La Nuova Sardegna

La storia

A Senorbì la casa di Babbo Natale: 50mila led per illuminarla e 500 visitatori al giorno

di Andrea Massidda
A Senorbì la casa di Babbo Natale: 50mila led per illuminarla e 500 visitatori al giorno

Un imprenditore trasforma ogni anno la propria villetta nella Casa di Santa Claus. E il luogo è diventato meta di pellegrinaggio per famiglie in arrivo da tutta l’isola

19 dicembre 2023
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Senorbì Per accendere il sorriso di un bambino e cominciare a farlo sognare ad occhi aperti può bastare un istante, come quello necessario per far scattare un interruttore. È il gesto apparentemente semplice che un uomo coi capelli bianchi e imbacuccato dentro un cappotto compie tutte le sere all’imbrunire, quando spostando con l'indice della mano una levetta fa un incantesimo. E nel buio di una stradina di periferia si materializza in tutto il suo splendore la Casa di Babbo Natale.

Il bello è che non siamo nella lontana e gelida Lapponia, ma a Senorbì, Basso Campidano, nel cuore delle pianure della Trexenta, dove a completare la magia della Festa per antonomasia manca soltanto la neve, anche se c’è chi spera che assieme alle temperature in picchiata di questi giorni arrivi pure quella. Chissà.
 

Di certo c’è che tra la fine di novembre e l’epifania l’abitazione del settantaduenne Ignazio Spiga e di sua moglie Filomena, casalinga con la passione per i carillon, diventa meta di pellegrinaggi quotidiani per intere famiglie. Al punto che nei fine settimana davanti alla loro villetta di via Margotti si può arrivare a contare un via-vai di almeno cinquecento persone, e senza limiti di età. Perché a subire il fascino di Santa Claus, come nei Paesi anglofoni chiamano Babbo Natale, non sono solamente figli e nipoti. Anzi.

Imprenditore illuminato Ma come e perché è nata l’iniziativa di ricreare in Sardegna una location di questo tipo? A raccontarlo è proprio Ignazio Spiga, imprenditore illuminato in tutti sensi, visto che la sua azienda Imeco, che conta dieci dipendenti tra operai e amministrativi, partecipa sin dal 1985 alle gare d’appalto nel settore dell’illuminazione pubblica. «Per mestiere non mi sono mai occupato di allestire luminarie natalizie, ma di lampioni per strade e piazze. Insomma, di ben altro. Tuttavia ogni anno, rigorosamente a titolo gratuito, addobbiamo la facciata della parrocchia di Santa Barbara, qui a Senorbì, e per un po’ di tempo, sempre come dono alla comunità, abbiamo fatto lo stesso nella basilica di Bonaria, a Cagliari, e devo dire con immensa soddisfazione».

Esplosione di luci Con l’avanzare dell’età, Ignazio – che comunque si tiene in ottima forma – ha pensato che la stessa operazione si potesse fare nei paraggi di casa. E perché no, proprio a casa. Così la sua villetta con giardino grande complessivamente 450 metri quadrati, durante il Natale si trasforma in un’esplosione di luci e colori. «Per realizzare questo scenario – spiega – sono necessarie circa 50mila lampadine a Led, quelle ad alto rendimento energetico». Tanto che i consumi, al contrario di quanto si può pensare, non sono proibitivi. «A conti fatti – rivela Ignazio – per dispensare un bel po’ di gioia e stupore spendo 250 euro, una cifra che posso permettermi e che regala anche a me e a mia moglie felicità: ci piace ricevere ogni giorno tante visite, scambiare due chiacchiere con persone mai viste che arrivano davvero da ogni angolo della Sardegna. Qui tutto è più allegro».

Il ricordo di Mario Mentre Ignazio parla con entusiasmo circondato dal fischio di un trenino elettrico e dai carillon che intonano la melodia di “Jingle bells” (c’è una vera e propria collezione frutto di acquisti fatti in tutto il mondo), la sua voce all’improvviso si abbassa, il suo viso si fa più serio. «Questa Casa di Babbo Natale – racconta – è dedicata a Mario, figlio di un carissimo amico e affetto dalla sindrome di Down. Lo abbiamo visto crescere sino all’età di trent’anni, quando purtroppo è scomparso a causa di un tumore lasciando in tutti noi un vuoto enorme. Era proprio lui, Marietto, ad accendere per primo le luci di tutto questo che vedete e la sua esultanza non potremo mai dimenticarla».

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