La Nuova Sardegna

La canzone

Osilo, i mulini e il bimbo ucciso dal masso: «Ecco come nacque Badde lontana»

di Dario Budroni
Osilo, i mulini e il bimbo ucciso dal masso: «Ecco come nacque Badde lontana»

Antonio Strinna è l’autore del testo del celebre brano dei Bertas. Nel 1957 la tragedia nella valle di San Lorenzo. «Quella vicenda mi tormentò»

17 novembre 2023
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Inviato a Osilo La voce della valle è il suono di un torrente che scorre lento in mezzo al verde. La si percepisce ovunque. Sotto gli alberi, nei giardini delle case, fuori dal portone della chiesa. E la si può ascoltare anche tra i ruderi dei vecchi mulini fermi da decenni come enormi orologi rotti. La valle di San Lorenzo, nel territorio comunale di Osilo, è un piccolo e misterioso paradiso fatto di acqua, silenzi, vecchie storie e rocce rubate a Dio. È un posto dove la poesia è di casa e forse non è un caso se una delle canzoni più amate e popolari in Sardegna sia nata proprio qui, dai ricordi e dai tormenti di un giovane poeta della valle. Antonio Strinna aveva 25 anni quando scrisse il testo di Badde lontana, musicata da Antonio Costa, quindi incisa dai Bertas e subito diventata un simbolo che, nelle piazze e nei teatri, ancora oggi non finisce di mettere i brividi a chi la ascolta. È uno struggente canto di dolore che racconta un fatto realmente accaduto nel 1957: la morte di un bambino di soli dieci mesi, Pietro Pisano, ucciso nella sua culla da un masso venuto giù da una falesia di calcare e piombato sul soffitto del mulino dei genitori. Strinna immaginò il dolore straziante della madre del bimbo, mentre il resto della valle si preparava invece a celebrare spensierata la festa di San Lorenzo. Mortu mi l’hasa chena piedade cun d’una rocca furada a Deus: badde lontana, badde Larentu, comente fatto a ti perdonare?. È la morte di un bambino e la croce di una madre. Ma per Strinna è anche altro. È la fine di una breve vita che, simbolicamente, racconta anche un’altra morte: quella dei mulini della valle, uccisi l’uno dopo l’altro dall’arrivo del progresso e dell’elettricità.

Morte di un bimbo Antonio Strinna, scrittore, poeta e paroliere, nacque nel borgo di San Lorenzo, frazione di Osilo, nel 1947. E aveva dieci anni quando il piccolo Pietro morì nella culla. Qualche giorno fa Strinna è così tornato ancora una volta sulle radici della sua Badde lontana: il rudere del mulino, avvolto dalla vegetazione, sul quale 66 anni fa cadde il pesante masso. «Ma non è una canzone, è una storia – dice Strinna –. Quando accade un fatto, un lutto, una perdita, ma anche qualcosa di gioioso, bisogna raccontarlo attraverso un motore fortissimo e potente: la musica. Fare memoria, insomma. E quindi l’idea di trasformare la storia in una canzone che sarebbe poi arrivata a tante persone e che sarebbe quindi rimasta nel tempo. È come se avessi voluto restituire un’altra vita a un bambino che ha vissuto soltanto dieci mesi. Oggi Pietro Pisano continua a essere ricordato grazie a una canzone che, con la musica di Antonio Costa e incisa dai Bertas, ha girato un po’ tutto il mondo». Strinna ricorda tutto di quel giorno. Anche perché il mulino dei suoi nonni si trovava esattamente dietro a quello della famiglia Pisano. «Un masso precipitò dalla falesia – spiega –. Ai tempi non c’erano i rimboschimenti di oggi. Quindi andò a colpire la strada, rimbalzò e andò a finire sul tetto della casa, dove in un una cameretta, in una culla, c’era il piccolo Pietro. Erano le 11 del mattino del 20 marzo del 1957». Per i più curiosi: Antonio Strinna, parecchio tempo dopo, incontrò la mamma del neonato. «A dir la verità avevo un po’ di timore – confessa Strinna –. Ma fu contenta di Badde lontana, mi accolse come un figlio». La donna, ormai anziana, è scomparsa solo pochi anni fa.

Un canto popolare Strinna, che aveva già scritto parecchie poesie e canzoni, da ragazzo cominciò anche a collaborare con il musicista e compositore Antonio Costa, fondatore dei Bertas, nel 1965 a Sassari, insieme ai fratelli Carlo ed Edmondo, in pieno periodo beat. «Scrissi Badde lontana nel 1972 – sottolinea Strinna –. Per me fu un vero tormento. Mi capitò anche di sognare la mamma del bambino. Quindi coinvolsi Costa nel voler raccontare questa storia. Ci fu una grande sintonia di tipo culturale e musicale. Entrambi entrammo nello spirito dell’avvenimento e della valle». Il brano venne inciso dai Bertas nel 1974. Il testo era in sardo e ai tempi fu un vero azzardo. Ma andò talmente bene che Badde lontana non solo divenne la canzone più famosa del gruppo, ma anche una colonna portante della tradizione musicale isolana. «È stata cantata un po’ da chiunque, dalle corali soprattutto, dall’Argentina al Giappone – ricorda l’autore –. E lo scorso anno è arrivato un riconoscimento del tutto inaspettato: una ragazza di Sassari, Claudia Carta, ha scritto la tesi di laurea proprio su Badde lontana, storia di una canzone popolare. Ed è vero. Badde lontana è popolare perché è stata presa dalla gente e restituita poi ai luoghi e alle persone da cui è nata. Non è degli autori ma è di dominio di chiunque la ascolti. Insomma, appartiene alla gente. E non dimentichiamoci che a cantare il brano, nella prima incisione dei Bertas, fu Giuseppe Fiori. Una grande interpretazione. Anche lui era originario di San Lorenzo».

Orgoglio personale Testo e melodia si intrecciarono in maniera perfetta. E di questo ne va particolarmente fiero il padre dei Bertas, Antonio Costa, poi storico direttore della corale Canepa di Sassari. «I Bertas erano già conosciuti e pensai che fosse arrivato il momento di incidere un brano in lingua sarda – racconta Costa, oggi ottantenne –. Ma in modo serio e non caricaturale. Un po’ come No potho reposare. Ne parlammo io e Strinna, con il quale avevo già lavorato, e lui mi propose la sceneggiatura della storia del bambino morto nella sua culla. Su quella atmosfera composi quindi il pezzo, poi glielo feci ascoltare e lui finalizzò il testo. Ci fu una grande simbiosi. Badde lontana è una canzone che vive dentro la Sardegna. Ci guadagnai un po’, ma ci rimisi anche tanti soldi, dal punto di vista dei diritti, perché in tanti pensano che sia un canto tradizionale. Ma va bene così. Per me è un orgoglio, Badde lontana è un pezzo di me».

La valle morente Per Antonio Strinna, comunque, la sua canzone porta dentro anche un’altra storia. «La morte del bambino accadde contemporaneamente ad un altro evento – spiega l’autore –. E cioè la morte dei 36 mulini che abitavano la valle. Dal 1950 in poi, con l’arrivo della corrente elettrica, iniziarono infatti a declinare come storia e come cultura. La luce arrivò non per illuminare ma per spegnere i mulini. Alla fine, dagli anni Settanta, non ci sarebbero più stati mulini in funzione, se non per scopo didattico. Il borgo di San Lorenzo si spopolò, passando da 500 a neanche 200 abitanti. La gente emigrò a Sassari, nella Penisola, ma anche in Francia, in Germania e in Belgio. La morte del piccolo Pietro Pisano fu così un evento simbolico che utilizzai anche per raccontare la morte di tutta la valle».

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