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L'allarme

Il procuratore generale: «Droghe e malavita, l’isola è sempre più esposta e vulnerabile»

di Andrea Sini
Il procuratore generale: «Droghe e malavita, l’isola è sempre più esposta e vulnerabile»

Luigi Patronaggio da Cagliari lancia l'allarme: «Consumo di stupefacenti in continuo aumento»

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Sassari Traffico di stupefacenti in continuo aumento, consumi in crescita tra i giovani e diffusione anche nei centri più piccoli. Alleanze tra la criminalità locale e le mafie storiche, che va di pari passo con “l’infornata” di detenuti di un certo peso fatta negli ultimi anni nelle carceri sarde. E ancora, investimenti e infiltrazioni mafiose sempre più significative nel territorio, spinte anche dalla forte concentrazione di detenuti di un certo tipo nelle nostre carceri.

In occasione della Giornata internazionale contro la droga, il procuratore generale di Cagliari, Luigi Patronaggio, descrive la situazione della Sardegna dipingendo un quadro a tinte fosche.

Procuratore Patronaggio, quali sono le dinamiche in corso nell’isola per quanto riguarda il traffico e l’uso di stupefacenti?
«In Sardegna, purtroppo, il consumo di stupefacenti, così come il relativo traffico, è in continuo aumento e non risparmia nessuna fascia di età e nessun ceto sociale. Un dato allarmante è che accanto ai giovani consumatori abituali dei grandi centri urbani, si sono aggiunti i consumatori delle periferie e dei piccoli centri urbani e rurali. Questi ultimi vivono in una assenza di prospettive e di valori per cui la droga, come l’alcol, diventa una via di fuga da una esistenza grigia. In giro, specie nei giorni non lavorativi, c’è troppa gente alterata da alcol e droga che costituisce un vero pericolo per il convivere civile».

I grandi porti, in particolare Cagliari e Olbia, sono da sempre le principali porte d’accesso anche per quanto riguarda il traffico di droga. È ancora così?
«La Sardegna è terra di importazione di droghe pesanti, soprattutto cocaina e droghe sintetiche, mentre esporta in grande quantità cannabis che cresce indisturbata e fiorente nelle ricche pianure interne ricche di acqua e sole. Non tutta la droga pesante resta nell’isola ma buona parte viene riesportata in continente. In questo tipo di operazioni si registra una sinergia fra le storiche organizzazioni delinquenziali sarde e la malavita campana. Ma c’è un altro grosso mercato.

Quale?
«La grande presenza turistica nel nord Sardegna richiede sempre maggiori quantità di stupefacenti, soprattutto nel periodo estivo, incentivando un esercito di piccoli e medi spacciatori».

Negli ultimi anni si è registrato un costante aumento della produzione “autoctona” di droghe come la cannabis. Questo fenomeno come si sta evolvendo?
«Pur nell’incertezza dei dati, la Sardegna si pone al terzo posto fra le regioni italiane per produzione di marijuana con le circa 24 tonnellate annue sequestrate, pari al 30 % di tutta la marijuana sequestrata in Italia. La produzione interna sarda si è posta in diretta concorrenza con la produzione algerina e albanese».

In che modo?
«Gli agricoltori onesti hanno lasciato il posto alla delinquenza organizzata sarda che talvolta scambia con la mafia calabrese e campana la marijuana con la cocaina. Purtroppo dobbiamo registrare che le tipiche organizzazioni malavitose sarde oggi dividono i propri interessi fra le grandi rapine ai portavalori e traffico di stupefacenti».

Di recente ha dichiarato che “pur non facendo registrare la presenza di associazioni mafiose indigene, la Sardegna appare vulnerabile nella penetrazione di organizzazioni mafiose, in particolare campane e calabresi, interessate al riciclaggio di denaro e ad attività di reimpiego dei capitali illeciti. Considerando la presenza nelle carceri sarde di tanti detenuti legati alle organizzazioni mafiose, quali sono le dinamiche attualmente in atto?
«Non vi è dubbio che i più pericolosi detenuti continentali in Sardegna hanno attirato malavita dai paesi di provenienza. È un dato in allarmante crescita che vede napoletani, calabresi e siciliani fortemente interessati ad investire in Sardegna. Forse occorrerebbe una maggiore attenzione a considerare la Sardegna come terra di elezione dei detenuti più pericolosi anche perché le carceri sarde in questo momento vivono un periodo di grande criticità».

In assenza di associazioni di tipo mafioso sul territorio, c’è il rischio che la criminalità locale stringa ulteriormente i rapporti con le organizzazioni provenienti da fuori, e diventi di fatto un “braccio” o una propaggine delle mafie tradizionali?
«Purtroppo devo confermare che si sono registrate da ultimo pericolose alleanze nelle carceri sarde fra detenuti mafiosi e malavita organizzata sarda. È un fenomeno pericoloso che ha ricadute, non solo all’interno delle carceri, ma anche all’esterno con la gestione di comuni affari criminali».

A Cagliari e Sassari, in particolare, la criminalità nigeriana è riuscita a ritagliarsi una posizione di spicco all’interno della malavita locale. Si tratta di un’organizzazione strutturata e assimilabile a una vera e propria mafia? Ci sono altre organizzazioni straniere di questo tipo nell’isola?
«Ritengo che le recenti operazioni di polizia ai danni della mafia nigeriana e alle organizzazioni malavitose nord africane ne abbiano ridotto di molto la pericolosità. Restano tuttavia comunità di extracomunitari, a Cagliari come a Sassari, che vivono in situazioni di degrado e che costituiscono facile terreno di crescita della malavita».

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