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Uniss – Giurisprudenza

Vita da matricola. Prima lezione: «Siamo numeri e questo ha i suoi vantaggi»

Vita da matricola. Prima lezione: «Siamo numeri e questo ha i suoi vantaggi»

«Non sei parte passiva del sapere, ma un soggetto attivo e partecipe nella cultura giuridica»

24 aprile 2023
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3 ottobre. Non ricordo né il profumo dell’aria, né com’ero vestita. Solo, ricordo la sensazione che pareva dovesse essere cambiato tutto. L’etimologia del termine matricola rimanda al significato latino di «registro pubblico». Registro di iscrizione e, insomma, un elenco. Un numero. Ho pensato che, intorno a me, tutti eravamo numeri. Che nella vita, forse, non siamo altro che questo. E che il potenziale proprio dell’essere umano è sommare, sottrarre, moltiplicare e dividere quei numeri. Lavorare con gli algoritmi dei visi sconosciuti. Combinarli, incastrarli. E, di qui, formulare teorie, postulati, corollari. Poi, ho pensato, la giurisprudenza non tratta di visi, ma di relazioni. Tratta del giusto, del vero. Andavo dunque, metaforicamente, a re-imparare il modo di sommare, sottrarre, moltiplicare e dividere. Ridotto all’osso era questo, no? Il giusto nel comportarsi, nell’essere, nel relazionarsi. 4 ottobre Ricordo che ho pensato si trattasse, infondo, di capire sulla giustizia l’entità del margine di errore dato dall’imperfezione del nostro mondo. Calcolarlo ed escluderlo. Tendere al vero e al giusto. E, intanto, capire cosa giusto e vero siano. 5 ottobre La vita è diversa; diverso è il modo in cui il tempo scorre e il modo in cui la cultura ti guarda. Non sei parte passiva del sapere, atto silente di lettura e ripetizione. Sei soggetto attivo che, con quella cultura, s’impasta le mani. Che sa non perché deve, ma perché è necessario. Se non si sente questa necessità, quest’impellenza primordiale, vano è l’atto del conoscere. 6 ottobre Ho pensato che si perde l’ordinarietà; e che è un bene. Che si recupera l’individualità; il che è ancora meglio. Ho pensato che in quell’essere numeri sta insito il potenziale del riconoscimento di sé stessi al di là degli altri. Sta, fisicamente, in quelle stanze immense e colme di occhi che si scontrano senza sentire l’impellenza di doversi conoscere, decifrare. Sta nei tempi sfalsati di ognuno, tempi che non si rincorrono e non si cercano, non si aspettano. 7 ottobre Mi è venuto in mente che la settimana finisce il venerdì. Che dura poco. Allora ho fatto i conti e, cinque anni, che sembrano, a dirsi, lunghissimi, forse son sempre meno di quelli che ci si aspettano. Chissà. (di Chiara Miscali, studentessa al primo anno di Giurisprudenza)

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