La Nuova Sardegna

Il personaggio

Angelo Ganga, l’uomo ombra in Sardegna di Silvio Berlusconi

di Luca Urgu
Angelo Ganga, l’uomo ombra in Sardegna di Silvio Berlusconi

«Ad alto tasso di adrenalina i miei dieci anni col Cavaliere». Il barman nuorese di 55 anni è stato assistente del Cavaliere. Valigetta sempre pronta per andare a Villa Certosa, a palazzo Grazioli o ad Antigua

20 gennaio 2024
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Nuoro Il rock and roll poteva durare da tre giorni a un mese. Nel frullatore c’era di tutto: ospiti internazionali, politici, capi di stato, letterine, show girl, calciatori, giornalisti, musicisti, avvocati e tanti altri ancora. Per loro che si alternavano nel grande parco di 120 ettari di Villa Certosa a Porto Rotondo era sempre una festa, per chi li serviva e si occupava che tutto funzionasse alla perfezione era lavoro. Intenso, minuzioso da portare avanti con attenzione e grande lucidità, ma anche ricco di soddisfazioni e con gli occhi sgranati e a volte increduli come se si stesse al cinema. Angelo Ganga, 55 anni, nuorese, titolare del bar Assicutera, per dieci anni davvero fitti, dal 2006 al 2016, è stato assistente personale di Silvio Berlusconi.

Al centro del potere L’uomo di fiducia che vedeva e sentiva tutto o quasi, che si occupava delle piccole e grandi necessità dell’ex premier, scomparso il 12 giugno dello scorso anno all’età di 86 anni. Dalle pillole da prendere ai giusti orari, ad accogliere gli ospiti seguendolo come un’ombra discreta spesso dall’alba fino a tarda notte servendo champagne a Putin o “sardinian beer” a Mubarak. Ma anche infondendo allegria magari raccontando qualche barzelletta che Berlusconi memorizzava subito e si rivendeva alla prima occasione utile. Perché il cavaliere era instancabile e quando sbarcava in Sardegna per il week end aveva voglia di divertirsi, di staccare la spina dalla pressante agenda politica. Insomma, un album dei ricordi dove sfilano personaggi incredibili di quando Villa Certosa era al centro del potere mondiale, delle attenzioni di una parte del mondo della finanza, dello spettacolo, della televisione. Anni vissuti intensamente.

Valigia pronta Così Angelo Ganga per due lustri era sempre in missione, come un’agente segreto aveva la sua valigetta 24 ore, sempre pronta. Perché quando chiamava “il Presidente” nel giro di poche ore bisognava essere sul posto: pronti, sorridenti e operativi. «Mi ero organizzato con un sostituto al mio bar a Nuoro. Salutavo mia moglie e partivo. E ogni volta era un’avventura ad alto tasso di adrenalina», racconta. L’impegno dell’assistente nuorese era part time. Chiamato e pagato a giornata, tranne per un mese consecutivo quando servì il presidente – allora premier - a Palazzo Grazioli, ma alle spalle ha anche trasferte ad Antigua con la figlia Barbara o con l’assistenza agli ospiti del fratello Luigi in villa.

Quel “no” a Roma” «In quel periodo mi propose di trasferirmi a Roma e di lavorare per lui a tempo pieno, ma rifiutai. Sia per la mia famiglia che non mi sentivo di trasferire nella capitale, ma anche e soprattutto per l’impegno che diventava davvero pressante ed esclusivo. Non me la sentii di accettare, gli dissi che lo avrei servito ben volentieri in Sardegna e così proseguì infatti il nostro rapporto», spiega Ganga che dopo tanti anni ha deciso di raccontare quegli anni a velocità sostenuta anche con un filo di nostalgia ma anche di riconoscenza per lo statista e imprenditore. «Io conservo dell’uomo un ricordo straordinario per le sue virtù e ricordo con un sorriso anche le sue debolezze che come tutti sanno erano per le donne di cui amava circondarsi. Umanamente è stato molto vicino ed empatico non solo nei miei confronti, ma anche del resto del personale. Per quanto mi riguarda ha mostrato non in maniera fittizia un affetto e un’amicizia vera per me e la mia famiglia. Era capace di attenzione e di gesti che ti rimangono impressi. Uno tra tanti che non posso dimenticare è quando nacque mio figlio. Chiamò mia moglie e fece gli auguri in maniera molto affettuosa».

Il battesimo Era il 2009 e Angelo Ganga in quei giorni era in servizio a Villa Certosa. «Andai da lui a comunicargli che stavo tornando a Nuoro per stare vicino a mia moglie ormai prossima a partorire», racconta il barman, «mi salutò e mi disse di informarlo. Poi aggiunse che la cappella della casa era a disposizione per il battesimo. Poi non lo feci la, ma la sua offerta e disponibilità era veramente sincera».

La partita al bar In questi giorni ricorre anche un altro anniversario che lega Ganga a Berlusconi. Il 17 gennaio del 2009 l’ex premier venne al bar del suo assistente a Nuoro. E qui vide in tv la partita tra i rossoneri del Milan di cui era presidente e la Fiorentina. Anche allora come ora si era in piena campagna elettorale per le regionali e Berlusconi era stato al teatro all’Eliseo per sostenere il candidato di Forza Italia Ugo Cappellacci. Poi tutti al bar dove Angelo Ganga con tutta la sua famiglia allargata attendeva il presidente e l’entourage. «Quei dieci anni al servizio di Berlusconi mi hanno fatto crescere tantissimo. Come uomo e come professionista. Certo non era facile, quando ero da lui si andava a mille. Le cose da fare erano talmente tante che occorreva concentrazione e grande lucidità. E quando tornavo a casa avevo una sorta di effetto jet leg che mi durava ancora per qualche giorno».

L’album dei ricordi Alcune immagini sono ancora ben vive e come un flash back riappaiono e fotografano i bei momenti del cavaliere e anche quelli meno piacevoli, come quando partì per un anno per scontare la condanna ai servizi sociali. «Quell’esperienza mi ha insegnato quanto fosse importante la cultura del lavoro, e a fare le cose con il sorriso. Lui era un grande comunicatore e motivatore. Non ci metteva pressioni, l’errore era contemplato. Ma non ha mai mostrato arroganza». Angelo conserva ancora alcuni appunti scritti di pugno da Berlusconi. Alcuni li ha incorniciati e messi vicino alla cassa del bar. Pensieri liberi conditi dall'ironia, dove il cavaliere appuntava anche una sorta di promemoria delle barzellette con la scaletta che variava in base agli ospiti. La battuta era immancabile nei vari momenti della giornata: «Quando mi chiedeva l’amaro, diceva sempre un dito, verticale però, Angelo».

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