regione potrebbe avere avuto rassicurazioni (verbali o scritte?) sul fatto che le tanto agognate “compensazioni”, termine comunque generico e imponderabile allo stato attuale, sarebbero arrivate. Oppure avrebbe avuto la richiesta di un segno di “pace” nel confronto con il governo per non esacerbare il dialogo in attesa della decisione del consiglio di Stato sul decreto Draghi di fine febbraio. Oppure attraverso i suoi collaboratori addentro al dossier energia, Solinas si sarebbe ricreduto sull’unica strada per salvare la sola azienda attiva a Portovesme. La Portovesme srl, per cui proprio nelle scorse ore è stata firmata la cig e sulla quale lo stesso presidente Solinas «ha portato avanti interlocuzioni importanti e produttive con il Governo e con i principali operatori dell’energia», come riporta una nota regionale.(g.cen.)

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