La Nuova Sardegna

Giorno della memoria

«Lina è nostra figlia»: così i coniugi Sotgiu salvarono la bimba ebrea

di Dario Budroni
«Lina è nostra figlia»: così i coniugi Sotgiu salvarono la bimba ebrea

La storia di Girolamo e Bianca, olbiesi eroi a Rodi. Federica, la vera figlia: «La adottarono. Ci sentiamo ancora»

26 gennaio 2024
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Sassari Le lacrime soffocano per un attimo la sua voce. «Ho appena riletto alcune parole scritte da mia madre», sospira Federica Sotgiu dall’altra parte del telefono. Poi il flusso dei ricordi riprende il suo corso e la mente va a finire di nuovo a quei tempi là. Isola di Rodi, seconda guerra mondiale: truppe, caccia all’ebreo, documenti falsi e una bambina fatta passare per sua sorella. «Ci sentiamo ancora. Vive in Sud Africa e con Whatsapp è diventato tutto ancora più semplice». Federica Sotgiu, 80 anni, da una vita a Bergamo, è la figlia di un uomo e una donna che, soprattutto oggi, Giorno della Memoria, vale la pena ricordare. Il padre Girolamo, originario di Olbia, è stato sindacalista, senatore comunista e importante studioso della storia isolana. La madre si chiamava invece Bianca Ripepi: era calabrese e anche lei dedicò l’intera esistenza ai lavoratori sfruttati e alle donne senza diritti. Insieme, nell’isola greca ai tempi colonia italiana, salvarono numerosi ebrei dalla deportazione nei lager nazisti. Tra loro anche una bimba di pochi anni, Lina Kantor, che, tramite un pericoloso sotterfugio, riuscirono a far passare per figlia loro. Rischiarono la vita e per questo, da otto anni, i nomi di Bianca e Girolamo sono incisi in un angolo del giardino dei Giusti tra le nazioni di Gerusalemme. È il luogo che conserva la memoria di chi, durante la Shoah, ha salvato anche un solo ebreo dall’inferno delle camere a gas.

Eroi a Rodi La vita di Girolamo Sotgiu era segnata ancor prima della sua nascita. Il padre Antonio, secondo olbiese in assoluto con una laurea in tasca, faceva l’avvocato e, dal 1905 al 1909, fu anche sindaco socialista. Girolamo, nato alla Maddalena nel 1915, visse per alcuni anni a Terranova e poi si trasferì a Roma con la famiglia. Antifascista di ferro, nel 1939 sbarcò a Rodi per fare il professore. «Lì conobbe mia madre, faceva la maestra – racconta Federica –. A Rodi si sposarono e, nel 1943, nacqui io. Le idee di mio padre, comunque, erano note e per un periodo fu anche incarcerato dai tedeschi. Mia madre, incinta, percorse tantissimi chilometri in bicicletta per andare a cercarlo. Ma in quel periodo, a Rodi, riuscirono anche a salvare diversi ragazzi ebrei, alcuni dei quali loro alunni. E poi c’era una bambina: si chiamava Lina e aveva un paio di anni più di me. I miei genitori, falsificando i suoi documenti, riuscirono a farla risultare figlia loro. Adottandola, la salvarono così dalla deportazione». Molti anni più tardi, ormai anziana, Bianca Ripepi raccontò la storia sua e di suo marito in un libro, Da Rodi a Tavolara. «In qualche modo quel libro finì nelle mani del figlio di Lina, che, leggendolo, riconobbe la storia sua madre – sorride Federica Sotgiu –. Così riuscirono a mettersi in contatto con noi e, dopo tantissimi anni, ci siamo anche incontrati. Fu una grande emozione». È accaduto nel 2016 quando, in occasione della nomina di Girolamo e Bianca tra i Giusti, a Cagliari è stata organizzata una cerimonia nell’aula del consiglio regionale. «Lina arrivò dal Sud Africa – dice Federica – e passammo un po’ di tempo insieme. La accompagnammo anche a Tavolara, dove si trova la tomba dei miei genitori».

Giusti a Tavolara Girolamo e Bianca Sotgiu riposano nel piccolo cimitero di Tavolara, accanto alle tombe dei re Bertoleoni, non per caso. «Dopo la guerra tornarono in Sardegna – spiega Federica, figlia della coppia insieme ad Antonello e Donatella –. Per loro la politica era tutto e ancora oggi ricordo bene i comizi in piazza e le riunioni nelle sedi di partito piene di fumo di sigaretta. Fu una vita vissuta intensamente per la libertà e la giustizia sociale. Ricordo gli anni a Sassari e l’impegno nei paesi dell’entroterra sardo. A Olbia, comunque, siamo sempre tornati. Soprattutto a Tavolara, alla quale siamo da sempre molto legati. Per questo i miei genitori sono sepolti lì». Girolamo Sotgiu, tra l’altro fratello del famoso penalista Giuseppe, è morto a Cagliari nel 1996 dopo essere stato docente universitario, consigliere regionale, senatore e dirigente di spicco della Cgil e del Pci. Bianca, invece, è morta nove anni più tardi. A Olbia, dove sono stati più volte ricordati dall’Anpi, ai due Giusti tra le nazioni è stato dedicato uno spazio verde oggi in stato di abbandono.

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